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La barriera corallina e tutta la riserva naturale del Belize non sono più in pericolo: l’Unesco ha rimosso la Barrier Reef Reserve System dalla lista dei siti a rischio. La decisione è arrivata il 24 giugno, a seguito dell’analisi delle misure di salvaguardia adottate dal Paese.

Lo Stato del Belize, nell’America Centrale, ospita una meravigliosa barriera corallina, che, con i suoi 290 km, è la più estesa dell’emisfero settentrionale e la seconda al mondo dopo quella australiana e che a sua volta è inserita in un’incredibile riserva naturale, unico sito del Paese Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.

Il Belize ha preso diverse decisioni a tutela di questo immenso patrimonio naturale, tra cui la sospensione delle esplorazioni petrolifere nell’intera zona marittima e l'irrigidimento delle normative forestali, che consentono ora una più decisa protezione delle mangrovie, le formazioni vegetali costituite da piante prevalentemente legnose tipiche del litorali bassi delle coste marine tropicali.

Il comitato dell’Unesco ha valutato che tali misure hanno già avuto e avranno in futuro sempre maggiore effetto benefico sul sito, considerato ora più “protetto”, da cui la sua rimozione dall’elenco di quelli a rischio.

La riserva era stata nominata Patrimonio Mondiale dell’Unesco nel 1996 proprio per la sua bellezza e la ricchezza naturale che può offrire, dalla più grande barriera corallina dell’emisfero settentrionale ad atolli offshore, diverse centinaia di banchi di sabbia, foreste di mangrovie, lagune costiere ed estuari e che rappresenta un habitat significativo per alcune specie minacciate, tra cui la tartaruga marina, il lamantino e il coccodrillo marino americano.

Ma nel 2009 era stata iscritta nella “lista nera” dei siti in pericolo, elenco istituito proprio per informare la comunità internazionale sulle condizioni che minacciano i siti e per incoraggiare misure correttive.

La decisione sulla Barrier Reef Reserve System, in particolare, era stata presa a causa della distruzione delle mangrovie e degli ecosistemi marini, danni dovuti principalmente all’estrazione di petrolio in mare aperto e allo sviluppo di progetti edilizi non sostenibili.

Ma sembra che lo Stato del Belize abbia risposto bene e che, almeno per ora, il pericolo sia scampato. Sperando che la fine della situazione di emergenza non incoraggi un eccessivo (e pericoloso) rilassamento.

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Roberta De Carolis

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