La banca che non ti aspetti: “verde” e responsabile

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Alzi la mano chi nutre pensieri gentili e ammirati verso la propria banca. Sì, avete capito bene: quella che ogni tanto magari s’inventa una voce in più nell’estratto conto. Oppure fa fatica ad alzare i tassi quando favoriscono i depositanti, mentre per alzarli a suo favore oplà!, batti le palpebre e l’ha già fatto.

 

Ebbene, da oggi c’è un motivo in più…insomma, c’è almeno un motivo per avere ogni tanto un pensiero che si potrebbe definire quasi ammirato, o di una qual certa considerazione, per la propria banca. La fotografia delle banche uscita dal Forum Csr (Corporate social responsibility, la responsabilità sociale d’impresa all’inglese) promosso da Abi il 10 e 11 febbraio a Roma, appuntamento ormai ricorrente (quinta edizione) per fare il punto sulla “contaminazione socialmente responsabile” all’interno del settore bancario, restituisce una fotografia piuttosto buona (ci si stupisce quasi di poterlo scrivere, lo ammetto…) degli istituti di credito: sempre più “verdi” e responsabili.

Partiamo dalla dimensione green. Ebbene, pare che più di quattro banche su cinque (l’81%) abbia all’interno della sua offerta prodotti finanziari attenti al climate change e all’effetto serra. Ad esempio, più dei tre quarti delle banche (il 77%) offre prodotti a tassi agevolati per favorire iniziative, attività, progetti che contribuiscono a ridurre le emissioni di Co2 in atmosfera, per contrastare cioè i cambiamenti climatici, e a combattere l’effetto serra che sta facendo fare una drammatica sauna a questo piccolo pianeta.

Ma non finisce qui, perché la banca che non ti aspetti è anche quella che in quasi due casi su tre (il 63%) ha anche una bella certificazione ambientale da mostrare in bacheca. Beh, chi l’avrebbe mai detto?

Sull’altro versante, quello della dimensione socialmente responsabile propriamente detta, le banche stupiscono ancora. I numeri resi noti da Abi infatti dicono che ben l’80% delle banche pubblica il bilancio sociale e più della metà lo pubblica insieme al bilancio d’esercizio.

E va loro riconosciuto che sono state uno dei primi settori, anzi il primo in Italia, a sviluppare un’attenzione a livello di sistema nei confronti della Csr, elaborando molti anni fa un modello di redazione del bilancio sociale.

Che una nuova generazione di banche, verdi e socialmente responsabili, stia crescendo sotto i gli occhi esterrefatti dei clienti? O che l’esempio di Banca Etica stia veramente contaminando eticamente l’intero settore, come un virus dalla potenza inattesa? Magari non sono in molti ad essersene accorti e a crederci fino in fondo (e c’è da capirli), ma così è, se vi pare.

Andrea Di Turi


Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Schär

Schär Bio, il gluten free biologico che ha contribuito a far nascere una foresta

Orto d’Autore

Come scegliere una marmellata buona e di qualità

Misura

In arrivo più di 13mila nuovi alberi in Italia, dai calanchi di Matera all’agricoltura urbana di Milano

Mediterranea

Olio di oliva e materie prime a km0: come nasce una crema Mediterranea

Naturale Bio

Tè matcha per restare in forma: come introdurlo nella propria dieta

Miomojo

Le borse vegan tutte italiane realizzate con “pelle di cactus” e scarti delle mele

Cristalfarma
NaturaleBio
Seguici su Instagram
seguici su Facebook