Quinto conto energia: bene il decreto sviluppo, ma urge modificare il registro degli impianti

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Quinto conto energia. I vantaggi introdotti dal Decreto sviluppo, approvato lo scorso venerdì dal Consiglio dei Ministri, potrebbero essere annullati qualora non venisse modificata la soglia di accesso al registro, secondo quanto previsto dall’attuale bozza del decreto sugli incentivi al fotovoltaico.

Lo ha detto Valerio Natalizia, Presidente GIFI-ANIE, che da tempo sollecita le parti in causa, in primis il governo, a trovare una soluzione che possa portare ad un’innalzamento della soglia di accesso al registro degli impianti fotovoltaici. Secondo il Quinto conto energia l’obbligo di iscrizione dovrebbe essere valido per quelli da 12 kW in su.

Anche le Regioni, tra le modifiche proposte, hanno richiesto l’esonero dall’obbligo di iscrizione al registro degli impianti fotovoltaici di potenza fino a 100 kW, per i quali il costo annuo indicativo degli incentivi del semestre non superi i 50 milioni di euro. Ma GIFI-ANIE puntanto ad arrivare fino ai 200 kW di potenza.

Natalizia, pur esprimento soddisfazione riguardo ad alcuni punti del Decreto sviluppo, ed in particolare sugli incentivi per i green jobs, si è detto seriamente preoccupato “della persistenza del registro per gli impianti fotovoltaici che così come proposto andrebbe a vanificare gli elementi positivi introdotti dal DL Sviluppo e aumentare il tasso di disoccupazione nel settore fotovoltaico“.

Perché? Secondo le associazioni tale meccanismo non contribuirebbe al controllo della spesa e avrebbe inoltre lo svantaggio di produrre un eccesso di burocrazia, di far lievitare i costi per le aziende del settore e di ridurre la competitività del comparto industriale.

Un registro a 12 kWp – continua Natalizia non è nell’interesse delle aziende di qualsiasi settore: un impianto fotovoltaico può concretamente ridurre i costi energetici aumentando quindi la competitività. Il rallentamento dello sviluppo del settore fotovoltaico – conclude Natalizia – causerebbe notevoli danni a tutti a partire dalle casse dello Stato. Si impedirebbero importanti flussi di IVA e tasse pagate dalle aziende del settore le quali, continuando a crescere, non sarebbero costrette ad assorbire altre risorse pubbliche, a cominciare dalla cassa integrazione. Il registro è una scelta sbagliata.

Messaggio inviato.

Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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