salsapariglia

Per rimuovere dai suoli contaminati i metalli pesanti, in aiuto la natura. Una pianta arbustiva, la salsapariglia (Smilax aspera L.), potrebbe avere un ruolo fondamentale per il nostro pianeta, sempre più avvelenato dall'inquinamento. Non ultimo, potrebbe contribuire a ripulire il suolo attorno all'Ilva di Taranto e nei vari SIN inquinati che stanno facendo ammalare migliaia di famiglie.

Cos'è la salsapariglia? Appartenente alla famiglia delle smilacacee, nel nostro paese è nota anche col nome comune di stracciabraghe o strazzacausi. Una pianta che cresce spontanea soprattutto nei boschi, molto diffusa nelle isole. La salsapariglia è particolarmente adattata a lunghi periodi di siccità e di calore ed è comune nella macchia mediterranea. Rampicante, dal fusto flessibile e delicato, ma ricca di spine acutissime, ha delle bacche rosse, riunite in grappoli, di cui si nutriono alcune specie di uccelli.

Ma questa pianta ha molte proprietà. A scoprirle uno studio dell'Universitat Autonoma de Barcelona pubblicato sul Journal of Geochemical Exploration, in cui i biologi hanno dimostrato che la salsapariglia è molto utile nella rimozione dei metalli da suoli contaminati.

I terreni selezionati per lo studio spagnolo appartenevano ad una ex miniera di piombo e bario chiamata "Mina Maria", che si trova nel comune di Mont-ras, nella provincia catalana di Girona. Fino a quel momento, non erano a disposizione molte informazioni sulla sua capacità di decontaminare il suolo dai metalli.

La pianta era nota soprattutto per le sue proprietà depurative, visto che dalla radice vengono estratti alcuni principi attivi utilizzati per creare infusi e decotti per curare l'influenza, il raffreddore e i reumatismi. Dalla salsapariglia, in Spagna si ricava anche una bevanda analcolica, a base di estratto di radice, zucchero, miele e acqua. Almeno fino a quando si capì l'importanza che questo arbusto poteva avere non solo in relazione alla salute umana ma anche a quella dell'ambiente.

salsapariglia

Si cominciò allora a parlare di fitodepurazione. Nello studio vennero utilizzati tre tipi di terreno: terreno di controllo al di fuori della miniera, suolo contaminato in maniera moderata e suolo fortemente contaminato. Furono effettuate delle analisi sulla concentrazione dei metalli nei cespugli cresciuti in terreni con composizione metallica diversa, per determinare i vantaggi e gli svantaggi legati all'uso di questo rampicante nei processi di fitodepurazione. Con risultati positivi. Com'è noto, i suoli contaminati presentato elevate quantità di metalli le cui caratteristiche non sono affatto salutari per le piante, tra cui il pH, basso carico organico, scarsa disponibilità di acqua accentuata nel caso di climi mediterranei.

Ma la salsapariglia, come dimostrato, sarebbe un buon fitodepurarore grazie alla sua tolleranza ai metalli e il basso accumulo di piombo, bario, zinco e cadmio nelle sue foglie, abbassando così il rischio di trasferimento del metallo alla catena alimentare degli erbivori.

Una pianta, tra l'altro, conosciuta nel Salento. Qui i germogli più teneri sono raccolti e consumati proprio come asparagi selvatici, dopo essere stati bolliti.

Francesca Mancuso

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