biomimesi

Imparare sulla natura o imparare dalla natura. Sono entrambe esperienze coinvolgenti, ma basta una piccola preposizione per capovolgere la prospettiva e farci intravedere un mondo diverso, in cui la vita dell'uomo si sviluppa a partire da quella naturale ed intrecciata ad essa.

È di questo mondo umano ispirato alla natura che ci parla Janine Benyus, presidente del Biomimicry Institute e autrice di numerosi libri sulla biomimetica, nel discorso che ha tenuto a TEDX qualche anno fa. Janine ci invita a guardare alla Natura come modello, misura e mentore, enfatizzando così il legame tra l'applicazione della biomimetica e la sostenibilità delle azioni umane.

Ma che cos'è la biomimetica?

Il termine biomimicry, entrato nel dizionario solo nel 1974, indica il trasferimento di processi biologici dal mondo naturale a quello artificiale: "mimando" i meccanismi che governano la natura, l'uomo può infatti trovare la soluzione ad innumerevoli problemi.

Le applicazioni di questo principio sono molte ed affascinanti. Si può in un certo senso affermare che il primo ad applicare la biomimetica fu Leonardo, che nei suoi studi sulle macchine volanti prendeva ad esempio il volo degli uccelli.

La prima vera applicazione della biomimetica fu il tetto del Crystal Palace di Londra, costruito su progetto dell'architetto e botanico Joseph Paxton a metà del XIX secolo ed ispirato ad una pianta appartenente alla famiglia delle meravigliose ninfee, la Victoria Amazonica. L'edificio, purtroppo distrutto da un incendio negli anni Trenta, venne dotato di una struttura estremamente leggera, che massimizzava l'esposizione al sole proprio grazie all'esempio delle foglie di ninfea.

Ma ci sono innumerevoli altri esempi

1) Velcro

velcro

Un esempio illuminante è senz'altro quello del velcro, inventato nel 1941 dall'ingegnere svizzero George de Mestral, ispiratosi ai piccoli fiori che si attaccavano saldamente al pelo del suo cane ogni volta che lo portava a passeggio. Analizzandoli al microscopio, de Mestral notò che ogni petalo presentava alla sommità un microscopico uncino, capace di incastrarsi praticamente ovunque trovasse una appiglio naturale. Fu così che dall'osservazione di questo fenomeno nacquero le strisce di velcro che tutti noi conosciamo: semplici strisce in nylon combinate, una in tessuto peloso e una munita di tanti piccoli uncini che si attaccano saldamente all'asola, riproponendo il meccanismo di "cattura" osservato in natura.

2) Eastgate Building Centre di Harare

harare

Un altro esempio affascinante ce lo offre una vera meraviglia dell'architettura green, l'Eastgate Building Centre di Harare, in Zimbabwe. L'edificio, che ospita uffici ed un immenso centro commerciale, è stato costruito dall'architetto Mick Pearce e – udite udite! - a dispetto del clima e del luogo in cui si trova non presenta alcun sistema convenzionale di ventilazione: nel realizzarlo infatti sono stati applicati i principi dell'auto raffreddamento e della ventilazione osservabili nelle tane delle termiti africane. In questo modo l'Eastgate Centre usa almeno il 10% in meno dell'energia che un edificio di quelle dimensioni normalmente consuma, incarnando un affascinante esempio di efficienza energetica ispirata dalla natura.

3) Geko Tape

geko tape 1 96

C'è poi il cosiddetto Gecko Tape, un materiale altamente adesivo in fase di sviluppo che permetterebbe a persone ed oggetti di muoversi su superfici lisce o verticali sfruttando la sua capacità di presa e di rilascio a seconda della direzione del carico. Ispiratore è stato – come dice il nome stesso – un simpatico animaletto: il geco infatti è in grado di arrampicarsi su qualsiasi superficie solida, indipendentemente dal suo orientamento, grazie alla miriade di peli microscopici che ricoprono le sue zampine. E se anche il Gecko Tape non servirà ad aspiranti uomini ragno per arrampicarsi sui grattacieli, è indubbio che le applicazioni di un prodotto del genere possano essere estremamente utili nei campi più disparati.

4) Lotus Effect e la superidrofobia

lotus effect

Avete mai sentito parlare di Lotus Effect? Anche la pianta del loto ci può insegnare qualcosa, e quel qualcosa ha già un nome: superidrofobia. Le foglie di loto sono dotate di microscopiche sporgenze che rendono la loro superficie simile alla cera, respingendo l'acqua e con essa anche lo sporco: rotolando via, le gocce d'acqua intrappolano infatti le particelle estranee e le trascinano via con se'. Inutile dire che su questa proprietà stanno lavorando in moltissimi tra ricercatori ed aziende, che aspirano così a creare materiali idrorepellenti ed autopulenti.

5) Fotosintesi e biofotovoltaico

biofotovoltaico

Che dire poi della fotosintesi? Un fenomeno che si studia abitualmente sui libri di scuola per capire come fanno le piante a trasformare sole, acqua e biossido di carbonio in carboidrati ed ossigeno utilizzando la clorofilla. Un meccanismo a dir poco affascinante, la cui riproduzione artificiale potrebbe consentire di progettare oggetti capaci di catturare l'energia solare e di utilizzarla producendo quelli che potremmo definire "combustibili solari", derivati dalla scomposizione dell'acqua in ossigeno ed idrogeno. In questo senso molti studi suelle celle solari organiche si stanno ispirando a questo principio.

Gli esempi potrebbero continuare all'infinito, come infinite sono le lezioni di Madre Natura per chi è capace di ascoltarla. Pensate a quanta silenziosa saggezza racchiudono il verde delle foglie, il piccolo geco, la pianta del loto, le minuscole termiti ed i fiorellini di bardana! Ogni dettaglio di quella natura che troppo spesso diamo per scontata e pretendiamo di conoscere nasconde formule di equilibrio e insegnamenti silenziosi: sta a noi ora osservare, imparare, riscoprire.

Citando Albert Einstein, "ogni cosa che puoi immaginare, la natura l'ha già inventata".

S.Z.

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