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Quinto conto energia. Ancora in alto mare. L'ottimismo di Clini sulla necessità di elaborare un nuovo sistema di incentivi per il fotovoltaico non è servito a placare gli animi, né delle parti a favore né di quelle contro il Quinto conto energia.

In primis, Stefano Saglia, ex sottosegretario allo Sviluppo Economico, avrebbe dichiarato che un Quinto conto energia sarebbe addirittura un errore. Secondo Saglia, infatti, il rischio legato al nuovo sistema di incentivi rischierebbe "di innescare un contenzioso con il quale si faranno del male tutti. Si dimentica che l'attuale sistema scadrà comunque a fine anno, dopo di che entrerebbe in vigore il meccanismo in stile tedesco che avevamo congegnato per consentire una discesa graduale ogni sei mesi, con un quadro certo fino al 2016". A suo avviso, dunque, il Quarto conto energia si chiuderebbe al termine della sua originaria scadenza temporale.

Non solo critiche. Da Saglia arrivano anche suggerimenti. L'ex sottosegretario ha proposto infatti di apportare delle correzioni ma non degli "non stravolgimenti". Tuttavia, secondo Saglia, "potrebbe essere l'occasione per introdurre un sistema più efficace di protezione del ‘made in’, cioè la componente industriale europea e italiana che partecipa alla produzione del settore. Con l'attuale sistema di incentivi è un paradosso che l'80% dei pannelli installati provenga dalla Cina".

E si pronuncia anche sul caro bollette che graverà sulle tasche degli italiani a partire da questo mese. Altro che taglio alle rinnovabili. Per Saglia basterebbe "completare il cavo elettrico che collega Sicilia e Calabria, in modo da recuperare ben 800 milioni di euro".

Il Ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, dal canto suo intende dare maggior spazio alle altre fonti rinnovabili, magari con un decreto ad esse dedicato, escludendo di fatto il fotovoltaico. E nonostante Clini sia sceso in campo a difenderlo, è emerso che di certo la cifra da destinare al settore scenderà drasticamente.

Hanno detto la loro anche i vertici di Enel, ed in primo luogo il presidente Paolo Andrea Colombo, secondo cui "gli effetti negativi di una programmazione sbagliata, che ha destinato al fotovoltaico incentivi importanti, sono evidenti. Se al 2011 sono stati 6 miliardi gli incentivi al settore, fino al 2030 si stima che il loro costo potrebbe arrivare a 130 miliardi di euro". Anche secondo Colombo è necessario favorire la produzione interna piuttosto che l'mportazione da altri paesi: "Nel 2010 il 50% dei pannelli è arrivato dalla Cina e il 30% da filiali italiane di imprese straniere, questo significa che lo sviluppo della tecnologia non è stato accompagnato dallo sviluppo dell'impresa. Ci aspettiamo un'adeguata ridefinizione dei meccanismi incentivanti, nuovo piano energetico nazionale che definisca strategie di lungo periodo garantendo così più competitività e indipendenza".

Pannelli fotovoltaici italiani, non è poi una cattiva idea.

Francesca Mancuso

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