rio20

Rio+20, il Summit brasiliano sullo sviluppo sostenibile si è concluso lasciando dietro di sé una lunga scia di delusione. L'accordo finale messo a punto dalle 193 delegazioni presenti in Brasile difficilmente potrà salvare il pianeta e rilanciare l'economia in chiave sostenibile.

Dal bonus per le fonti fossili alla salvaguardia degli oceani, molte i punti riconfermati rispetto ai precedenti accordi ma pochissimi i passi avanti legati al nuovo documento. Un'occasione attesa ma gettata alle ortiche. Legambiente lo ha definito un vertice caratterizzato “da una mancanza assoluta di leadership politica, che ha prodotto un documento debolissimo, che non contiene nessun tipo d’impegno concreto, in particolare per quanto riguarda l’aiuto finanziario ai paesi poveri per sostenere la loro transizione verso un’economia verde equa e solidale”.

Severo il commento degli ambientalisti. A vent’anni dal primo Summit sulla sostenibilità, le attese erano tante. Aveva commosso la platea il messaggio della giovane 17enne australiana Britney Trilford che come Severn Suzuki ha accusato i grandi del mondo di star contribuendo alla rovina del pianeta, non riuscendo a trovare soluzioni adeguate per salvarlo, mentre il tempo passa inesorabile.

"Il carattere bilaterale e volontario delle risposte giunte sul fronte degli aiuti finanziari ai paesi in via di sviluppo per supportarli nella transizione verso una green economy equa e solidale rischia di compromettere l’approccio multilaterale e di penalizzare ulteriormente quelli più poveri - dice il Presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -. L’unica nota positiva è la forte vitalità della società civile e la dinamicità di un pezzo non trascurabile delle imprese, che creano le condizioni per l’avvio di una forte mobilitazione verso un’economia verde equa e solidale, con cui combattere anche la povertà. Per il resto, il fallimento è triste anche se era prevedibile. Una partita giocata da un’Europa incapace di esercitare un potere reale, Usa distratti, economie emergenti dall’atteggiamento altalenante e il forte peso delle lobby del petrolio affinché nulla cambi".

Non è dello stesso avviso il Ministro dell'Ambiente Corrado Clini, presente a Rio, secondo cui il raggiungimento dell'accordo si deve anche alla medazione italiana: "Mi sono fatto carico, anche sulla base della forte e lunga cooperazione che abbiamo con il Brasile in campo ambientale, di facilitare un dialogo tra il Brasile e l'Ue", ha spiegato. "Abbiamo favorito la mutua comprensione e i brasiliani hanno accolto la richiesta di un documento migliore su alcuni punti".

E rassicura: "L’Italia accoglie con favore il documento conclusivo della conferenza, preferisce vederlo come un nuovo capitolo di un rinnovato impegno comune. È un cammino che in Europa proseguirà con il prossimo Consiglio Ue in cui si stabilirà il rapporto tra gli obiettivi di crescita e quelli di rafforzamento della green economy".

Contenti loro...

Francesca Mancuso

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