Nucleare contro Rinnovabili: a rischio 40.000 posti di lavoro

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È vero, in molti avevano cominciato a speculare sul settore delle fonti rinnovabili. Ed è altrettanto vero che gli incentivi sul fotovoltaico stabiliti dal governo italiano sono i più alti di tutta Europa. E forse non era solo merito del cambiamento di mentalità dei cittadini se il settore stava crescendo a dismisura… Eppure, tutto questo non sembra ancora giustifica un decreto – quello firmato pochi giorni fa dal Presidente della Repubblica Napolitano – ribattezzato subito “L’ammazza rinnovabili”, per le possibili conseguenze che avrà su tutta la filiera italiana. In gioco ci sono infatti la bellezza di 40.000 posti di lavoro. Coma mai nessuno si accorga del pericolo? O forse si intende favorire in modo subdolo qualcos’altro… e, soprattutto, qualcun altro?

Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, non ha dubbi: per imporre il nucleare il governo sta distruggendo il settore delle energie rinnovabili, che invece sta crescendo. Le banche stanno già disdettando i mutui agli impianti e le imprese stanno subendo l’annullamento degli ordini. Questo spinge al fallimento migliaia di imprese. La Puglia, si sa, è leader nel settore dell’energia solare, ma a essere preoccupato non è solo chi governa. Quel decreto è un’uscita incredibile – sostiene Enzo Tucci, vice presindente del Distretto pugliese delle Energie Rinnovabili “La Nuova Energia“ – la democrazia energetica che permetteva al cittadino o all’impresa di autoprodursi l’energia che serve viene danneggiata.

Difficile dargli torto. Assosolare, Legambiente, WWF, tutti parlano di ripercussioni negative non solo per l’ambiente ma anche, e non si sa quale delle due sia peggio, per un’economia locale fatta da migliaia di imprese. Eppure il governo tira dritto per la sua strada. A dargli man forte, guardacaso, arriva l’ENEL, azienda che più di tutti farà affari d’oro con l’energia nucleare, divenuta nel giro di un anno la principale rivale delle fonti rinnovabili in generale. L’amministratore delegato Fulvio Conti, in un’audizione alla Commissione Bilancio della Camera, ha ricordato, tra le altre cose, che le ricadute occupazionali saranno di (ben) 3.000 posti lavoro a unità, il che significa che per le 4 unità previste lavoreranno circa… 12.000 persone. Almeno fino al termine dei lavori. Per gestire ogni centrale, infatti, non servirà neanche un decimo dei posti di lavoro minacciati dal decreto sulle rinnovabili. Basteranno1.200 persone. In tutto.

Roberto Zambon

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