Le cave come le spiagge: canoni troppo bassi

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Un dossier Legambiente presentato ieri a Catanzaro, ha fotografato lo stato attuale delle cave in Italia, facendo emergerere un quadro complicato dalle inefficienze dello Stato e dalle infiltrazione delle mafie. Ma ad emergere sono soprattutto le perdite della collettività, di svariate centinaia di milioni di euro all’anno.

L’evidenza che balza immediatamente agli occhi sono proprio i guadagni incassati dai cavatori in concessione. A fronte di un guadagno stimato di 1 miliardo 735 milioni di euro all’anno, le 6.000 cave italiane di sabbia e ghiaia, risorse non rinnovabili, pagano mediamente il 4% alle Regioni, per complessivi 53 milioni di euro. In alcune regioni, Valle d’Aosta, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna, si cava gratis.

Colpa delle normative, statale del 1927 e regionale del 1977, con l’aggravante che le Regioni, deputate a controllare e a regolamentare, sembrano del tutto disinteressate. Ma non eravamo in crisi ?

Il dossier confronta poi la nostra situazione con quella degli altri paesi, tra cui risalta in particolare l’esperienza del Regno Unito, dove le cave pagano il 20% dei guadagni. Con queste percentuali, in Italia, si incasserebbero 567 milioni di euro.

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