parchi censimento

Parchi nazionali: secondo il primo censimento della flora e della fauna, degli ecosistemi e dei paeseggi, quelli italiani ospiterebbero il maggior numero di specie animali d'Europa.

Lo studio “Parchi nazionali: dal capitale naturale alla contabilità ambientale” curato dal Ministero dell'Ambiente ha raccolto e classificato tutto il patrimonio naturale dei parchi italiani, facendo una scoperta molto interessante: l'Italia ha il primato europeo del numero delle specie.

Qui infatti è presente la maggior parte degli habitat che garantiscono la vita delle 56mila specie di animali del nostro paese, il più alto numero in Europa. Il 98% di essi sono insetti e altri invertebrati, mentre i mammiferi sono rappresentati da 118 specie diverse.

Il progetto è stato condotto da rappresentanti del mondo scientifico, universitario, di Federparchi, del Corpo Forestale dello Stato e del Ministero che, in aggiunta alle attività istituzionali, hanno esaminato i dati disponibili a livello nazionale ricavati da ricerche e analisi prodotte in ambiti diversi, creando per la prima volta un quadro omogeneo e completo del patrimonio naturale dei Parchi Nazionali, suddiviso in quattro ambiti ecologicamente omogenei del territorio nazionale: alpino-padano, appenninico, tirrenico, adriatico.

Tale progetto rientra all'interno della Strategia Nazionale per la Biodiversità per le aree protette (2011-2020). Secondo quanto stabilito dall legge quadro sulle aree protette, è compito dei Parchi Nazionali garantire e promuovere la conservazione della biodiversità e la valorizzazione del patrimonio naturale del paese. Ed ecco alcuni dati.

L’Italia, proprio per la sua posizione al centro del Mediterraneo, vanta una grande varietà bioclimatica e fisica, che ha reso possibile la diffusione di una presenza molto ampia di flora e fauna. In quest'ambito grande importanza ha il sistema dei Parchi Nazionali, che sebbene ricopra appena il 4,8% del territorio italiana, è lo specchio dell'eterogeneità ambientale nazionale. Solo per dare un'idea, nei 23 parchi nazionali sono presenti 124 varietà di ambienti sulle 149 presenti in Italia. L’analisi della biodiversità ha preso in esame le specie animali e vegetali, le comunità, gli habitat e gli ecosistemi.

Nonostante la scarsa percentuale di territorio da essi occupata, i parchi nazionali ospitano per il 12,8% diversi habitat: foreste (36%), rocce e grotte (18%) torbiere e paludi (28%). Le foreste più rappresentate nei Parchi Nazionali sono le faggete e le quercete caducifoglie. Il 7,1% del territorio dei parchi è rappresentato inoltre da fiumi e da laghi.

Quanto bene fanno al paese? Tanto, se si considera che nei territori dei soli Parchi vengono accumulate 5,1 tonnellate di carbonio in più per ogni ettaro di superficie, rispetto al territorio nazionale. E nel 2020, secondo le previsioni, tale cifra raggiungerà le 6 tonnellate. Senza contare che alcuni boschi hanno una capacità di accumulo raddoppiata rispetto alla maggior parte degli altri habitat. Ad esempio, le faggete che contribuiscono per il 21% del carbonio totale stoccato con una superficie dell'11%.

La presenza dei parchi è anche un ottimo strumento per contrastare il consumo di suolo. A livello nazionale, circa il 17% dei boschi si è trasformato in superfici artificiali, mentre nei Parchi la percentuale è del 4,5%, grazie alla gestione degli Enti Parco.

Flora e flauna tutelate. I parchi ospitano il 21% delle specie di flora e il 67% delle specie di fauna.

Nel contesto della Strategia è stato definito un sistema di ‘contabilità ambientale’ nelle aree protette a partire da una ricognizione integrata e coordinata del patrimonio naturalistico noto e presente nei nostri parchi nazionali" ha detto il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, nella presentazione della pubblicazione. "Il risultato è di rilievo: i parchi nazionali sono rappresentativi delle peculiari ricchezze naturalistiche del nostro Paese e il livello di conservazione e salvaguardia naturale nei nostri parchi è concreto ed effettivo, maggiore rispetto alla aree non tutelate”.

Ed è un risultato importante – conclude il ministro - perché l’emergenza dei cambiamenti climatici richiede di rafforzare ed estendere la ‘resilienza’ dei sistemi naturali. E perché la crisi economica ci impone di adottare nuovi modelli basati sulla conservazione e valorizzazione efficiente delle risorse naturali, che sono il nostro ‘petrolio’”.

Francesca Mancuso

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