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C’era una volta il coccodrillo con il casco…non è l’inizio di una fiaba dei fratelli Grimm ma ciò che hanno scoperto alcuni studiosi americani in Marocco: i resti di uno strano coccodrillo, vissuto nel tardo Cetaceo, ovvero circa 95 milioni di anni fa, che in testa aveva una sorta di elmetto.

L’animale aveva il cranio coperto da una particolare fasciatura di forma circolare, fatta di pelle, che molto probabilmente serviva a intimidire i nemici, attirare i potenziali partner e a mantenere costante la temperatura della testa.

Lo studio del cranio fossile dell’animale, condotto dai ricercatori dell'università del Missouri, è stato pubblicato sulla rivista Plos One, dove gli scienziati hanno evidenziato l’importanza della scoperta: il coccodrillo ritrovato è il più antico antenato di tutti i coccodrilli moderni, appartiene alla specie degli Aegisuchus witmeri ed stato soprannominato “Shield-croc” proprio per questo particolare scudo circolare sul cranio.

Ma il casco di pelle non è l’unica particolarità del coccodrillo, perché da un confronto dei suoi resti con quelli appartenenti ad altre specie, gli studiosi hanno riscontrato che Shieldcroc aveva un cranio molto più piatto e mascelle più sottili degli altri.

Secondo gli studiosi, è improbabile che il coccodrillo potesse sostenere una lotta corpo a corpo con un dinosauro; è verosimile invece che fosse piuttosto impacciato nei movimenti e che trascorresse giornate tranquille in riva al fiume. Anche perché non aveva denti particolarmente grandi, né troppo appuntiti.

Crediamo che Shieldcroc usasse il suo lungo muso come una trappola per pesci ha detto il ricercatore Nick Gardner - È possibile che rimanesse immobile in attesa fino all'arrivo di un pesce, e che aprisse poi la bocca per inghiottirlo senza bisogno di lottare con forti mascelle”.

Ma non è tutto: “I coccodrilli di oggi vivono nei delta e negli estuari, gli ambienti già stressati a causa delle attività umane – ha aggiunto il ricercatore Casey Holliday - Comprendere come si sono estinti gli antenati di questi animali ci potrà aiutare a capire come proteggere gli ecosistemi vitali per la loro sopravvivenza”.

Insomma, le nuove scoperte su questo strano coccodrillo aiuteranno gli studiosi a capire qualcosa in più sugli esemplari moderni, sempre più minacciati dall’uomo e dalle sue attività.

Verdiana Amorosi

Foto: National Geographic

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