Nativi americani a cavallo contro l’oleodotto delle sabbie bituminose

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È iniziata il 29 settembre la lunghissima cavalcata di sette nativi americani della tribù degli Anishinaabe per protestare contro l’Enbridge Alberta Clipper Pipeline, l’enorme oleodotto progettato per trasportare le sabbie bituminose del Canada negli Stati Uniti.

I miei nipoti e i miei pronipoti. Cosa ne sarà di loro? E cosa ne sarà dei loro pronipoti?” si chiede Michael Dahl, uno dei sette cavallerizzi che da domenica scorsa sta percorrendo a cavallo le 230 miglia del percorso che dovrebbe seguire l’oleodotto Alberta Clipper di Enbridge attualmente in discussione in Canada.

A cosa servirà questo oleodotto? A soddisfare la sete di petrolio degli statunitensi. Non è affatto un oleodotto nuovo di zecca, ma il raddoppio di una linea già esistente, che ha già avuto numerose perdite. Porterà il petrolio estratto dalle sabbie bituminose (le cosiddette “tar sands“) canadesi fino al confine con gli Stati Uniti, dove si allaccerà alle condotte già esistenti.

Le sabbie bituminose sono una delle fonti di idrocarburi più sporche e pericolose per l’ambiente, come dimostra la marea nera “spontanea” che è uscita dal sottosuolo dell’Alberta nel luglio scorso. Per questo da domenica sette persone, nativi americani della tribù degli Anishanaabe, stanno viaggiando a cavallo lungo la strada del petrolio canadese per dire a tutti che l’oleodotto non si deve fare.

Anche perché sarebbe il terzo oleodotto che attraversa le stesse terre: oltre a quello già esistente e al raddoppio programmato, infatti, c’è già un altro tubo chiamato “Line 67” che trasporta in senso opposto (da Chicago al Canada) i solventi iniettati in Canada nel primo oleodotto per diluire e alleggerie le sabbie bituminose. In pratica è un circolo di solventi e petrolio pesante, che va e viene tra USA e Canada e che ora Enbridge vorrebbe potenziare ulteriormente.

Ma Honor the Earth, associazione ambientalista fondata nel 1991 dai nativi americani di Stati Uniti e Canada per difendere i loro diritti ambientali, non ci sta. Anche perché, spiega l’associazione, Enbridge non è affatto affidabile: nel 2010 uno dei suoi oleodotti ha avuto una perdita nei pressi del lago Leech in Minnesota, causando un vasto incendio che ha mandato in cenere 25 acri di bosco.

Peppe Croce

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