avorio_illegale

Ancora una volta si parla della Cina per un record negativo: il paese asiatico è infatti primo al mondo per il commercio illegale di avorio, secondo quanto emerge da un'indagine della Ong Elephant Family presentata poco prima del meeting, che si terrà questa settimana, della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES), l'organismo internazionale creato per proteggere la fauna selvatica dagli sfruttamenti.

Dai dati, pubblicati sulla rivista Ecologist, si evince come in Cina dilaghi la moda degli oggetti in avorio, con una richiesta talmente vasta da far rientrare le due maggiori specie di elefanti – quella asiatica e quella africana - nella lista rossa IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura), la prima indicata come in via di estinzione e la seconda come vulnerabile.

Nonostante un divieto di vendita internazionale emanato dalla Cites nel 1989, infatti, in Cina vengono ancora considerati legali alcuni tipi di avorio, come quello antico, quello già scolpito, quello di mammut e quello incluso in uno dei due certificati Cites "una tantum", che ne autorizzarono il commercio nel 1999 e nel 2008. Questi tipi di avorio dovrebbero essere accompagnati da certificati e documentazione ma in realtà, si legge nel rapporto, il 61% dei quasi 6.500 oggetti indagati nella città di Guangzhou (nel sud della Cina) è risultato illegale, privo dei certificati di vendita o realizzato con avorio di mammut mescolato a quello di elefante. Inoltre, anche i fornitori intervistati hanno dichiarato apertamente la provenienza illegale del loro avorio, confermando la totale assenza di controlli e sanzioni.

L'avorio illegale, spiega Esmond Martin co-autore del rapporto, proviene in larga parte dal contrabbando in Africa, dove la quasi inesistente domanda interna viene compensata con l'esportazione. Secondo l'Environmental Investigation Agency (EIA), nel 2009 ci son stati un numero record di sequestri di avorio illegale contrabbandato in Asia orientale, una tendenza che è continuata negli ultimi due anni e che si teme possa peggiorare. Per questo diventeranno fondamentali le decisioni che verranno prese durante la conferenza Cites che si terrà a Ginevra questa settimana, e che si spera siano orientate ad una severa politica di controllo di questo antico e dannoso commercio illegale.

 

Eleonora Cresci

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