discarica oasi

La prima Oasi della Biodiversità in una discarica. Accade a Moie, una frazione di Maiolati Spontini, in provincia di Ancona, dove all'interno di un impianto per lo smaltimento dei rifiuti è stato finalmente messo su un importante progetto di riqualificazione del territorio e di recupero della biodiversità locale.

Si tratta di un vero e proprio percorso di recupero iniziato nel 2011 e realizzato da Sogenus (che gestisce la discarica "La Cornacchia") grazie alle ricerche condotte dall'Orto Botanico "Selva di Gallignano" e da C.Re.Ha. Nature Soc. Coop., spin off dell'Università Politecnica delle Marche.

Discarica addio quindi? Non esattamente: a diventare un'Oasi di biodiversità è stata l'area dismessa della discarica stessa. Infatti, anche se qui la raccolta differenziata ha raggiunto percentuali molto buone, ci sarà sempre una parte residua di rifiuti che può essere trattata e smaltita solo in discarica.

Quindi, "abbiamo scelto, da sempre, di gestire il nostro impianto in assoluta sicurezza, rigore e nel rispetto dell'ambiente. Operiamo monitoraggi costanti condotti dall'Università, che producono dati rigorosamente scientifici", dichiara Eddi Ceccarelli, Presidente di Sogenus. Con questo progetto, insomma, si vuole far passare alle nuove generazioni un concetto ribaltato di discarica.

Il primo intervento è stato quello di ridurre l'impatto ambientale della discarica ripristinando gli equilibri strutturali e funzionali dell'ecosistema. Come? Realizzando una autentica copertura vegetale con specie erbacee, arbustive e arboree: sono state piantumate in 104 aiuole più di 13mila piantine, appartenenti a specie tipiche delle colline marchigiane, e creato un vero e proprio giardino didattico, dove tutte le essenze autoctone piantumate possono trovare habitat naturale e crescere rigogliosamente.

BIOMONITORAGGI – Ancora una volta le api aiutano l'uomo a monitorate l'ambiente e anche qui vengono impiegate per segnalare lo stress ambientale da inquinamento chimico: prodotti fitosanitari, metalli pesanti e radionuclidi. All'interno dell'Oasi, infatti, è stata realizzata una stazione di biomonitoraggio composta da due arnie. Ogni settimana vengono contate le api decedute e, nel momento in cui si supera la soglia delle 200, le si sottopone a delle analisi cliniche per rilevare l'utilizzo di eventuali prodotti fitosanitari. Durante gli 8 anni di biomonitoraggio, non è stata rilevata alcuna presenza di inquinamento da fitofarmaci, oltre a non essere mai stata superata la soglia critica di 200 api morte a settimana, e non si è mai verificato il superamento dei valori di riferimento di metalli pesanti (cadmio, nichel e piombo) per le aree industrializzate sulle api vive e nel miele.

Infine, nel 2014 è stata elaborata una Cartografia della Vegetazione informatizzata, utilizzata sia come strumento di monitoraggio della vegetazione, sia come riferimento per l'interpretazione dei dati provenienti dai biomonitoraggi condotti attraverso bioindicatori (ad esempio il lichene, il carabide e l'anellide).

Germana Carillo

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