Moria di foche e trichechi in Alaska: i primi test escludono le radiazioni di Fukushima

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Le lesioni e gli altri sintomi che presentavano le foche e i trichechi dello stretto di Bering, in Alaska, non sarebbero collegate alle radiazioni del disastro nucleare di Fukushima. Lo ha rivelato il National Oceanic and Atmospheric Administration in un comunicato.

I risultati preliminari delle analisi, infatti, sembrano scagionare le radiazioni del disastro nucleare giapponese. Negli oltre 60 animali morti e nei 75 trovati ammalati o con lesioni cutanee e perdita di peluria non sono stati registrati livelli anormali di radioattività. Ma il team internazionale di scienziati continua a indagare sulle cause della strana moria, con focolai segnalati anche in Russia e in Canada, che a oggi restano ancora sconosciute.

L’ esposizione alle radiazioni è uno dei molti fattori da valutare”, spiega la nota, eppure gli scienziati non credono comunque che si possa trattare di un fattore primario. Gli animali e i pesci vicini al luogo dell'incidente, in Giappone, ne hanno di certo risentito, ma “non ci sono prove che supportino le eventuali ripercussioni degli animali marini in Alaska”. La squadra investigativa ha studiato e considerato i modelli del vento e del mare in relazione al nucleare in Giappone e ha effettuato numerosi test sui campioni sia di animali sani che malati per documentare gli attuali livelli di radionuclidi in queste specie.

I dottori John Kelley e Douglas Dasher, a capo della valutazione sulle radiazioni della UME, Unusual Mortality Event, stanno lavorando con l’University of Alaska Fairbanks’ School of Fisheries and Ocean Sciences e Engineering, Science and Technology Experiment Station (ESTES) per portare avanti le indagini. Ora nei tessuti muscolari dei pinnipedi sia malati che sani saranno misurate a presenza di Cesio-134 (134Cs) e cesio-137 (137Cs) e il rapporto quantitativo verrà poi messo a confronto con il rapporto presente nelle emissioni di Fukushima. I risultati per ciascun campione verranno tempestivamente forniti al UME e l’eventuale rinvenimento di livelli di radiazione che superano le linee guida al consumo alimentare umano sarebbe immediatamente segnalato alle pubbliche autorità sanitarie Alaska.

Negli ultimi tempi, comunque, non sono stati più raccolti animali morti o morenti, ma le cause della malattia restano, per ora, ancora sconosciute.

Roberta Ragni