ISPRA-biodiversita_rondine

È stato presentato in questi giorni dall’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, l’Annuario dei dati ambientali 2009, giunto quest’anno alla sua ottava edizione. Emerge una fotografia dell’Italia sicuramente preoccupante: il nostro paese perde biodiversità a ritmi vertiginosi. La flora e la fauna sono in pericolo e aumentano le specie a rischio di estinzione. Il dato risulta ancora più negativo se pensiamo che da diversi anni ormai il Bel paese è considerato custode del maggior numero di animali in Europa.

Secondo la pubblicazione, redatta in collaborazione con le agenzie regionali, negli ultimi 25 anni la popolazione di circa 33 specie di uccelli, caratteristici degli ambienti agricoli, risulta drasticamente decimata. L’allodola (Alauda arvensis), il balestruccio (Delichon urbicum), la rondine (Hirundo rustica), il beccamoschino (Cisticola juncidis), il saltimpalo (Saxicola torquata), l’averla piccola (Lanius collurio), la ballerina bianca (Motacilla alba), la passera d’Italia (Passer italiae) sono solo alcune delle specie a rischio.

Il 23% degli uccelli e il 15% dei mammiferi rischiano l’estinzione. La percentuale di specie di vertebrati minacciate oscilla tra il 47,5% e il 68,4%. Spiccano in questa drammatica classifica i pesci d’acqua dolce, i rettili e gli anfibi che sfiorano il 66% di specie altamente a rischio di estinzione.

Non va meglio per la flora: il 15% delle piante superiori e il 40% di quelle inferiori sono in serio pericolo, insieme a circa 772 specie di muschi e licheni e 1.20 piante vascolari.

Tra le principali cause che determinano il pericolo estinzione, c’è come sempre la mano dell’uomo. Sono le attività antropiche infatti, unitamente alla continua richiesta di risorse naturali, a generare notevoli cambiamenti: in primo luogo l’alterazione sempre maggiore degli habitat naturali. A questo, a cui si aggiungono la pesca illegale e il bracconaggio.



Quest’ultimo dato non sembra interessare minimamente il folto gruppo di sostenitori dell’art.43, relativo ai vincoli sulla caccia, che ha avuto il via libera in commissione agricoltura alla Camera proprio in questi giorni e che consentirà alle regioni di gestire autonomamente il calendario venatorio.

Anche l’agricoltura è incriminata, tra i danni provocati l’aumento dell’effetto serra, l’inquinamento delle acque e l’impoverimento del suolo e della sua stabilità. La scomparsa della vegetazione amplifica questa situazione aumentando il rischio di frane nel nostro paese, messo a dura prova inoltre da precipitazioni sempre più aggressive, di carattere torrentizio.

Possiamo assistere anche al fenomeno della salinizzazione, che è la principale causa della desertificazione e della perdita di biodiversità nelle aree costiere italiane. Il suolo accumula quantità sempre maggiori di sali al punto da impedire qualsiasi attività vegetativa del terreno. Il fenomeno sta interessando particolarmente la Sicilia ma è presente anche in Puglia, Basilicata, Sardegna e nella bassa Pianura Padana.

Un dato in controtendenza con i precedenti sembra essere quello riguardante l’aumento delle aree “green”. Il patrimonio forestale italiano è stato stimato in 5.500 ettari con 597 zone a protezione speciale e anche nelle aree urbane aumenta la densità delle aree verdi.

Il 2010 è l’Anno della Biodiversità, ma l’immagine che emerge consultando questi dati è certamente preoccupante. Migliaia di specie animali e vegetali a rischio di estinzione in un ecosistema sempre più fragile e instabile.

Lorenzo De Ritis

 

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