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Sembra quasi una magia. Cipressi che resistono alle fiamme degli incendi. Un enigma che da tre anni accende gli animi ad Andilla, nella provincia di Valencia, dove un gruppo di cipressi è rimasto intatto, mentre intorno le fiamme divoravano tutto il resto.

Più di 20.000 ettari di foresta vennero carbonizzati a seguito di un incendio divampato nel 2012. Nel bel mezzo della devastazione, un gruppo di cipressi rimase verde e in posizione verticale.

Da allora gli scienziati hanno cercato di scoprire il "mistero" dei cipressi. Gli aneddoti e le prime prove hanno confermato la particolare resistenza del cipresso mediterraneo. Una volta sul posto, i botanici hanno controllato la vegetazione presente sul luogo del disastro, costituita da querce, pini d'Aleppo, pini marittimi e ginepri, tutti completamente bruciati.

Gli scienziati spagnoli, il botanico Bernabé Moya, insieme al fratello, l'ingegnere ambientale José Moya, non potevano credere ai loro occhi. Così hanno tentato di capire come gli alberi potrebbero fornire una sorta di zona cuscinetto per ostacolare la diffusione degli incendi.

Quello di Andilla è un bosco sperimentale di CypFire, un progetto finanziato dall'Unione europea istituito nel corso del 1980 per testare la resistenza di più di 50 varietà di cipresso mediterraneo a un fungo patogeno.

L'incendio che lo ha colpito nel 2012 ha dato ai ricercatori l'opportunità di scoprire le particolarità di questa pianta.

“Abbiamo provato profonda tristezza al pensiero di perdere un terreno di tale valore per la conservazione della biodiversità”, ha detto Bernabé Moya alla BBC. “Ma abbiamo avuto la speranza che forse alcuni dei cipressi si fossero salvati. Quando siamo arrivati abbiamo visto che tutte le querce comuni, lecci, pini e ginepri erano completamente bruciati”.

Ma solo l'1,27% dei cipressi mediterranei era stato distrutto dalle fiamme. Lo straordinario caso di Valencia ha dato vita a uno studio internazionale di tre anni per trovare le ragioni dietro la resilienza di questa specie.

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Cosa ha fatto sì che i cipressi si salvassero? Secondo quanto riferito dagli scienziati il merito è sia della terra alla base dei cipressi, che ha fatto da spugna trattenendo l'acqua, sia delle foglie.

I test di laboratorio sono stati condotti dagli scienziati del Forest Fire Laboratory di INIA-CIFOR in Spagna e dall'Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante di Firenze (IPSP).

In passato, questa specie non è stata studiata a fondo ma sono stati considerati solo alcuni parametri” ha spiegato Gianni Della Rocca, tecnologo di ricerca dell'IPSP.

Una differenza fondamentale dei nuovi test è che essi sono stati eseguiti non solo su campioni secchi morti ma anche su ramoscelli sottili vivi con foglie di diverse dimensioni che hanno rivelato uno dei tratti principali della specie: il suo elevato contenuto di acqua.

Abbiamo osservato che il cipresso Mediterraneo, a causa della particolare struttura delle sue foglie, è in grado di conservare un elevato contenuto d'acqua, anche in situazioni di calore estremo e siccità, e questo è un punto di partenza molto favorevole per quanto riguarda il rischio di incendio”, spiega Della Rocca.

La terra presente alla base degli alberi è formata anche dai piccoli frammenti di foglie, che hanno creato uno strato intricato e compatto lento a decomporsi.

Gli incendi provocati dall'uomo rappresentano una delle più frequenti cause di degrado delle foreste nella regione mediterranea. Più di 269.000 incendi sono stati segnalati nella regione tra il 2006 e il 2010, con più di due milioni di ettari di superficie forestale andata in fumo, secondo la Fao.

E chissà che non sia proprio la Natura ad aver trovato il modo di difendersi dall'uomo.

Francesca Mancuso

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