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Il rapporto tra vespe e alcol è noto anche scientificamente. Il loro contributo è fondamentale nella fermentazione del vino, ma sono anche molto attratte dalle sostanze alcoliche e, in Inghilterra questa cosa sta diventando una vera e propria emergenza.

Inghilterra sotto attacco di vespe ubriache: gli insetti stanno mangiando voracemente frutta fermentata e sono particolarmente aggressive. Questi insetti infatti amano molto il vino e tutto quello che contiene alcol, che cercano ovunque si trovi. E gli effetti sul loro comportamento sono proprio quelli di un organismo ubriaco.

Le vespe, è risaputo, amano l’alcol. Questo è noto e dimostrato da esperienze comuni vissute da tutti noi: pic-nic a volte rovinati da questi fastidiosi e a volte pericolosi insetti che si precipitano sui nostri panini e sulle nostre bibite dolci, così come su quelle alcoliche, soprattutto la birra, che, oltre ad essere alcolica, è anche zuccherina. Ma non tutti sanno che proprio questi insetti aiutano la fermentazione del vino.

Il “legame” tra questi insetti e l’alcol era già noto anche scientificamente. Un gruppo di ricerca dell’Università di Firenze aveva scoperto infatti che le vespe portano nell’intestino i lieviti Saccharomyces cerevisiae, lasciandoli poi sugli acini d’uva maturi, dove possono iniziare naturalmente le fermentazioni vinarie.

E successivamente hanno dimostrato che sono l’alcova preferita dei lieviti naturali responsabili della fermentazione del vino, garantendo la biodiversità messa a rischio dal deterioramento ambientale e dall’utilizzo di pochi ceppi selezionati,

Ma stavolta c’è di più: altro cibo per questi insetti scarseggia e quindi si riversano sulla frutta fermentata che stanno attaccando in massa per sopravvivere. E sembra persino che un gene le “costringa” a cercare disperatamente frutti in decomposizione in questo periodo dell’anno.

A peggiorare le cose, in questo periodo le regine dell’alveare alla fine smettono di depositare le larve che producono zucchero molto gradito alle vespe adulte. Per questo sono in delirio in piena estate, e sciami disperati si gettano in cerca di zuccheri presenti nel cibo umano.

Ma la frutta, che ne contiene molto, in questo periodo va facilmente in decomposizione incrementando il contenuto di alcol, sufficiente da far ubriacare gli insetti, che diventano così molto più aggressivi del solito. Le punture stanno diventando per questo molto più frequenti, così come le reazioni a volte gravi.

“Sono davvero aggressivi in ​​questo periodo dell’annospiega Shane Jones, esperto di controllo dei parassiti - E a causa del freddo inverno, la stagione delle vespe è iniziata circa sei settimane prima. Le vespe hanno costruito nidi incredibilmente massicci e, ora che tutte le larve sono cresciute e la regina ha smesso di deporre le uova, le colonie hanno una forza lavoro senza niente da fare e niente da mangiare”.

Un disastro che sta causando non pochi problemi. “Le vespe non riescono a gestire la loro sbronza […] e fanno di tutto per catturare panini alla marmellata, frutta e pinte di birra. Questo significa molto più rischio di una puntura”. Si ritiene infatti che più persone del solito siano state punte rispetto al normale.

Un disastro, sì, per il quale, di nuovo, siamo in gran parte responsabili noi. “Forse il fattore più influente sul numero di vespe è l’abbandono dei rifiuti, specialmente quelli con un alto contenuto di zucchero, come la frutta. Consigliamo sempre ai rifiuti di essere insaccati in modo sicuro e tenuti in un contenitore pulito, lontano da dove i bambini potrebbero giocare” continua l’esperto.

E c’è di più: il caldo di questa estate è particolarmente anomalo nelle regioni del Nord. Proprio in Inghilterra, per esempio, si è verificato uno spaventoso tsunami di nebbia, un muro di finissime goccioline d’acqua apparso sul mare da un cielo apparentemente sereno sul promontorio Land’s End, in Cornovaglia. Il fenomeno è tipo delle regioni tropicali, ma il riscaldamento globale sta portando eventi come questi anche in area mediterranee e addirittura nordiche.

La natura, a volte, si ribella.

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Roberta De Carolis

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