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Quinto conto energia, arrivano le prime reazioni ai decreti che di fatto riducono gli incentivi al fotovoltaico. Mercoledì scorso sono stati varati due schemi di decreti ministeriali in materia di energie rinnovabili. I due provvedimenti definiscono il nuovo quadro di incentivi per il fotovoltaico, ovvero il Quinto Conto Energia, e per le rinnovabili elettriche non fotovoltaiche (idroelettrico, geotermico, eolico, biomasse biogas).

Oggi, dopo le polemiche e le attese che hanno segnato soprattutto la messa a punto del Quinto Conto Energia, con la querelle sulle bozze di decreto circolate in precedenza, non sono mancate le prese di posizione e le critiche da parte di associazioni ambientaliste e di imprenditori delle rinnovabili ma anche da parte di esponenti politici: "Con i tetti annui e la registrazione preventiva degli impianti, c'è il rischio di uno stop agli investimenti" nelle rinnovabili. Almeno secondo Legambiente che, il giorno dopo l'approvazione dei decreti ministeriali sulle energie rinnovabili (attualmente all'esame dell'Autorità dell'Energia e della Conferenza Stato-Regioni Conferenza Stato - Regioni) tra cui il tanto atteso e già criticato Quinto Conto Energia, affida i sui malumori ad un comunicato stampa, ribadendo la necessità di una giornata di protesta, confermata per il 18 Aprile a Roma, davanti a Montecitorio.

Secondo Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, "È evidente il mancato confronto con le associazioni e le aziende del settore. Nei decreti ministeriali varati ieri c'è qualche passo avanti ma si rischia di bloccare lo sviluppo delle fonti pulite con i tetti annui alle installazioni, il complicato sistema delle aste e l'obbligo dei registri per gli impianti che tolgono ogni certezza agli investimenti. I limiti annui fissati per le diverse fonti, inoltre, rendono impossibile raggiungere gli obiettivi europei al 2020. Se, rispetto alla prima bozza, si vede il ruolo positivo svolto dal Ministro dell'Ambiente Corrado Clini, questo non può comunque bastare. Non si può essere soddisfatti di una proposta che, di fatto, rende più incerti e complicati gli investimenti per famiglie e aziende". Pertanto, secondo Zanchini, "Occorre rivedere i decreti con una regia che deve coinvolgere anche il Gse e l'Autorità per l'energia, in modo da evitare che la pressione dei grandi produttori termoelettrici abbia il sopravvento ma, soprattutto, occorre intervenire sui registri previsti per gli impianti e sui tetti annui alle installazioni che impediscono ogni certezza agli investimenti, tanto da rendere assolutamente utopistica la promessa del ministro Passera per cui dovremmo anticipare gli obiettivi europei al 2020". Legambiente rileva, poi, la mancanza di novità riguardo alla possibilità di premiare efficienza energetica e l'autoconsumo di energia prodotta da fonti rinnovabili, ad esempio aprendo reti elettriche private per condomini ed utenze distribuite ma anche cancellando le tasse che incidono, ingiustamente, sulla cogenerazione e sulla vendita diretta di energia prodotta da tecnologie rinnovabili. Il comunicato di Legambiente si conclude con l'auspicio di un confronto vero e trasparente con le aziende e le associazioni di settore che favorirebbe lo sviluppo delle fonti rinnovabili in Italia, capaci di creare nuova occupazione, ridurre le importazioni delle fonti fossili e diminuire i costi in bolletta.

Anche Angelo Bonelli, Presidente della Federazione dei Verdi, è intervenuto all'indomani dell'approvazione dei decreti sulle rinnovabili. Secondo quanto riportato dal quotidiano "Il Tempo", Bonelli ha criticato duramente i decreti per le energie rinnovabili e il fotovoltaico presentati ieri dai ministri Passera e Clini: «Dalla nota congiunta dei ministri dello Sviluppo Economico Passera e dell'Ambiente Clini –ha dichiarato Bonelli- si evince che sarebbero state confermate le bozze più' o meno circolate 'clandestinamente' e che erano state attribuite a Enel che, del resto, non ha mai nascosto il fatto che le rinnovabili siano ormai in competizione con la generazione fossile» Anche Bonelli ritiene che il Governo abbia agito senza una reale consultazione con le associazioni delle rinnovabili, dimostrandosi di fatto poco favorevole a quest'ultime.

Anche altri esponenti politici hanno fatto sentire la propria voce: Francesco Ferrante, responsabile delle politiche sui cambiamenti climatici ed energia del Pd, e Roberto Della Seta, capogruppo Pd in Commissione Ambiente, hanno diffuso una nota congiunta: «Condividiamo la scelta del Governo di puntare a obiettivi più ambiziosi di quelli scelti dal Governo Berlusconi e di quelli che la stessa Europa ci imporrebbe per quanto riguarda la percentuale di energia elettrica da fonti rinnovabili che passerebbe dal 26% al 35% nel 2020- dicono i due esponenti del Pd- Ma gli strumenti scelti per rendere concreto il raggiungimento di tale target non sembra non adeguati». Poi, ancora una volta, la questione delle mancate consultazioni: «In nessun altro campo e sicuramente in nessun altro Paese europeo, provvedimenti così importanti si prendono senza farli precedere da consultazioni formali con i rappresentanti di settore, procedura che eviterebbe per esempio che i provvedimenti scontino eccessi di "teorizzazioni professorali" che non tengono conto della realtà quali ad esempio l'introduzione di registri per impianti di potenza molto ridotta, e il fatto che un settore industriale così delicato sia sottoposto a continui cambiamenti di regole e che si proceda per annunci. Nel merito riteniamo che se già le aste previste dal decreto Romani per i grandi impianti erano di difficile praticabilità, adesso l'introduzione di registri per impianti relativamente piccoli (da 12 KW per il fotovoltaico e da 50 KW per gli altri) rischia di vanificare tutto l'impianto e renda impossibile il raggiungimento degli stessi obiettivi che si dichiarano in premessa. Sembra che la preoccupazione, peraltro condivisa, di tenere sotto controllo la quantità totale degli incentivi che pesano in bolletta abbia prevalso sulla costruzione di un sistema semplice, efficace ed efficiente. Abbiamo proposte concrete a partire da un ddl che abbiamo già presentato e che farebbe risparmiare a cittadini e imprese 4 miliardi di oneri impropri che pesano attualmente in bolletta elettrica, e basterebbe copiare sistemi che funzionano, come quello tedesco per sostenere il settore più vivace della green economy e forse dell'intero sistema economico e d'atra parte evitare speculazioni ed extra profitti. Confidiamo- concludono gli esponenti ecodem- Che le Regioni sappiano correggere almeno gli aspetti più evidentemente sbagliati dei decreti, e il nostro Partito farà pesare la sua forza a questo fine».

Dal canto suo, Sos Rinnovabili rilancia l'appello "Salviamo il futuro delle rinnovabili" e invita tutti ad essere in piazza il 18 Aprile per le energie pulite: «Le fonti pulite stanno cambiando il sistema energetico italiano con vantaggi che diventano sempre più evidenti in termini di produzione (che ha raggiunto il 26,6% rispetto ai consumi elettrici nel 2011), di riduzione delle spese legate al protocollo di Kyoto, di creazione di oltre 100mila nuovi posti di lavoro, ma anche economici complessivi per il Paese e oggi anche di riduzione del costo dell'elettricità nel mercato elettrico all'ora di picco grazie al solare e all'eolico. Questa prospettiva è in pericolo, proprio perché sta mettendo in crisi i grandi gruppi energetici e gli impianti di produzione di energia elettrica da carbone, petrolio e gas. È in corso una campagna mediatica che sta mettendo in luce solo i rischi e gli impatti in bolletta di questa crescita e non gli enormi vantaggi per il Paese, i cittadini e le aziende da una prospettiva di investimento in un modello energetico pulito, efficiente, distribuito. Purtroppo ora si parla di tagli radicali degli incentivi per il fotovoltaico con un, nuovo, Quinto Conto Energia e di limiti e tagli per tutte le altre fonti. Soprattutto, si vuole mettere tetti annui di spesa, aste difficilmente efficaci e registri per ogni tipologia di impianto che non sia domestico, togliendo ogni certezza agli investimenti. Il mondo delle rinnovabili, le imprese nate in questi anni, gli oltre 100mila nuovi occupati, le associazioni di settore e ambientaliste scendono in piazza per contrastare questa prospettiva. Non è accettabile che decisioni di questo genere vengano prese senza un confronto trasparente e una seria analisi costi/benefici. Soprattutto, noi pensiamo che le rinnovabili debbano essere al centro del futuro energetico dell'Italia».

Il Presidente di Anie/Gifi Valerio Natalizia ha invece definito "provvedimento miope" il nuovo Quinto Conto Energia e, anch'egli ha sottolineato la battuta di arresto che il fotovoltaico subisce con il decreto firmato ieri dai ministri Passera e Clini, mettendo a rischio anche decine di migliaia di posti di lavoro: "Bisogna cambiare paradigma – dichiara Valerio Natalizia, con una nota stampa appena diffusa, "Il fotovoltaico è un un'enorme opportunità da cogliere senza esitazioni. Il Governo, con il decreto firmato ieri, invece di disinibire lo sviluppo sostenibile del settore ha posto le basi per il rapido dissolvimento della filiera nazionale. In questo modo si vanificano gli investimenti fatti ed i 6 miliardi di spesa annui già impegnati per i prossimi 20 anni". Secondo i dati di Anie/Gifi, i benefici del fotovoltaico sono sotto gli occhi di tutti. Nel mese di marzo il 6.4% della domanda elettrica è stata soddisfatta dal fotovoltaico.Con 23 GWp (come stabilito dal 4° Conto Energia) questa quota supererebbe il 10% contribuendo parallelamente a calmierare il prezzo dell'elettricità nelle ore di picco per effetto peak shaving. Si calcola che nel solo 2011 questo fenomeno abbia permesso di risparmiare 400 milioni di euro. Con oltre 18.000 addetti diretti (100.000 considerando anche l'indotto) e, tra le altre, il 16% della produzione mondiale di inverter, l'industria fotovoltaica italiana ha generato investimenti privati di circa 40 miliardi di euro nel 2011. A fronte dei 140 miliardi di euro di incentivi nell'arco di venti anni, le casse dello Stato beneficieranno di un corrispettivo fiscale di circa 20 miliardi di euro. "Ad oggi è ancora necessario sostenere con adeguati incentivi la produzione di energia da fotovoltaico – continua Natalizia- L'incentivo serve per traghettare la tecnologia verso la piena competitività e permettere al Sistema Paese di godere dei relativi benefici siano essi di tipo energetico che di natura occupazionale, economica, ambientale e sulla salute." Secondo ANIE/GIFI, il 5° Conto Energia dovrebbe entrare in vigore non prima del 1 ottobre 2012 in modo da salvaguardare i diritti acquisiti e dovrebbe essere strutturato con un sistema senza registri, con diminuzione dell'incentivo al crescere della potenza installata. Tale riduzione dovrà essere in linea con l'obiettivo dei 7 miliardi annui, sostenibile per l'investimento e adattato ai reali prezzi di mercato in modo da garantire i finanziamenti degli impianti in un momento in cui il costo del debito è raddoppiato. Con l'ottica di premiare gli impianti virtuosi e lo sviluppo tecnologico, il 5° Conto Energia dovrà prevedere il premio per gli interventi di efficienza energetica, per la rimozione e la bonifica dall'eternit nonché il sostegno all'autoconsumo dell'energia prodotta.

Durante la conferenza stampa tenuta oggi, ANIE/GIFI è andata anche oltre, ed ha avanzato alcune idee e proposte per il consolidamento del settore fotovoltaico italiano: "Proponiamo l'esenzione IMU per tutti gli edifici fotovoltaici ed un credito fiscale per famiglie e imprese che producono energia fotovoltaica ed altri strumenti che vanno nella direzione di una piena liberalizzazione del mercato elettrico e una competizione libera da incentivi."

Andrea Marchetti

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