carbone 2017

Il petrolio è attualmente a prima fonte energetica, ma ancora per poco. Dal 2017 questo primato sarà conquistato da un'altra fonte inquinante, il carbone. Un po' come passare dalla padella alla brace, ma questa è la prospettiva illustrata dall'Agenzia Internazionale per l'Energia nel suo nuovo dossier annuale Medium-Term Coal Market Report.

Nel mix energetico mondiale, la quota del carbone si appresta a diventare la fonte numero uno di energia nel 2017. Ma ciò che fa ancora più scalpore è che il tasso di crescita del carbone negli ultimi dieci anni è rallentato ad un ritmo vertiginoso. Il consumo mondiale di carbone entro il 2017 sarà pari a 4.320 milioni di tonnellate di petrolio equivalente (btoe). L'AIE prevede che la domanda di carbone aumenterà in ogni regione del mondo, ad eccezione degli Stati Uniti, dove il carbone è stato sostituito dal da gas naturale.

"Grazie alle abbondanti forniture e alla domanda insaziabile di potere dei mercati emergenti, il carbone ha soddisfatto quasi la metà della crescita della domanda globale di energia nel corso del primo decennio del 21° secolo", ha detto il direttore esecutivo dell'AIE Maria van der Hoeven. "Questo rapporto ha analizzato questa tendenza continua. In realtà, il mondo brucerà circa 1,2 miliardi di tonnellate di carbone in più all'anno entro il 2017 rispetto ad oggi, l'equivalente del consumo di carbone di Russia e Stati Uniti messi insieme".

Secondo gli esperti, dunque, con questi ritmi la quota del carbone nel mix energetico globale toglierà il ben poco lodevole primato al petrolio entro un decennio, se non verranno apportate delle modifiche alle politiche attuali.

Tra gli autori principali di questa corsa sfrenata, ci sono Cina e India che guideranno la crescita del consumo di carbone per i prossimi cinque anni. Secondo il dossier, la Cina che lo scorso anno ha fatto registrare il 46,2% del consumo mondiale, potrebbe raggiungere quota 50% nel 2014 e superare il resto del mondo nella domanda di carbone durante tale periodo, mentre l'India diventerà il più grande importatore di carbone via mare e il secondo più grande consumatore, superando gli Stati Uniti.

Solo una forte concorrenza a basso prezzo del gas potrebbe efficacemente ridurre la domanda di carbone invertendo questa tendenza. "L'esperienza degli Stati Uniti suggerisce che un mercato del gas più efficiente, caratterizzato da prezzi flessibili e alimentato da risorse interne non convenzionali che vengono prodotti in modo sostenibile, possono ridurre l'uso del carbone, le emissioni di CO2 e le bollette elettriche dei consumatori, senza danneggiare la sicurezza energetica", ha proseguito van der Hoeven.

Tutti preoccupati per il carbone dunque, ma alla sorte delle rinnovabili qualcuno avrà rivolto un pensierino? Una speranza c'è. Nel 2035, secondo il World Energy Outlook le fonti fossili supereranno il carbone.

Sperando che allora per il pianeta non sia già troppo tardi.

Francesca Mancuso

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