decreto associazioni

Decreto rinnovabili. È caos sugli incentivi da destinare alla produzione dell'energia pulita. Le associazioni sono già sul piede di guerra e sono pronte a far sentire la propria voce nel corso della manifestazione che si svolgerà mercoledì 18 aprile prossimo davanti a Montecitorio.

Nonostante il Ministero dello Sviluppo Economico abbia assicurato che tra i principali obiettivi cui punterà il governo vi è innanzitutto il superamento degli obiettivi europei previsti per il 2020. Ricordiamo che tra i punti principali del decreto reso noto qualche giorno fa dal MiSE e dal Ministero dell'Ambiente, vi è la stabilizzazione dell'incidenza degli incentivi sulla bolletta, con una riduzione di spesa di circa 3 miliardi di euro all'anno rispetto al costo inerziale che si sarebbe raggiunto con il precedente regime ed una maggiore attenzione all'innovazione ed alle sue ricadute sulla filiera economica del Paese.

Ma il mondo delle rinnovabili nutre seri timori che quanto di buono è stato conquistato e realizzato in questi anni possa subire una battuta d'arresto a causa delle nuove condizioni legate al decreto. Sosrinnobabili ed Anie/Gifi, in particolare, con un comunicato congiunto hanno sottolineato il fatto che le fonti pulite di energia stanno cambiando il sistema energetico italiano con vantaggi che diventano sempre più evidenti in termini di produzione (considerato che attraverso le rinnovabili produciamo il 26,6% dell'energia elettrica consumata), di riduzione delle spese legate al protocollo di Kyoto, di creazione di oltre 100mila nuovi posti di lavoro, ma anche economici: “Questa prospettiva è in pericolo, proprio perché sta mettendo in crisi i grandi gruppi energetici e gli impianti di produzione di energia elettrica da carbone, petrolio e gas”. E la colpa sarebbe anche del ricorso ad una “campagna mediatica che sta mettendo in luce solo i rischi e gli impatti in bolletta di questa crescita e non gli enormi vantaggi per il Paese, i cittadini e le aziende da una prospettiva di investimento in un modello energetico pulito, efficiente, distribuito”.

Le associazioni lamentanto infatti che invece di approvare i decreti attuativi per le rinnovabili termiche e quelle elettriche (fotovoltaico escluso) attesi da settembre ancora adesso “si parla di tagli radicali degli incentivi per il fotovoltaico con un, nuovo, quinto conto energia e di limiti e tagli per tutte le altre fonti”.

Anche Legambiente ha detto la sua attraverso il vicepresidente Edoardo Zanchini, secondo cui i nuovi decreti “sono una brutta sorpresa che rischia di avere un impatto devastante sul settore, con un brusco stop agli investimenti nel territorio italiano”.

Secondo Legambiente infatti “sarà impossibile per famiglie e imprese avere certezza per i finanziamenti e, soprattutto, accesso al credito da parte delle banche. I testi contengono impedimenti burocratici e barriere agli investimenti che avrebbero l’effetto di fermare i successi realizzati in questi anni in termini di produzione di energia pulita e di nuova occupazione”. E da buoni italiani, secondo Zanchini, ci stiamo affidando ancora una volta ad un modello che prevede lunghe trafile burocratiche, ben lungi dal “modello ispirato alla Germania, semplice e con incentivi certi nel tempo".

Non poteva mancare il commento del senatore Francesco Ferrante, responsabile per il Pd delle politiche relative ai cambiamenti climatici: “Ha ragione il Ministro dell’Ambiente Clini nel paragonare per la sua rilevanza il confronto che si è avuto in questi giorni sulle energie rinnovabili a quello avvenuto sull'articolo 18. E proprio in ragione di questa rilevanza che i decreti che il Governo ha inviato all’esame della Conferenza Stato- Regioni sono drammaticamente inadeguati.”

Le novità introdotte dai decreti, dal rinvio retroattivo dei certificati verdi al taglio dei premi per la bonifica dei tetti in amianto, non piacciono proprio a nessuno. “I decreti devono essere assolutamente corretti, eliminando innanzitutto le pastoie burocratiche come il complesso sistema dell’iscrizione a registri di prenotazione e di aste competitive per la realizzazione degli impianti, anche di taglia medio-piccola, che imbriglieranno il settore, rendendo impossibile raggiungere gli obiettivi europei”. E tra le modifiche da apportare, secondo il Senatore vi è in primo luogo il ripristino del bonus per la bonifica dei tetti ricoperti di amianto e un “approccio più concreto e meno inficiato dal clima di ‘caccia alle streghe’, che ha individuato nelle rinnovabili il facile ma falso motivo di aggravio delle bollette energetiche.

L'appuntamento è per tutti a Montecitorio, quando il 18 aprile le voci non ascoltate si leveranno insieme per difendere un futuro all'insegna dell'energia pulita.

Francesca Mancuso

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