Cambiamenti climatici: le piante li accusano più di quanto pensiamo

cherryblossoms

I fiori di ciliegio sono già sbocciati, colorando col loro caretteristico rosa tenue i paesassi campestri. Ma non è una gran bella notizia. Questo anticipo è dovuto all'effetto dei cambiamenti climatici. Lo ha rivelato uno studio condotto presso l'University of California San Diego, e che ha coinvolto 22 istituti tra Canada, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti.

Dopo aver analizzato i risultati di una serie di esperimenti, gli esperti hanno constatato che l'innalzamento globale delle temperature influenza anche la fioritura delle piante. I documenti storici a lungo termine hanno dunque mostrato che molte specie vegetali hanno modificato i propri tempi di fioritura in concomitanza con l'aumento delle temperature degli ultimi decenni.

50 gli studi presi in esame, con oltre 1.600 specie vegetali dei quattro continenti. Gli esperti hanno focalizzato la loro attenzione su alcune zone limitate visto che i record storici non erano disponibili per la maggior parte dei luoghi. Così, esaminando campi di piccole dimensioni per valutare le risposte delle piante al variare delle temperature in termini di gradi centigradi è stato possibile valutarne l'impatto futuro. Ed è emerso che l'anticipo con cui le piante fioriscono in relazione al global warming è da 4 a 8 volte maggiore rispetto a quanto riscontrato nel corso di precedenti esperimenti. Accade infatti che quando la temperatura aumenta di un solo grado, le piante fioriscono con un anticipo in media di 5-6 giorni, mentre gli esperimenti prevedevano un anticipo compreso tra un minimo di poche ore e un massimo di 1.6 giorni.

Con il sostegno del Centro Nazionale per l'Analisi Ambientale, centro di ricerca finanziato dalla National Science Foundation, dello Stato della California e dell'University of California Santa Barbara, gli scienziati hanno creato, attraverso una serie di esperimenti, nuove database globali di fenologia vegetale per analizzare la sensibilità delle piante al variare della temperatura.

"Ciò suggerisce che i cambiamenti dell'ecosistema sono in continuo progresso dall'inizio della primavera in gran parte del pianeta, e possono essere di gran lunga superiori alle stime basate sui dati provenienti da altri esperimenti," ha detto Elizabeth Wolkovich, ecologa presso la University of British Columbia, che ha collaborato allo studio.

"Questi risultati hanno conseguenze ampie per le previsioni sulla salvaguardia della diversità delle specie, per i servizi ecosistemici e per i modelli futuri del cambiamento globale", ha aggiunto Elsa Cleland, docente di biologia dell'UC San Diego e autore senior dello studio. "Le future risposte degli ecosistemi vegetali al riscaldamento potrebbero essere superiori a quanto precedentemente stimato dai altri dati sperimentali."

La situazione è peggio del previsto. E se da una parte questa prematura esplosione di colori mette allegria, dall'altra dovremmo ricordare che è "innaturale" e che è il frutto dei danni che l'uomo sta infliggendo al pianeta.

Lo studio è stato pubblicato su Nature.

Francesca Mancuso

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