piano emissioni

CO2. Il piano di riduzione delle emissioni inquinanti è stato presentato ieri dal Ministro dell'Ambiente Corrado Clini al Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica. L'obiettivo? Raggiungere i livelli europei nel taglio delle emissioni nell'atmosfera entro il 2020, all'interno del pacchetto Ue clima energia (20-20-20).

Secondo il Piano nazionale per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica e degli altri gas serra, saranno messe in atto delle misure volte alla riduzione delle emissioni inquinanti. Come? Ecco i punti salienti del Piano nazionale:

1. In primo luogo, attraverso l'istituzione e l'aggiornamento, presso il Ministero dell’ambiente del Catalogo delle tecnologie, dei sistemi e dei prodotti per la decarbonizzazione dell’economia italiana. Puntare dunque alle innovazioni tecnologiche per limitare le emissioni, cui collegare lo sviluppo della filiera nazionale delle tecnologie eco-sostenibili, con particolare riferimento sia alle “nuove” fonti rinnovabili nel solare, nella geotermia, nei biocombustibili di seconda/terza generazione, sia ai sistemi avanzati per l’efficienza energetica in tutti i settori dell’economia.

2. In secondo luogo, occorre promuovere l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili rappresentate dalla Smart Cities, le città intelligenti con ridotte emissioni. A ciò va collegata anche la promozione dell’eco-efficienza nell’edilizia, sia nella costruzione dei nuovi edifici che nella ristrutturazione di quelli esistenti, a partire dal patrimonio pubblico. Infine, occorre puntare all'estensione fino al 2020 del credito di imposta già applicato all’efficienza energetica nell’edilizia (55%) per gli investimenti legati alla riduzione delle emissioni inquinanti.

3. E veniamo ai trasporti. In questo settore, secondo il Piano, sarà necessario favorire la mobilità di merci e persone con progressivo spostamento dalla strada alla ferrovia, e con l’obiettivo di rendere più competitiva la ferrovia rispetto al trasporto aereo nelle tratte nazionali.

4. Non potevano di certo mancare i rifiuti, che vanno valorizzati in senso energetico.

5. Riguardo alle rinnovabili, il Piano prevede una revisione progressiva dei meccanismi di incentivazione delle fonti rinnovabili per la generazione di elettricità e calore, fino al raggiungimento della “grid parity” insieme al rafforzamento ed estensione fino al 2020 del meccanismo dei “certificati bianchi”, i titoli di efficienza energetica;

6. Fondamentale anche l'introduzione della tassa sulle emissioni di carbonio, l'ormai famosa “carbon tax”, con esclusione però dei settori industriali già obbligati all’acquisto dei permessi di emissione di CO2 dalla direttiva europea “Emission Trading” che fa parte del Pacchetto Clima Energia. I proventi della carbon tax e della vendita dei permessi di emissione di CO2 vanno però indirizzati a sostegno gli investimenti pubblici e privati nella riduzione dell’intensità di carbonio dell’economia, anche attraverso il potenziamento del “Fondo Rotativo del Protocollo di Kyoto”.

7. Foreste e boschi. All'interno del Piano nazionale trova posto anche la gestione del patrimonio forestale, boschivo e dei suoli agricoli ai fini della “cattura del carbonio atmosferico e della produzione di biomassa per la filiera dell’energia e dei biocombustibili di seconda generazione".

In questo modo, la riduzione delle emissioni di CO2 e dei gas serra è un traguardo raggiungibile per l'Italia. La proposta di Clini, così strutturata, tiene conto del cosiddetto Pacchetto Clima Energia che, lo ricordiamo, impegna gli Stati membri dell’Unione Europea a raggiungere entro il 2020 il 20% di impiego delle fonti rinnovabili nel consumo primario di energia, il 20% di risparmio energetico in tutti i settori e il 20% di riduzione delle emissioni dei gas serra. Tale pacchetto, che ha come data ultima il 2020, è a sua volta inserito all'interno di un'iniziativa di più lunga durata, la Roadmap per una transizione verso un’economia a basso contenuto di carbonio entro il 2050, in cui ci sono delle tappe intermedie di riduzione delle emissioni di CO2. Partendo dal 25% al 2020, del 40% al 2030, del 60% al 2040 e dell’80% al 2050, in rapporto ai livelli del 1990.

Secondo Clini, tali obiettivi "si sposano con l' innovazione tecnologica, con il cambio delle filiere di produzione che, peraltro, mettono l'economia europea in grado di competere con l'economia degli Stati Uniti, dell'India, della Cina e del Brasile, che stanno investendo tantissimo nelle nuove tecnologie a basso contenuto di carbonio".

Francesca Mancuso

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