Gli alberi e il verde in città sono più importanti che mai (soprattutto durante una pandemia)

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Il Covid-19 ha fatto emergere ancora di più l’importanza della presenza del verde nelle città, ma purtroppo non si sta facendo niente per aumentarne la presenza, anzi. Gli alberi continuano a essere tagliati. Ma non solo.

Nonostante dal 4 maggio sia stato dato il via libera alla riapertura di parchi e giardini pubblici, molti sono ancora chiusi e altri, anche se aperti, versano in uno stato di incuria e degrado.

Eppure proprio le aree verdi, con i loro grandi spazi, avrebbero potuto (e possono) garantire la qualità della vita.

I parchi italiani, in preda a incuria e degrado

Da Napoli alla Liguria, da Roma a Milano. Purtroppo la situazione dei parchi italiani al momento non è rosea. A Napoli ad esempio alcuni, tra cui Villa Capriccio in via Lieti, sono chiuse. Lo è anche il parco di via Marciano a San Rocco. Anche nelle aree verdi del centro storico napoletano, il mancato calpestio ha prodotto tappeti di erbe non coltivate che sopraffanno le altre piante.

Situazione simile anche a Roma dove, dopo due mesi di chiusure, i parchi e i giardini stanno facendo i conti con erba alta, incuria e degrado.

Chiudere i parchi è davvero utile?

“La chiusura dei parchi e degli spazi verdi pubblici dovrebbe essere una misura temporanea di ultima istanza per il controllo delle malattie e la riapertura dei parchi dovrebbe essere una priorità” ha detto Richard leBrasseurl, professore associato di architettura del paesaggio e direttore del Green Infrastructure Performance Lab presso la Dalhousie University.

Oggi i ricercatori stanno documentando molti benefici per la salute associati alla possibilità di trascorrere del tempo in parchi e spazi verdi, benefici dal punto di vista psicologico, emotivo ma anche fisico.

Camminare nel verde riduce lo stress ed è associato a un miglioramento della salute generale. Fattori fondamentali nel bel mezzo di una pandemia, chiaramente ferme restando le norme per il distaziamento sociale.

“Dal mio punto di vista, le agenzie governative dovrebbero lavorare per rendere questi servizi vitali il più ampiamente possibile disponibili, specialmente durante periodi stressanti come i lockdown per le pandemie. Alcuni tipi di spazi verdi pubblici, come giardini botanici, arboreti e sentieri, sono adatti per mantenere le regole di distanziamento sociale. Altri in cui è probabile che i visitatori si raggruppino, come spiagge e campi da gioco, richiedono una regolamentazione più rigorosa” prosegue il prof. LeBrasseurl.

Parchi sicuri? E’ possibile

Secondo LeBrasseurl, esistono vari modi per rendere i parchi accessibili. I gestori dei parchi potrebbero utilizzare ingressi a tempo e restrizioni sull’area di parcheggio per limitare l’affollamento, o introdurre misure ancora più importanti come il controllo della temperatura e la presenza di agenti nei punti di ingresso per monitorare il numero di accessi.

Nelle città serve più verde

Ne è convinta anche l’Europa che di recente ha adottato una nuova strategia globale nell’ambito del Green Deal. Secondo le autorità comunitarie, per rafforzare la resilienza dell’Europa anche di fronte a emergenze sanitarie come il coronavirus, occorre innanzitutto fermare la perdita di biodiversità e per farlo occorre piantare almeno 3 milardi di alberi nei paesi dell’Ue entro il 2030.

Eppure, a parte i tagli indiscriminati, anche noi siamo indirettamente responsabili della perdita di verde. Secondo una valutazione dell’International Union for Conservation of Nature (IUCN), oltre a metà degli alberi che crescono spontaneamente in Europa rischiano l’estinzione a causa delle attività umane. Stando alla European Red List of Trees, la situazione delle specie arboree europee è tutt’altro che rassicurante: su 454 varietà di alberi, 168 sono considerate minacciate, in via di estinzione o vulnerabili e per altre 57 si ha carenza di dati.

I parchi urbani e la natura offrono molti benefici, particolarmente importanti durante una pandemia. Dovremmo ricordarcene.

Fonti di riferimento: The Conversation

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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