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C’è qualcosa di straordinario in questo pipistrello. E non è il suo buffo e strambo naso, ma il fatto che fino a pochi giorni fa era assolutamente sconosciuto al mondo della scienza. Questo è l’hipposideros Griffini, una nuova specie di pipistrello recentemente scoperta in Vietnam dal professor Dinh Thong, della Vietnam Academy of Science and Technology di Hanoi, e dal suo team.

Lo studio “A new species of Hipposideros (Chiroptera: Hipposideridae) from Vietnam”, pubblicato sul Journal of Mammalogy spiega che il suo caratteristico naso sarebbe una potente arma di ecolocalizzazione, chiamata anche biosonar, ovvero il sonar biologico usato da pipistrelli, delfini ed altri Odontoceti, usato per localizzare, identificare e stimare la distanza degli oggetti durante l'orientamento, la ricerca del cibo o la caccia.

L'animale era già stato avvistato una prima volta nel 2008, in un parco nazionale in Vietnam, ma solo ora si è avuto la certezza che si tratti davvero di una nuova specie mai documentata finora. In effetti somiglia molto all’Hipposideros armiger e, in generale, a tutti i rinolofi, ovvero gli unici pipistrelli con questi complicati lobi di pelle sul naso, associati, appunto, all'emissione degli impulsi ultrasonici usati nella eco-localizzazione. Ma le varie specie differiscono nei dettagli delle foglie nasali, specialmente del lobo centrale o "sella" che è visibile dal basso e di lato, e della proiezione superiore o "lancetta".

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Anche se l’hipposideros Griffini è un pipistrello più piccolo nelle dimensioni, i due animali hanno il naso allo stesso modo e, talvolta, vivono nello stesso ambiente in Vietnam, spiega il Journal of Mammology. Ma, a quanto pare, la nuova specie scoperta è mansueta e tranquilla, secondo Vu Dinh Thong, l'autore principale dello studio, che ha spiegato anche di aver scoperto che questi mammiferi sono ghiotti di Lychees.

Insomma, un’altra prova delle immense meraviglie che ci riserva il nostro Pianeta blu, che l’uomo continua a minacciare senza ricordare che la perdita di diversità biologica è davvero preoccupante, in quanto il processo che accompagna le trasformazioni ambientali è assolutamente irreversibile. E se nuove specie vengono scoperte di continuo (secondo il New York Times sarebbero circa 15.000 quelle segnalate ogni anno), sarebbe bene ricordare, come recitava una campagna delle Nazioni Unite, che “La biodiversità è vita. La biodiversità è la nostra vita”.

Roberta Ragni

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