I semi del tarasacco volano in un modo sconosciuto prima d’ora. Lo studio

dente di leone volo semi

Impossibile ma accade, anzi, è la normalità. I semi del tarassaco comune, o dente di leone, volano con un metodo sconosciuto prima d’ora. Il lavoro, condotto da un gruppo di ricerca dell’Università di Edimburgo, potrebbe essere usato dagli scienziati per creare droni utili per il telerilevamento o il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico.

Meravigliosa natura: quello che a noi e ai nostri calcoli sembra impossibile, lei lo fa. E così i semi di dente di leone volano lontanissimo, dando vita a piante dove sembrerebbe impossibile arrivare. Il tutto a causa di una bolla d’aria ad hoc che consente l’equilibrio in aria anche per più di un chilometro.

I ricercatori avevano notato, in particolare, che l’aria attorno e all’interno del fascio di setole a forma di paracadute consente ai semi di percorrere grandi distanze, spesso un chilometro o più, tenuti “a galla” interamente dall’energia eolica. Hanno pertanto deciso di compiere degli esperimenti mirati.

Incredibile ma vero: la struttura delle setole è così precisa da controllare una bolla d’aria che si forma nel volo e che mantiene l’intero seme “a galla”. Tale bolla è a forma di anello e migliora la resistenza, rallentando la discesa di ogni seme verso il terreno. Il tutto è un gioco di equilibri determinato dalla quantità di aria che fluisce attraverso, ed è controllata proprio dalla spaziatura delle setole. Un paracadute più che efficiente.

Solo la natura può? In generale diremmo di sì, ma possiamo imitarla. “Guardare più da vicino le strutture ingegnose in natura, come il paracadute del dente di leone, può far nascere nuove intuizionispiega a questo proposito Cathal Cummins, coautore della ricerca - Abbiamo trovato una soluzione naturale per il volo che riduce al minimo i costi dei materiali e dell’energia, applicabile all’ingegneria della tecnologia sostenibile”.

I ricercatori suggeriscono infatti che il paracadute del dente di leone potrebbe ispirare lo sviluppo di droni su piccola scala che richiedono un consumo energetico minimo o nullo e che potrebbero essere utili per il telerilevamento o il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico.

E finchè imitiamo la natura per proteggerla, ben vengano le imitazioni.

Il lavoro è stato pubblicato su Nature.

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Roberta De Carolis

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