petrolio passera

Da estrazione idrocarburi possibili 25mila posti”. Queste le parole del Ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, nel corso di un'audizione al Senato. A suo avviso, la produzione nazionale di idrocarburi potrebbe essere uno dei punti principali della strategia energetica nazionale.

"Abbiamo ingenti riserve di gas e petrolio che possono soddisfare il 20% dei consumi nazionali dal 10% attuale. Si possono generare 15 miliardi di euro di investimenti e 25mila posti di lavoro, si può ridurre la bolletta per le importazioni di energia di 6 miliardi, aumentando il pil di mezzo punto".

Facilmente intubili le reazioni di ambientalisti e degli addetti ai lavori del settore delle rinnovabili, in un momento delicato come questo, mentre si parla di nuovi decreti per incentivare la produzione di energia da fonti rinnovabili ed in particolare attraverso il fotovoltaico, col discusso e discutibile Quinto conto energia.

Legambiente ha subito replicato alle parole di Passera: “Il ministro ha svelato le sue carte: frenare con ogni mezzo le rinnovabili per favorire le fonti fossili. Difficile comprenderne la logica ma è evidentemente questo il piano di un ministro che si sta battendo per penalizzare le fonti rinnovabili, additandole come responsabili degli aumenti in bolletta, attraverso limiti annui agli investimenti, burocrazia e riduzione degli incentivi che aumentano le incertezze sulla realizzazione degli impianti, e con limiti perfino per gli impianti casalinghi” ha detto il presidente Vittorio Cogliati Dezza.

Di recente si era accesa una polemica riguardante alcune dichiarazioni di Passera sul peso dei costi dei finanziamenti per le rinnovabili sulla bolletta degli italiani. Ciò lo aveva portato a scontrarsi col collega Corrado Clini.

"Le fonti rinnovabili termiche ed elettriche, il risparmio e l’efficienza energetica sono la strada maestra per ridurre i costi delle bollette di famiglie e imprese - continua Cogliati Dezza –. Sono questi gli ingredienti di una ricetta democratica, valida per tutto il paese, al contrario di quello che succederebbe con l’estrazione di petrolio, per cui si arricchirebbero in pochi ma si danneggerebbe il patrimonio ambientale di tutti. Il Governo dovrebbe dare certezze allo sviluppo di uno scenario energetico sostenibile, cambiando i decreti attraverso il coinvolgimento delle aziende e delle associazioni del settore e presentando, finalmente, i decreti sulle rinnovabili termiche che si attendono ormai dal settembre 2011".

Ma perché gli idrocarburi, oltre ad avere l'onere di inquinare, non garantirebbero un futuro all'insegna dell'occupazione, contrariamente alle dichiarazioni del Ministro Passera? Secondo Legambiente, le riserve stimate di 187 milioni di tonnellate, agli attuali tassi di consumo, verrebbero consumate in soli due anni e mezzo, mentre i 25mila posti di lavoro ipotizzati dal ministro con l’estrazione di idrocarburi, corrispondono alla metà delle persone impiegate nel settore delle fonti pulite. Occorre dunque "una seria prospettiva basata sullo sviluppo delle rinnovabili, e i nuovi occupati potrebbero arrivare a 250mila unità. Ossia 10 volte i numeri propagandati da Passera per gli idrocarburi".

L'onorevole Francesco Ferrante, senatore del PD, ha aggiunto: "L’Italia si deve muovere su più direttrici, con eguale convinzione: ridurre il costo del gas attraverso più rigassificatori, più gasdotti e una maggiore capacità di stoccaggio, incentivare l’efficienza energetica e sostenere convintamente le energie rinnovabili". Ma ci sono dei limiti, legati, secondo Ferrante all’efficienza della misura fiscale della detrazione del 55% ancora non stabilizzata. Per quanto riguarda le energie rinnovabili, secondo il senatore "il governo rischia il cortocircuito, perché pone sì giusti obiettivi, ma dal suo orizzonte sembra scomparso il decreto sulle rinnovabili termiche e quelli che saranno sottoposti alla Conferenza Stato Regioni vanno assolutamente modificati, pena l’affossamento del settore".

"Sarebbe un errore grave – conclude Ferrante - cercare quei fantomatici 20 mila posti di lavoro nelle trivellazioni, mentre ce ne sono sino a 100 mila a rischio nel settore delle rinnovabili."

Francesca Mancuso

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