creme solari danni ambiente marino

Le creme solari possono danneggiare gli embrioni del pesce zebra. Da una ricerca condotta presso l’Hong Kong Baptist University in collaborazione con altri centri di ricerca e il Ministero dell’Agricoltura cinesi emerge che l’utilizzo prolungato dei filtri UV può essere pericoloso per l’ambiente marino, inibendo la riproduzione di questa specie ittica.

L’indagine è stata condotta prima nelle acque della città di Shenzhen, nel sud-est della Cina, dove i ricercatori hanno trovato livelli elevati di prodotti chimici per la protezione solare. Solo successivamente le analisi hanno dimostrato che quei prodotti possono influenzare lo sviluppo degli embrioni del Danio rerio Hamilton, comunemente noto come pesce zebra, un piccolo pesce d’acqua dolce appartenente alla famiglia Cyprinidae.

In particolare i ricercatori, guidati da Kelvin Sze-Yin Leung, hanno determinato i livelli di nove filtri UV comuni nelle acque superficiali della città, che è in rapida crescita con più di 20 spiagge ricreative popolari, e hanno trovato sette di loro praticamente ovunque, comprese spiagge pubbliche, un porto e, sorprendentemente, un bacino idrico e acqua del rubinetto, dimostrando l’onnipresenza dei prodotti dovuta ad un ciclo delle acque completamente compromesso.

Successivamente il team si è trasferito in laboratorio, dove ha allevato il pesce zebra, organismo modello comune, alimentandolo con gamberetti di salamoia esposti a tre delle sostanze chimiche più diffuse, da sole o in miscele. I risultati hanno dimostrato che, anche se il pesce adulto non ha avuto problemi visibili, la prole ha mostrato anomalie.

I dati sono stati particolarmente evidenti per esposizioni a lungo termine (47 giorni) e livelli elevati di sostanze chimiche (superiori a quelli che potrebbero verificarsi nell’ambiente reale.) Ma gli effetti di diversi filtri e miscele di filtri UV si verificavano in modi a volte imprevedibili, suggerendo la necessità di ulteriori studi per determinare in che modo queste sostanze chimiche influiscono sui sistemi viventi.

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Foto: Environmental Environment & Technology

Proteggersi dai raggi UV è una necessità non solo estetica (per evitare arrossamenti), ma soprattutto di salute. L’esposizione a queste radiazioni infatti – ormai è dimostrato – può favorire l’insorgenza di melanomi cutanei, ovvero tumori maligni della pelle molto pericolosi se non trattati nelle fasi iniziali, nonché accelerare i processi di invecchiamento.

Ma se sulla Terra arriva un sole sempre più “malato” è comunque per colpa nostra. Le attività umane infatti hanno indebolito la naturale protezione, a causa dell’emissioni in atmosfera di sostanze inquinanti che hanno portato alla sua rarefazione, rendendola meno efficace nella sua azione di filtro.

Per riparare ai danni che noi stessi ci procuriamo, i produttori hanno quindi aggiunto filtri ultravioletti (UV) a molti preparati per la cura personale, non solo le creme solari propriamente dette, ma anche idratanti e trucco. E non tutti sono prodotti così salutari per noi, nè per l'ambiente.

I filtri UV sono sostanze chimiche che assorbono le radiazioni UV impedendo che ad assorbirle sia la nostra pelle, ma come tutte le sostanze chimiche c'è l'altra faccia della medaglia. Come sempre, meglio rivolgersi a prodotti biologici, come creme solari con filtri minerali, per evitare danni all'ambiente.

Nel 2015 l'Environmental Working Group aveva pubblicato una classifica che bocciava i prodotti solari peggiori ed eleggeva i migliori, ricordando che purtroppo l'80% delle creme solari in vendita negli Usa (ma la classifica comprende marchi presenti anche in Italia) non funziona o contiene ingredienti preoccupanti e valutando positivamente i filtri minerali per la protezione solare.

Ma la prima vera decisione pro ambiente è arrivata solo molto recentemente, quando le Hawaii hanno vietato le creme solari dannose per l'ambiente. In particolare la norma, approvata definitivamente il 5 luglio, vieta la vendita e la distribuzione di filtri solari contenenti oxybenzone o octinoxate, che possono essere letali per le larve di corallo

La scoperta odierna non suona quindi così "strana". D'altronde gli scienziati avevano rilevato queste sostanze nell’ambiente già nel passato, ma la maggior parte degli studi aveva concluso che i singoli prodotti chimici per la protezione solare non erano presenti a livelli sufficientemente elevati da danneggiare persone o animali.

Il team guidato da Leung si è invece chiesto se le combinazioni di filtri UV potessero essere più dannose dei singoli composti con potenziali (e pericolosi) avere effetti a lungo termine che gli studi precedenti non avevano considerato. E purtroppo i loro dubbi sono stati confermati, anche se sono necessari ulteriori approfondimenti prima di giungere a conclusioni definitive.

Il lavoro, finanziato da Shenzhen Science, Technology and Innovation Commission, National Natural Science Foundation of China e Hong Kong Baptist University è stato pubblicato su Environmental Environment & Technology.

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Roberta De Carolis

Foto di copertina: Medical News Today 

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