pharmasea

Gli antibiotici del futuro arriveranno dal fondo del mare? Scienziati di tutta europa sono impegnati nel raccogliere campioni e sedimenti dalle fosse oceaniche a tal fine grazie ai finanziamenti del progetto PharmaSea. Ma ce n'è davvero bisogno?

Pesca eccessiva, inquinamento, attività umane irresponsabili, accumulo di rifiuti, cambiamenti climatici ed eccessivo sfruttamento delle risorse naturali rappresentano soltanto alcuni dei fattoti in grado a porre a serio rischio gli ecosistemi di mari ed oceani presenti sul nostro pianeta.

In occasione dello scorso World Oceans Day, simili problematiche venivano poste in luce al fine di attuare delle azioni di salvaguardia nei confronti di mari ed oceani e delle specie animali e vegetali che vedono tali spazi come i propri habitat naturali. Proprio agli abissi marini, la scienza ora si sta rivolgendo al fine di giungere alla creazione dei nuovi antibiotici del futuro.

La medicina del presente pare essersi posta tra i propri obiettivi per gli sviluppi del futuro la possibilità di ricorrere ad uno sfruttamento di quanto presente nell'ambiente marino, con particolare riferimento a batteri e spugne, con lo scopo di individuare nuovi principi attivi da utilizzare in campo medico.

Si tratta di un passo che potrebbe risultare sfavorevole per l'ecosistema di mari e oceani, così come già accade in campo cosmetico dove, più per moda che per reale necessità, da alcuni anni si è sviluppata la tendenza a ricercare nuovi ingredienti da impiegare nella formulazione di prodotti "miracolosi", a partire dall'impiego di cartilagine di squalo, pesci e loro uova, conchiglie e gusci di crostacei, oltre ad alghe, fanghi e sali minerali.

Per quanto riguarda l'ambito dei prodotti cosmetici, possiamo tranquillamente affermare come di essi sia possibile fare a meno senza problemi. Una simile affermazione potrebbe risultare valida anche nel caso degli antibiotici. Gli antibiotici sono davvero necessari per la cura delle malattie e per preservare la nostra salute? Il dibattito in proposito dovrebbe risultare sicuramente molto più acceso. Di antibiotici e della loro reale necessità si dovrebbe probabilmente discutere di più, all'interno dello stesso mondo scientifico, in quanto non mancano ricerche che collegano proprio al loro utilizzo ed abuso la creazione di batteri super-resistenti, la cui azione non può essere più fermata da parte di simili farmaci.

I ricercatori intenzionati ad individuare nuove risorse per la creazione di farmaci, antibiotici e non, lungo i fondali marini, aderiscono ad un progetto di collaborazione internazionale denominato PharmaSea, che ha ricevuto 9,5 milioni di finanziamenti da parte dell'Unione Europea, del mondo accademico e no profit, al fine di raccogliere i sedimenti presenti su fondali marini ed oceanici in zone ancora mai sfruttate. Del gruppo sono parte ricercatori provenienti da diversi Paesi europei, Italia compresa. Pensate che valga davvero la pena di compromettere gli ecosistemi di mari e oceani per la creazione di nuovi farmaci? Il denaro investito nella continua ricerca di cure non potrebbe essere, invece, destinato alla prevenzione delle malattie?

Marta Albè

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