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L’aumento della concentrazione di Co2 nelle acque degli oceani non sarebbe soltanto tra le cause del ritardo della prossima glaciazione che dovrebbe interessare il nostro pianeta, ma anche tra i fattori che potrebbero mettere a rischio l’esistenza della fauna acquatica. Secondo le più recenti ricerche, il fenomeno causerebbe, in alcuni esemplari acquatici, modifiche nei comportamenti attuati abitualmente nel momento in cui essi si trovano di fronte ad un ostacolo o nelle vicinanze di un predatore, dal quale dovrebbero essere in grado di allontanarsi rapidamente dopo averne riconosciuto l’odore.

La scoperta è stata portata alla luce attraverso due studi condotti a livello internazionale dai ricercatori, sotto la guida di Paolo Domenici, membro dello Iamc-Cnr (Istituto Nazionale di Ricerca per l’Ambiente Marino e Costiero). I risultati delle ricerche effettuate dagli studiosi sono stati pubblicati da due riviste scientifiche di spicco: la statunitense Nature Climate Change e la britannica Biology Letters.

Gli studi effettuati dimostrano come i pesci, a causa del progressivo aumento della concentrazione di anidride carbonica nelle acque oceaniche, perderanno via via la capacità di lateralizzazione, cioè di riconoscere, nel momento in cui essi si trovano di fronte ad un ostacolo, se sia più opportuno spostarsi verso destra oppure verso sinistra. Tale difficoltà è stata rilevata tramite l’osservazione dei comportamenti di alcuni pesci presenti nella barriera corallina australiana, che, tramite esperimenti, sono stati sottoposti a livelli di anidride carbonica molto più elevati rispetto a quelli attuali.

Pare che nel 2100, quando la concentrazione di Co2 nelle acque oceaniche sarà pari al doppio di dei livelli attuali, i pesci rischieranno di perdere completamente la capacità di superare ostacoli spostandosi nella direzione più opportuna. A mettere a repentagli la capacità di sopravvivenza dei pesci sarebbe ancora di più la probabile futura perdita della capacità di reagire all’approssimarsi di un predatore, riconosciuto in base all’odore da esso emesso, con la fuga. L’eccessiva presenza di Co2 nelle acque oceaniche sarebbe infatti in grado di mettere a repentaglio il corretto funzionamento di alcuni recettori del sistema nervoso dei pesci, con una conseguente pericolosa inversione dei loro comportamenti abituali di fronte ad ostacoli e pericoli.

Marta Albè

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