fotovoltaico-liberalizzazioni-incentivi

Il fotovoltaico in aree agricole non potrà più accedere al Conto Energia. È quanto stabilito dall'articolo 65 del decreto liberalizzazioni 1/2012, approvato dal Consiglio dei Ministri il 20 gennaio e pubblicato in Gazzetta ufficiale il 24, che ha tagliato gli incentivi per gli impianti a terra per autorizzare, invece, le installazioni sulle serre. Un provvedimento che scalda gli animi e divide.

Questa disposizione metterebbe in difficoltà soprattutto chi aveva iniziato a realizzare nuovi impianti secondo la normativa vigente da soli 10 mesi, il DLgs 3 marzo 2011 n. 28, con un intervento retroattivo che fa molto discutere. Così, le associazioni di categoria, dopo aver chiesto al Parlamento di “stralciare” in sede di conversione del Decreto quella che definiscono la nuova norma "antifotovoltaico", tornano all’attacco, parlando di possibile e “pericolosissimo blocco del mercato” e di “misure retroattive, inaccettabili per una nazione democratica e civile”.

ANIE e GIFI vogliono, invece, stabilità normativa e certezza delle regole per il 2012. “Solo negli ultimi mesispiegano in un comunicato- l’industria fotovoltaica italiana aveva iniziato a recuperare terreno dopo l’empasse del primo semestre del 2011 provocata dal Decreto Rinnovabili. L’art.65 deve essere stralciato perché rappresenta per tutto il settore una ulteriore grave minaccia in termini di investimenti già in essere, posti di lavoro, reputazione nei confronti degli investitori e delle banche, di stabilità normativa e certezza delle regole. Questo provvedimento ha già causato gravi danni agli operatori italiani bloccando in molti casi i cantieri in costruzione che traguardano la scadenza del 28 marzo prevista dalla precedente legislazione”.

Sullo scottante argomento interviene anche Legambiente, che, pur apprezzando l’intervento sugli incentivi per il fotovoltaico a terra, non ne condivide né la retroattività né il rischio di danneggiamento dei paesaggi rurali: “il governo ha fatto bene a intervenire sugli incentivi per il fotovoltaico a terra, perché il boom di progetti presentati al GSE rischia di mandare in tilt il sistema e di diventare un boomerang per il futuro delle rinnovabili. Non condividiamo però l'impianto dell'articolo, in primo luogo perché cancella il fotovoltaico a terra anche per le aziende agricole dove poteva rappresentare una integrazione del reddito, poi perché l'incentivo proposto per gli impianti sulle serre è troppo generoso e rischia di diventare un volano per le speculazioni”.

Insomma, per Legambiente vengono previsti incentivi per il fotovoltaico su serra troppo generosi, con un limite di ombreggiatura altissimo, del 50%, indicazione che potrebbe “dare il via libera a speculazioni per ottenere incentivi pari a quelli delle coperture integrate negli edifici, che sono molto più alti di quelli per i pannelli al suolo. Ovviamente sotto le serre ci sarebbe tanta ombra da permettere ben poche coltivazioni, ma tanto gli incentivi coprirebbero abbondantemente anche i costi della mancata produzione”, denuncia l’associazione ambientalista.

L’obiettivo dovrebbe essere quello di promuovere una corretta integrazione tra impianti energetici e agricoltura di qualità – ha ribadito il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini - mentre una norma del genere può solo favorire le speculazioni e aumentare i problemi ambientali, incentivando anche la creazione di nuove serre, con conseguente aumento del consumo di plastiche che già oggi, in molte regioni rappresenta un grave problema per lo smaltimento”.

Ma c’è anche chi ha accolto con estrema e completa soddisfazione il provvedimento, come il Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi, che si batte contro la devastazione dell'ambiente e del paesaggio: “ci congratuliamo col Governo –scrive l’Associazione sul proprio sito- per aver preso in maniera tempestiva un provvedimento sacrosanto che risponde in modo puntuale e fermo alle innumerevoli proteste che migliaia di cittadini da ogni parte d’Italia hanno fatto riguardo alle continue manomissioni dei territori agricoli ad opera dei moltissimi impianti fotovoltaici a terra che costellano, purtroppo, le campagne. Era giunto da tempo il momento di dire basta e, per fortuna, il Governo ha detto basta!”.

Il provvedimento raccoglie anche il favore della Lipu e di Enzo Cipressi, della sezione provinciale di Foggia, che in una nota parla di un provvedimento che “ferma il saccheggio dell’ambiente promosso in nome dell’ambiente”, “a lungo sperato e invocato solo da una parte dell’ambientalismo italiano e dai comitati territoriali ma virtualmente anche dai cittadini che già oggi sborsano 5 mld di euro all’anno in bolletta per sostenere il settore e che, sicuramente, preferiscono che i propri soldi non siano impiegati per seppellire le campagne o arricchire la speculazione di pochi a scapito di famiglie e agricoltori”.

Roberta Ragni

 


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