tonno_rossoStop alla pesca intensiva del tonno rosso. Questo l'obiettivo che ha spinto il governo italiano, in particolare il ministero dell'Ambiente, a sostenere l'inserimento di questa specie ittica nella lista di quelle protette della Convenzione dell'Onu per la fauna e la flora selvatiche minacciate d'estinzione (Cites), e a stabilirne il conseguente divieto di commercio.

A spiegare le ragioni della scelta del suo dicastero è stato il ministro Stefania Prestigiacomo, affermando che solo con l'inserimento del tonno rosso tra le specie protette verrà sbloccata in sede europea "la situazione di minoranza di blocco che impediva l'intervento a tutela della specie". La pesca industriale del tonno rosso, ha ricordato il ministro, "ha causato una fortissima riduzione degli esemplari di questa specie". Motivo per cui - ha continuato - "è necessario un intervento incisivo per evitare la pesca indiscriminata anche nel mediterraneo". "Le nuove tecniche di pesca intensiva, estranee alle tradizioni della nostra marineria hanno infranto un secolare equilibrio che aveva consentito di non intaccare l'entità numerica di questa specie. Oggi il tonno rosso è a rischio e non si può più attendere", ha concluso l'esponente del governo.

La decisione di schierarsi a favore della tutela del tonno rosso è partita dal Parlamento europeo che il 10 febbraio scorso ha deciso di sostenere il divieto del commercio internazionale di questa specie ittica del Mediterraneo e quindi la sua iscrizione nella lista del Cites. Ma secondo l'organo legislativo dell'Ue la sola decisione non bastava. In una risoluzione presentata sempre il 10 febbraio gli eurodeputati della commissione Ue, hanno chiesto che la limitazione del commercio venga accompagnata anche "da un'indennità finanziaria in favore del settore tonniero". Spetterà infatti al Parlamento europeo pronunciare sulla proposta relativa all'iscrizione o meno del tonno rosso nella lista Cites. Nel precedente governo Ue non era infatti stato possibile trovare una sintesi tra coloro che erano favorevoli alle posizioni ambientaliste e chi invece sosteneva le esigenze del settore della pesca.

Come si può intuire, si tratta di un tema complesso: a fine settembre era stata respinta la precedente indicazione data da Bruxelles e cioè "allinearsi provvisoriamente sulla proposta del Principato di Monaco'' secondo cui il tonno rosso dovrebbe rientrale tra le specie in pericolo. Da allora però la situazione è cambiata: in Italia la commissione consultiva centrale della Pesca e dell'acquacoltura, presieduta dal sottosegretario Antonio Buonfiglio, il primo febbraio scorso ha deciso che la pesca del tonno rosso rimarrà bloccata per un anno nel nostro Paese. In pratica ci sarà il "congelamento" di oltre il 70% delle quote destinate all'Italia per il 2010 e assegnate alle grandi tonniere. Il 3 febbraio è stato invece il governo francese a pronunciarsi per un divieto della pesca da applicare però solo tra 18 mesi. Continuano invece a mantenere la loro contrarietà al bando Spagna, Grecia, Cipro e Malta. I tempi sono stretti: i 27 dell'Ue tenteranno di arrivare a un accordo a fine febbraio, in tempo per la prossima conferenza Cities in programma dal 13 al 25 marzo a Doha, nel Qatar.

Ma vediamo come ha reagito il nostro Paese alla decisione del ministro Prestigiacomo di appoggiare il meccanismo di tutela del tonno rosso. Soddisfatte le associazione ambientaliste, prime tra tutte il Wwf e Legambiente. Il Wwf ha definito la scelta del governo una "grande vittoria per l'ambiente". La decisione del ministro, ha spiegato in un comunicato Massimiliano Rocco, responsabile dell'ufficio Traffic del Wwf Italia "sblocca di fatto in sede europea la situazione di minoranza che impediva l'intervento a tutela della specie. Ora possiamo ben sperare che il tonno rosso possa ricevere le garanzie di tutela di cui necessita". "Solo in questo modo", ha dichiarato inoltre il vicepresidente nazionale di Legambiente Sebastiano Venneri, "sarà possibile tutelare una specie ormai rara nei nostri mari a causa della pesca indiscriminata, a tutto vantaggio della biodiversità e dell'ecosistema marino".

Diverse le reazioni degli operatori del settore che invece si sono detti preoccupati per la situazione creata dalla decisione del ministero e sono in attesa di conoscere le compensazioni promesse per i mancati redditi. Per la Lega pesca "la sentenza di condanna per il comparto tonniero era già scritta, si doveva scegliere solo la modalità di esecuzione e questa sarà la Cites". Si tratta di "una scelta prematura - continua l'associazione - compiuta in assenza di una base scientifica certa e senza mirati interventi di welfare, da cui sarà difficile tornare indietro". Ha usato toni più pacati Federcoopesca-Confcooperative affermando che "la posizione espressa dal Parlamento europeo fa ben sperare per le sorti del settore, ma lo stato di difficoltà in cui versano le imprese richiede l'adozione di rapide contromisure di sostegno che consentano di superare questo periodo di grande incertezza".

Ma dove nasce tutta l'attenzione dimostrata, sia a livello comunitario che nazionale, per il tonno rosso? Per rispondere a questa domanda basta pensare che attualmente un esemplare di questo pesce può arrivare a costare su una tavola giapponese oltre 125mila euro. Normalmente, quanto più un "prodotto" è costoso e difficile da reperire sul mercato tanto più il suo valore cresce, così come la domanda da parte di una ristretta nicchia di compratori. Per questo motivo, più che ridurne le quote di cattura, che sono un vero invito a nozze per il proliferare della pesca illegale, è necessario impedirne del tutto cattura e commercio. Una strada che il nostro governo ha deciso di fatto di intraprendere prima con la moratoria per la stagione di pesca 2010, che pertanto rimarrà bloccata nel nostro Paese per un anno, e poi con la scelta della Prestigiacomo di appoggiare la decisione presa dall'Ue di fare del tonno rosso una specie protetta.

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