cesine pulizia

Spiagge svendute per essere trasformate in affari privati, martoriate dall'abusivismo edilizio, vessate dalle eccesive concessioni per la realizzazione di stabilimenti balneari, bar e punti ristoro. È questa la fotografia scattata dal nuovo dossier del Wwf "Spiagge d'Italia: bene comune, affare per pochi" , presentato nella suggestiva cornice della Riserva Naturale e Oasi WWF Le Cesine (Lecce), insieme ai risultati della campagna "Un mare di oasi per te" , che ha dato il via ai lavori di bonifica e rimozione dei rifiuti stratificati da anni proprio lungo quell'arenile.

Entro poche settimane, infatti, verrà restituito "al Salento e a tutti gli italiani uno degli ultimi paradisi costieri risparmiati al cemento e alla speculazione economica", spiega l'Associazione del panda, che lo scorso maggio aveva chiesto delle donazioni tramite sms agli italiani a tutela del 'profilo fragile dell'Italia'. "La spiaggia delle Cesine tornerà alla sua antica bellezza e il WWF si dichiara disponibile, e anzi chiede, di poter condividere con la regione e gli enti locali preposti un progetto di manutenzione costante, per garantire sempre integra la bellezza e la vivibilità della spiaggia a beneficio delle migliaia di visitatori che ogni anno frequentano l'area", ha detto Gaetano Benedetto, direttore politiche ambientali del WWF Italia.

Ma le Cesine devono diventare anche un simbolo di come solo una spiaggia ben tutelata possa dare ricchezza, in termini ambientali ma anche economici, rimanendo un bene comune e non un affare per pochi, come invece accade in molte altre zone d'Italia, dove in cambio di pochi spiccioli la speculazione ha compromesso preziosi ecosistemi costieri ricchissimi di biodiversità, in grado di offrire servizi naturali. Le piante, ad esempio, consentono alla sabbia di accumularsi e formare nuove dune (ridotte dell'80% nell'ultimo secolo, passando da 35-45 mila a 7-8 mila ettari, con appena 330 km di dune selvagge) e contrastano l'erosione costiera, mentre le spiagge e le dune proteggono cittadine, infrastrutture, aree agricole e risorse idriche costiere, garantendo anche un valore turistico-ricreativo che è l'elemento economico trainante di molte comunità costiere.

"Tutela e fruizione sostenibile sono la chiave per mantenere il valore anche economico offerto da spiagge e aree marine, garantendo che la loro ricchezza resti un beneficio a vantaggio di tutti – ha concluso Marco Costantini, responsabile Mare del WWF Italia - Per questo il WWF ha redatto un semplice decalogo per garantire la tutela di un bene comune prezioso come le spiagge e uscire dalla logica speculativa e privatistica con cui è stato gestito il patrimonio di tutti.

Leggi il decalogo WWF per la tutela delle spiagge nella pagina successiva

IL DECALOGO WWF PER LA TUTELA DELLE SPIAGGE

Le cesine2

1) Fermare le concessioni

È la prima cosa da fare, fermare o condizionare fortemente il rilascio di nuove concessioni. La misura è ormai colma, l'occupabile in prossimità dei centri abitati è stato occupato e si rischia che le nuove concessioni vengano rilasciate nelle zone ora più delicate sia sotto il profilo ambientale che paesaggistico.

2) Censire quelle esistenti

Come emerge dal dossier,è ben difficile avere numeri aggiornati e certi. Un aspetto così delicato della gestione del territorio del nostro Paese necessita di elementi conoscitivi più chiari e trasparenti che si possono rapidamente acquisire, sistematizzare e rendere accessibili.

3) Ridiscutere i criteri di concessione

I canoni concessori sono uno scandalo e ancor più il regime fiscale che governa il settore degli stabilimenti balneari.

4) Stare in Europa

Gli escamotage italiani per non assegnare per gara le concessioni scadute non danno dignità al nostro stare in Europa, sono una perita economica secca, non incentivano l'aumento di professionalità e di qualità del settore. Usciamo dalla logica di sentirci sempre diversi, chi vuole fare l'imprenditore lo faccia davvero come avviene all'estero, e non chieda garanzie che vanno a scapito degli interessi collettivi.

5) Tutelare le spiagge libere

Le spiagge libere sono ormai poche, vanno tutelate al di là di ogni loro caratteristica naturalistica o paesaggistica. Vanno tutelate come "vuoti" che riequilibrano il "troppo pieno" che altrove si è realizzato.

6) Gestire sostenibilmente

Introdurre elementi di attenzione ambientale nella gestione delle spiagge, non solo di quelle ricadenti all'interno di aree protette o con vincoli naturalistici. Garantire una maggiore efficienza ambientale degli stabilimenti, significa renderli più compatibili e diminuire il loro impatto ambientale.

7) Controllare.

Il quadro della situazione dimostra che vanno assolutamente intensificati i controlli, anche perché le statistiche inequivocabilmente attestano l'altissima percentuale di illeciti che viene riscontrata ogni qualvolta questi vengono esercitati. Pertanto nell'attesa di un riassetto del sistema è quantomeno doveroso e obbligatorio far sì che le regole fissate vengano rispettate.

8) Ripensare.

È un sistema che va ripensato quello degli stabilimenti in concessione, che va ridisegnato con una prospettiva lunga, che va tarato e adattato quasi caso per caso. Il livello di conoscenza e di sensibilità che abbiamo oggi raggiunto impone alla pubblica amministrazione una riflessione che non può essere sempre condizionata dagli interessi legati allo status quo.

9) Riscoprire.

La sensibilità è frutto di educazione e come tale può essere incentivata. La bellezza del mare, delle spiagge, delle coste, delle dune sabbiose va riscoperta nella sua essenza. Il valore di questi beni, che non sono di consumo ma che come tali vengono trattati, impone nuove forme di educazione e di coinvolgimento nella azioni di gestione e di tutela.

10) Sottrarre.

Tutta la politica di concessione demaniale si è oggi basata sull'aggiungere qualcosa, sul costruire e realizzare, la politica dei rinnovi deve essere incentrata sulla sottrazione, sull'alleggerimento anche attraverso l'utilizzo di strutture temporanee di facile rimozione che nel periodo invernale vengono riposte in magazzini liberando le spiagge.

Roberta Ragni

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