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Per fortuna il nuovo governo capitanato da Monti è stato di parola e ha confermato fino al 31 dicembre del 2014 la proroga delle detrazioni fiscali del 55% in ambito ambientale.

Tutti coloro che decidono di effettuare i lavori di ristrutturazione per rendere più ecologica la propria casa, come installazione di pannelli solari, impianti di riscaldamento ecologico, e altre accortezze per ridurre gli sprechi energetici, potranno beneficiare di un’agevolazione fiscale sulle spese sostenute per effettuare le opere.

E a questo si aggiunge anche la detrazione strutturale (che non scadrà e non sarà mai tolta, né sostituita) del 36% per gli interventi non residenziali in zone colpite da calamità naturali.
Una decisione finalizzata ad incoraggiare la ripresa delle attività commerciali nelle zone devastate dalle alluvioni e dai terremoti, come la Liguria, la Sicilia e l’Abruzzo. Chi aprirà un negozio o un agriturismo da queste parti potrà usufruirà di questa detrazione e ravvivare così l’economia locale.

A confermare ciò che era stato già annunciato qualche giorno fa dal Ministro dell’Ambiente Corrado Clini è stato lo stesso Presidente del Consiglio Mario Monti, intervenuto ieri per presentare le procedure e gli effetti della manovra finanziaria.

Il sistema degli incentivi dovrà essere riorientato per consentire alle imprese italiane di svolgere un ruolo più rilevante nella competizione internazionale – ha detto Clini - Il decreto legislativo 28 che ha recepito la direttiva europea sulle fonti rinnovabili è stato completato solo per il fotovoltaico. Dobbiamo affrontare la tematica di tutte le altre fonti rinnovabili regolamentate a partire dalle biomasse e biocombustibili, tenendo conto che da un lato bisogna assicurare la massima utilizzazione di queste fonti e dall’altro il rispetto degli usi bilanciati del territorio”.

Ma c’è di più. Oltre alla conferma di questi sgravi fiscali (messi in dubbio dal precedente governo Berlusconi) il nuovo Governo ha evidenziato anche il problema ambientale delle aree inquinate del nostro Paese, che necessitano di essere bonificate con una certa urgenza.
Per accelerare l’iter ed intervenire in modo tempestivo, il governo Monti ha studiato un modo per rendere più semplice la trafila per bonificare aree particolari, ad esempio quelle inquinate dall’amianto, le zone in difficoltà per l’emergenza rifiuti, separando in fasi distinte tutto il processo e renderlo così più facilmente controllabile.
Un’occasione per diminuire i tempi di attuazione e controllare meglio l’iter burocratico soggetto alla corruzione.

Piuttosto freddo però il commento di Legambiente, che dalle premesse fatte nei giorni scorsi e dall’autorevolezza dei membri del nuovo governo si aspettava qualcosa in più: “Bene la conferma del 55%, ma la montagna ha partorito un topolino. Si poteva fare di più. – ha commentato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - Da un governo di tecnici ci saremmo aspettati molto più spirito e capacità di innovazione. Alcune buone cose ci sono, come il mantenimento degli incentivi per le ristrutturazioni e il risparmio energetico, il trasferimento di fondi alle Regioni per il trasporto ferroviario pendolari e più tasse sulle auto di grossa cilindrata, ma niente di veramente innovativo. Anzi, – ha continuato Cogliati Dezza – se non fosse stato per il ministro Clini, probabilmente anche l’incentivo del 55% sarebbe stato cancellato. Ma soprattutto in questa manovra non c’è nulla per fare della risposta alla crisi climatica l'asse dell'innovazione, per fare della green economy il volano e il traino per recuperare occupazione e rilanciare il sistema produttivo italiano nell'economia globale”.

Secondo Legambiente, si potrebbe uscire dalla crisi con una ricetta green, già presentata dall’associazione nel corso del suo IX congresso nazionale, che prevede alcune fondamentali misure per recuperare oltre 21 miliardi di euro, incentivando la sostenibilità ambientale e disincentivando le pratiche più inquinanti.

“Insomma – ha concluso Cogliati Dezza – in questa manovra non ci sono misure strutturali per invertire la rotta e spostare il prelievo fiscale sulle risorse ambientali, nessun intervento sul precariato, sulla scuola e la ricerca. Niente che parli al futuro. Anche questa volta si è persa l’occasione di guardare all’ambiente come un volano di sviluppo”.

Verdiana Amorosi

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