barriera corallina

Negli ultimi 27 anni, la Grande Barriera Corallina ha perso la metà del suo corallo. E la colpa però non è solo dell'uomo e dei cambiamenti climatici. A mettere a rischio una delle meraviglie nascoste nelle profondità dell'Oceano, sono anche le stelle marine corona di spine (Acanthaster planci).

Per cause più o meno naturali, la Grande Barriera Corallina australiana dal 1985 ad oggi, ha visto più che dimezzare il suo oro rosso. Oltre la metà dei banchi di corallo sono spariti. Tale perdita è dovuta ai danni provocati dal maltempo per il 48%, alle stelle marine per il 42%, e allo sbiancameneto dei coralli (10%). Lo ha scoperto un nuovo studio condotto dai ricercatori dell'Istituto di scienze marine australiane (Aims) di Townsville in collaborazione con i colleghi dell'Università di Wollongong.

Questa triste scoperta si basa sul più completo programma monitoraggio della barriera corallina mai realizzato. Il programma ha coinvolto oltre 100 barriere dal 1985, e dal 1993 ha incorporato indagini annuali più dettagliate riguardanti 47 specifici luoghi.

I ricercatori hanno trascorso oltre 2.700 giorni in mare per cercare di tastare il polso a questo splendido e delicato paradiso, con un investimento complessivo pari a 50 milioni di dollari. Ma l'amara scoperta non è che la premessa. Continuando così, i banchi di corallo potrebbero ulteriormente dimezzarsi entro il 2022.

Ma ci sono delle differenze. Nel nord della Grande Barriera Corallina i banchi di corallo sono rimasti relativamente stabili, mentre nelle regioni meridionali è stata notata la perdita più drammatico di corallo, in particolare negli ultimi dieci anni quando le tempeste hanno devastato molti scogli, come ha spiegato Peter Doherty, Research Fellow dell'AIMS.

Lo studio mostra chiaramente che tre sono i fattori prevalentemente responsabili di questa perdita. Gli intensi cicloni tropicali, che hanno causato enormi danni, soprattutto alle scogliere nelle regioni centrali e meridionali del Reef. Il boom 'demografico' delle stelle marine, che ha colpito le popolazioni di corallo lungo tutta la lunghezza del Reef. E lo sbiancamento dei coralli, sia nelle zone settentrionali che in quelle centrali della barriera.

"I nostri dati mostrano che le barriere possono riacquistare la loro copertura corallina dopo tali disturbi, ma il recupero richiede 10-20 anni. Allo stato attuale, gli intervalli tra i disturbi sono generalmente troppo brevi per il pieno recupero, che sta causando perdite a lungo termine", ha detto il dottor Hugh Sweatman, uno degli autori dello studio.

"Non possiamo fermare le tempeste, e il riscaldamento dell'oceano (la prima causa di sbiancamento dei coralli) è uno degli effetti critici del cambiamento climatico globale", ha aggiunto John Gunn, Ceo di Aims. "I nostri obiettivi saranno il raddoppiamento degli sforzi per comprendere il ciclo di vita della corona di spine in modo da poter meglio prevedere e ridurre le esplosioni demografiche periodiche".

La ricerca è stata pubblicata su Pnas.

Francesca Mancuso

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