Orso ucciso

Rischio estinzione per l'orso bruno marsicano. Il lento e inesorabile declino numerico causato da bracconaggio, avvelenamento, incidenti stradali e invasione dei suoi spazi vitali da mandrie di animali domestici, causerà la scomparsa della popolazione autoctona di questi magnifici plantigradi, presenti solo nel piccolo lembo d'Italia centrale del Parco d'Abruzzo, Lazio e Molise. È quanto denuncia una nota dell'Associazione ambientalista "I Lupi dell'Appennino".

"Abbiamo visto crescere in questi ultimi tempi l'indignazione, lo sdegno, la rabbia popolare contro chi avrebbe dovuto proteggere questa schiva creatura dei boschi e invece nei fatti tende più, a nostro avviso, a giustificare il proprio operato piuttosto che ammettere un clamoroso fallimento", scrive l'associazione, che si scaglia contro la "nuova gestione" del Parco d'Abruzzo, Lazio e Molise, subentrata a quella storica nell'anno 2002 e il presidente di Federparchi Giampiero Sammuri, già presidente del parco regionale della Maremma e oggi del parco nazionale dell'arcipelago Toscano. "Questo prestigioso presidente nazionale di Federparchi, stimato conoscitore anche di plantigradi, in una nota riferita alla situazione attuale degli orsi marsicani (2012) parlava di 'ottimi risultati nel Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise'. O forse si riferiva agli orsi bruni del Parco del Triglav (Tricorno) in Slovenia, che ormai in sovrannumero sconfinano in Friuli e Austria, arrivando fino in Baviera?", ironizza pungente l'associazione.

Orsa avvelenata

L'allarme arriva anche da Andrea Zanoni, eurodeputato dell'Idv che ha presentato un'interrogazione parlamentare alla Commissione Europea per denunciare come negli ultimi dieci anni l'orso bruno marsicano è passato dai circa 100-120 esemplari stimati nel 2001 ai soli 40-50 censiti quest'anno. "Le cause del declino e della mortalità vanno attribuite a molteplici fattori", scrive l'eurodeputato, tra cui l'avvelenamento, l'invasione di bestiame nomade semibrado che causa infezioni, ma anche incidenti stradali, "bracconaggio e caccia illegale, con battute al cinghiale nei siti europei SIC e ZPS del Preparco, autorizzate dal Calendario Venatorio della Regione Abruzzo, con apertura anticipata al 7 ottobre, nel periodo essenziale per l'orso per accumulare cibo prima del sonno invernale".

"La Commissione – scrive Zanoni - è al corrente della grave situazione relativa allo status della popolazione dell'Orso marsicano? Può la Commissione rendere note le modalità d'uso e l'importo dei finanziamenti europei Life + Natura utilizzati per la tutela dell'Orso marsicano, nonché i risultati ottenuti con gli stessi? Alla luce delle violazioni delle direttive 2009/147/CE e 92/43/CE come intende operare la Commissione?", chiede perentorio l'Eurodeputato in quella che è l'ultima di una lunga serie di denunce inviate alla Regione Abruzzo, all'ente Parco e persino a 7 Parchi Regionali Giapponesi e 53 Parchi USA, che ora, al corrente di tale degrado, stanno mobilitando associazioni ambientaliste, comitati e gruppi spontanei, spiega la nota de I Lupi dell'Appennino.

Per salvare il nostro orso, ora bisogna combattere e contestare l'apertura anticipata della caccia al cinghiale (07/10/2012) nelle aree attigue al Parco Nazionale nel territorio abruzzese, provvedimento fortemente voluto dalle lobby venatorie e approvato dalla Regione Abruzzo, nonostante i richiami dei giudici del TAR e della Corte Costituzionale e dell'Unione Europea. Ma bisogna anche impedire alle mandrie di bestiame domestico il pascolo in aree frequentate dai grandi predatori, rimuovendo molte cause di morte e disturbo. Perché, conclude la nota dell'associazione ambientalista, "oggi è a rischio la sua stessa sopravvivenza. Con un po' di umiltà e determinazione, unendo tutte le nostre forze (enti pubblici, associazioni, comitati, singoli appassionati) forse riusciremo a sconfiggere i nemici dell'orso. Ma dobbiamo farlo subito, non pensando ai finanziamenti a pioggia, alle prestigiose pubblicazioni scientifiche, ai riflettori dei media, ma solo a lui, che dal silenzio dei suoi boschi, in fondo, non merita una fine così ingloriosa".

Roberta Ragni

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