Al via la grande alleanza per rifondare il nostro sistema malato, verso una rinascita verde dopo il coronavirus

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Una rinascita verde dopo la pandemia. A chiederla a gran voce sono stati 180 tra politici, aziende, legislatori, ONG e attivisti europei che hanno fondato l’Alleanza europea per una ripresa verde, auspicando investimenti green per riavviare la crescita economica, non appena l’epidemia del coronavirus sarà stata arginata. Combattere i cambiamenti climatici e promuovere la biodiversità ricostruirà economie più forti.

L’Unione europea si sta dirigendo verso una forte recessione innescata dal coronavirus, ma al momento è divisa su come finanziare la ripresa economica.  Le richieste di una ripartenza verde sono diventate più forti nei giorni scorsi, dopo che giovedì i ministri delle finanze europei hanno concordato il sostegno per le loro economie ma hanno lasciato aperta la questione su come finanziare questa ripresa.

I leader dell’UE dovrebbero incontrarsi la prossima settimana per discuterne, ma un gruppo di 180 responsabili politici, imprenditori, sindacati, ha esortato le autorità europee ad adottare misure che possano portare a una ripresa economica realmente sostenibile, aumentando gli investimenti verdi per sviluppare “un nuovo modello di prosperità” basato sulla sostenibilità, la protezione della biodiversità e la trasformazione del sistema agroalimentare dell’Unione Europea.

Zero emissioni di gas serra entro il 2050

Le loro richieste sono state avanzate tramite una lettera aperta per sollecitare l’UE a garantire che il pacchetto di salvataggio possa portare il blocco delle 27 nazioni a zero emissioni di gas serra entro il 2050.

La “lotta contro i cambiamenti climatici” deve essere il “nucleo della strategia economica” che l’Unione europea metterà in moto per emergere dalla crisi legata alla pandemia di Covid-19. E gli “ingenti investimenti” che saranno richiesti dovranno allinearsi ai “principi verdi”. Questa è la proposta lanciata dall’Alleanza europea per una ripresa verde. Attraverso il manifesto pubblicato martedì, alla Commissione europea viene chiesto di utilizzare il patto verde – che era in fase di sviluppo allo scoppio della pandemia – per uscire da questa crisi economica, che sarà “più forte di quella del 2008”.

I firmatari chiariscono che combattere la pandemia è la “massima priorità” e che occorre fare tutto il necessario per fermare ed eliminare il virus. Ma, esaminando le conseguenze economiche che avrà il Covid-19, sostengono che l’Europa deve dare “una forte risposta economica coordinata”. Come? Con un nuovo modello economico  che ruoti attorno a “principi ecologici”.

“Il Covid-19 non farà scomparire i cambiamenti climatici e il degrado della natura e  non vinceremo la lotta contro il coronavirus senza una solida risposta economica”, si legge nella lettera, guidata da Pascal Canfin, deputato francese che presiede la commissione per l’ambiente del Parlamento europeo. “Dopo la crisi, verrà il momento di ricostruire. La transizione verso un’economia neutrale dal punto di vista climatico, la protezione della biodiversità e la trasformazione dei sistemi agroalimentari hanno il potenziale per offrire rapidamente posti di lavoro, crescita e contribuire a costruire società più resilienti.”

La dichiarazione è stata firmata dai ministri dell’ambiente di Austria, Danimarca, Finlandia, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia, Germania, Francia e Grecia, da 37 amministratori delegati di multinazionali e grandi aziende, da 28 associazioni di categoria, confederazioni e federazioni sindacali e sette ONG, oltre a numerosi gruppi di esperti, che condividono la firma con rappresentanti di ONG ambientaliste come WWF, Birdlife o Climate Action Network.

Nella lettera, i ministri hanno esortato anche a

“resistere alle tentazioni di soluzioni a breve termine in risposta all’attuale crisi che rischiano di bloccare l’UE nell’economia dei combustibili fossili per i decenni a venire”.

Olga Kikou, Direttrice della ONG CIWF UE ha dichiarato:

“Ora più che mai, l’UE ha bisogno di creare un sistema alimentare resiliente per diminuire il rischio di nuove pandemie. La perdita di habitat e lo sfruttamento della fauna selvatica attraverso la caccia e il commercio illegale sono fra le cause dell’ultima pandemia. Proteggere l’ambiente, tutelare la biodiversità e attuare una significativa riduzione della produzione e del consumo di carne e di prodotti di origine animale sono azioni necessarie per dirigere il cambiamento verso un sistema di produzione del cibo che sia sostenibile. L’allevamento intensivo degli animali, le alte densità a cui sono allevati in gabbie strettissime o in capannoni ci mette tutti a rischio di diffusione di malattie. La nostra società semplicemente non può permettersi di affrontare un’altra pandemia. Dobbiamo mettere fine all’allevamento intensivo, ora.”

Secondo quanto si legge nella lettera è giunto il momento di trasformare questi piani in azioni e investimenti che cambieranno la vita dei cittadini e contribuiranno alla rapida ripresa dell’economia e della società.

Fonti di riferimento: Euobserver, Twitter

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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