La cannabis parte alla conquista dello spazio: si studierà l’effetto della gravità zero

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Come cambia la cannabis senza gravità? La compagnia di biotecnologie Front Range Biosciencese e SpaceX manderanno una varietà della pianta (insieme al caffè) sulla Stazione Spaziale Internazionale per studiare l’effetto della gravità-zero sulle sue vie metaboliche. Tutto perfettamente legale, si intende, perché la specie coltivata è quella che contiene basse percentuali di THC, la molecola psicoattiva.

Il THC (tetraidrocannabinolo) è un composto chimico contenuto nella cannabis che, oltre certi livelli, è considerato uno stupefacente. In Italia la vendita è notoriamente vietata, ma, proprio pochi giorni fa, è stato approvato al Senato un emendamento per autorizzare la commercializzazione di cannabis light, con percentuale di THC inferiore allo 0.5%.

L’anno scorso era diventata invece legale la cannabis industriale (nome scientifico: Cannabis sativa) negli Usa: è dunque stato approvato a livello federale il curioso esperimento, dal quale gli scienziati attendono di capire il modo in cui le cellule vegetali subiscono cambiamenti nell’espressione genica o mutazioni mentre si trovano nello spazio, e che è frutto della collaborazione di diverse competenze.

Front Range Biosciences, in particolare, sta fornendo le colture vegetali, Space Cells contribuirà con competenza, gestione e finanziamenti per il progetto, BioServe hardware qualificati per ospitare e mantenere in condizioni controllate in volo le colture vegetali e le strutture a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), dove si prevede di lanciare il carico a marzo 2020.

Fino a 480 colture di cellule vegetali risiederanno in un incubatore spaziale che regolerà la temperatura a bordo della ISS per circa 30 giorni. Le condizioni ambientali per le culture saranno monitorate a distanza dal centro operativo del carico utile di BioServe presso l’Università del Colorado.

Dopo circa un mese le cellule torneranno sulla Terra, dove i ricercatori di Front Range Biosciences esamineranno i campioni di piante e valuteranno il loro RNA per determinare come la microgravità e l’esposizione alle radiazioni spaziali hanno alterato l’espressione genica delle piante.

“Questa è una delle prime volte che qualcuno studia gli effetti della microgravità e del volo spaziale sulle colture di cannabis e di caffè – spiega Jonathan Vaught, cofondatore e CEO di Front Range Biosciences – C’è la scienza a supporto della teoria secondo cui le piante nello spazio sperimentano mutazioni. Questa è un’opportunità per vedere se quelle mutazioni resistono una volta riportate sulla terra e se ci sono nuove applicazioni commerciali”.

Una ricerca molto costosa solo a scopo conoscitivo? In realtà decisamente no. Secondo gli scienziati, infatti, i risultati potrebbero aiutare i coltivatori e gli agronomi a identificare nuove varietà della pianta, consentendo loro di comprendere meglio come gli impianti gestiscono lo stress dei viaggi nello spazio e di preparare il terreno per una nuova area di ricerca industriale.

Il turismo spaziale è infatti ormai una realtà, ancora di nicchia visti i costi, ma in futuro chissà, potrebbe diventare più alla portata dei comuni cittadini. Per questo i ricercatori stanno studiando gli effetti della microgravità su una varietà di organismi, in modo da rendere sempre più appetibili i voli “di svago”.

Inoltre, a causa del riscaldamento globale, ci sono molti ambienti sulla Terra che non sono in grado di sostenere le colture che una volta prosperavano in quelle regioni: imparare dunque come le piante rispondono a nuovi ambienti, come lo spazio, può aiutare le aziende a crescere dove prima non c’era possibilità. Adattamento a cambiamenti climatici, che, ahinoi, ormai ci sono e che sarà difficile fermare.

“Siamo entusiasti di saperne di più sull’espressione genica della canapa e del caffè nella microgravità e su come queste conoscenza arricchiranno i nostri programmi di allevamento” afferma a questo proposito Reggie Gaudino, vicepresidente della ricerca e sviluppo presso l’azienda biotecnologica.

La missione non sarà infatti l’unica: il gruppo prevede infatti di condurre una serie di indagini che possono aumentare la produttività e la vitalità delle colture e delle piante terrestri. In futuro è previsto in particolare che l’equipaggio raccolga e conservi le piante in diversi punti del loro ciclo di crescita in modo da poter analizzare quali percorsi metabolici vengono attivati ​​e disattivati.

Sperando che tutto questo sia fatto con il dovuto rispetto per la natura.

Leggi anche:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
Schär

Sei celiaco? Da Schär un test di prima autovalutazione dei sintomi da fare in pochi click

NaturaleBio

Cacao biologico naturale, in granella o in polvere: benefici e ricette per portarlo in tavola con gusto

Tua fibra energia

Luce, gas e fibra tutto incluso e a prezzo fisso ogni mese, la nuova frontiera della bolletta unica

Cristalfarma

Come gestire nel proprio piccolo disturbi d’ansia e stress di uno dei momenti storici più difficili

TryThis

L’app che ti fa divertire sfidando i tuoi amici anche durante il lockdown

ABenergie

Cosa fai dentro casa per risparmiare energia?

Cristalfarma
NaturaleBio
Seguici su Instagram
seguici su Facebook