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Il Quarto Conto Energia sarà modificato? Secondo quanto riportato da Qualenergia.it, le critiche sulla notevole somma di incentivi erogati per il fotovoltaico potrebbe indurre il Governo a rimettere mano alle tariffe incentivanti attualmente in vigore.

Secondo il portale diretto da Silvestrin, infatti, già da alcune settimane sarebbero arrivate all'esecutivo molte pressioni da parte dei grandi gruppi energetici, specie quelli che operano nel ciclo combinato, ma anche da chi opera in altri settori delle rinnovabili, in particolar modo nell'efficienza energetica e nel comparto termico, che vedrebbero ridursi lo spazio a disposizione per gli incentivi al proprio business.

Si aprirà di nuovo, dunque, la querelle sugli incentivi al fotovoltaico ? Sarebbe di 6 miliardi di euro all'anno la cifra derivante dal prelievo nella tariffa delle bollette elettriche e destinata alla incentivazione delle rinnovabili. Di tale importo la parte maggiore spetta al fotovoltaico, un importo che sarebbe tuttavia indicativo e non cogente. L’articolo 1, comma 2 del decreto sul Quarto Conto Energia, infatti, parla di un obiettivo indicativo di 23 GW di potenza installata con il fotovoltaico da raggiungere entro la fine del 2016 in virtù del meccanismo incentivante attuale così da raggiungere i 30 Gw entro il 2020 senza bisogno di ulteriori incentivazioni. L’altro parametro, anch’esso indicativo, riguarda il tetto massimo (pari a 6-7 miliardi di euro all'anno) di incentivi per il fotovoltaico da ricavare dalle bollette elettriche a carico di cittadini ed imprese.

Secondo il contatore del GSE , poi, il costo annuale degli incentivi è stimato ad oggi in più di 4,8 miliardi di euro. Il peso maggiore di questo livello di incentivi (3,07 mld di euro) è per il 63% attribuibile agli impianti che usisfruiscono delle tariffe del Secondo Conto energia, durato più a lungo, con il quale sono stati installati oltre 6,4 GW di potenza con più di 200 mila impianti fotovoltaici. Bisogna considerare, poi, l'incidenza della legge cosiddetta Salva Alcoa, che ha permesso lo sfruttamento degli incentivi del Secondo Conto Energia, più elevati rispetto a quelli del Terzo Conto Energia, anche ad un buon umero di impianti (56 mila per 3,7 Gw di potenza installata) entrati in funzione entro il 30 Giugno 2011. Ciò ha provocato l'aumento degli invìcentivi ed il loro peso sui costi totali, un importo inizialmente non previsto e di cui ci si è resi conto solo nelle prime settimane del 2011.

Al momento, invece, gli incentivi erogati con il Quarto Conto Energia ammontano a circa 1,04 miliardi di euro (2,8 GW per 43.800 impianti installati). Secondo una prima stima di Qualenergia, dunque, la punta massima della somma degli incentivi per il fotovoltaico, i 6 -7 miliardi di euro sorpa citati, potrebbe essere raggiunta già a metà del prossimo anno.

La conseguenze potrebbe essere, dunque, quella di ritoccare al ribassi gli attuali incentivi del Quarto Conto Energia, con tutte le incognire del caso: si ritoccheranno le tariffe per i grandi impianti ? Si attuerà un meccansimo di riduzione più drastica rispetto agli scaglioni previsti ? Si toccheranno anche gli impianti sui tetti oltre a quelli a terra?

C'è da dire che anche l'Autorità per l'energia elettrica ed il gas , a Maggio, aveva messo il coltello nella piaga: i costi d'incentivazione delle produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili nel periodo compreso tra il 2010-2020, sarà di circa 100 miliardi di euro stimando una ricaduta nelle bollette compresa tra i 10 ed i 12 miliardi. Nell'ipotesi che i consumi finali di energia al 2020 siano pari a 374 TWh, come prevede il Piano di Azione Nazionale elaborato dal Governo, il costo dell'incentivazione sarebbe compreso tra i 2,7 e i 3,3 centesimi di euro per kWh, il doppio rispetto ad oggi e circa il 17-20% dell'attuale costo unitario del kWh elettrico al lordo delle imposte.

Il peso potrebbe essere giustificato da un cambio di modello energetico decisamente orientato verso le fonti rinnovabili, considerando anche che queste ultime hanno una sorta di credito rispetto ad altre fonti ad esse assimilate per quanto riguarda i prelievi nelle bollette di cittadini ed imprese: tra il 2001 ed il 2010 sono stati oltre 34 miliardi di euro (circa 3,4 all'anno ) i prelievi in bolletta del cosiddetto CIP6, ovvero i prelievi relatico a fonti che non sono strettamente rinnovabili, ma ad esse solo assimilate: cogenerazione, calore recuperabile dai fumi di scarico e da impianti termici, elettrici o da processi industriali, impianti che usano gli scarti di lavorazione o di processi e che utilizzano fonti fossili prodotte solo da giacimenti minori isolati. Ad essi andrebbero sommati, poi, i contributi versati dal 1992 al 2000.

Mentre gli operatori del fotovoltaico sono di nuovo in allarme, Qualenergia.it conclude che proprio l'incapacità di creare un sistema incentivante sufficientemente stabile nel tempo abbia contribuito molto a provocae le distorsioni attuali nel sistema energetico italiano.

E proprio in merito alla politica governativa sulle energie rinnovabili è intervenuta oggi l'associazione ANTER (Associazione per la Tutela delle Energie Rinnovabili) che, dalla sede di Prato, chiede al Governo di rivedere l'articolo 9 del Decreto Sviluppo che, secondo l'associazione, metterebbe a rischio la possibilità di "continuare a diffondere in maniera democrtica le energie rinnovabili". L’articolo 9 prevedrebbe infatti l’adeguamento del sistema di incentivi alla media europea "senza tenere conto"- fa sapere l'associazione conun proprio comunicato- " che questa comprende anche Paesi come la Germania dove lo stesso governo finanzia la ricerca e promuove l’export e dove vi sono economie di scala per un settore che ha avuto uno sviluppo negli ultimi 10 anni. In Italia in questo momento che il mercato risponde bene in particolare negli impianti fino a 20 kW, non è opportuno ridurre le tariffe, visto che una riduzione vi è già stata rispetto al III Conto Energia e soprattutto in considerazione del fatto che il IV Conto Energia prevede una coerente riduzione nel corso dei prossimi anni”. "Auspichiamo invece" -conclude l'associazione per mezzo del suo presidente Rainone- "un rafforzamento degli incentivi per la diffusione di impianti domestici, condominiali fino a 20kW e degli impianti riservati al comparto delle PMI fino a 50 kW che sono il vero tessuto economico del nostro Paese e che anche attraverso la riduzione dei costi energetici possono migliorare la loro competitività”.

Una cosa però è certa: per sostenere il settore delle rinnovabili serve stabilità delle regole.

Andrea Marchetti

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