Matrìca: al via il primo polo di chimica verde a Porto Torres

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La Sardegna si mostra ancora una volta all’avanguardia in tema di politiche e innovazioni green. Dopo il lancio del progetto Sardegna C02.0, di cui abbiamo parlato qualche giorno fa, arriva Matrìca, che in dialetto gallurese significa “Madre”, ed è, come già annunciato, una nuova joint-venture che darà vita al primo grande complesso di chimica verde in Italia. Nascerà in Sardegna, a Porto Torres, grazie alla collaborazione tra Polimeri Europa, prima azienda chimica italiana, controllata da Eni, e Novamont, società leader mondiale nel mercato delle plastiche biodegradabili, che oggi hanno firmato l’atto costitutivo della nuova società.

Il progetto prevede la realizzazione di una grande polo, per una spesa complessiva di 500 milioni di euro, che sarà costituito da sette nuovi impianti, grazie ai quali sarà possibile ottenere una catena di produzione integrata in grado di partire da materie prime vegetali. Il piano verrà portato a termine nei prossimi sei anni e accanto alle nuove strutture verrà costruito anche un innovativo centro di ricerca incentrato sulla Chimica Verde, che sarà operativo già nel prossimo trimestre.

Il progetto punta a rinnovare radicalmente l’intera industria chimica nazionale, avviando un percorso virtuoso basato sull’innovazione tecnologica e sulla sostenibilità, con importanti risultati a livello di occupazione.

Il target della joint venture sarà il mercato mondiale dei bio-chimici, ovvero bio-intermedi, bio-plastiche, bio-lubrificanti e bio-additivi, un settore che – secondo il rapporto di Lux Research reso noto lo scorso settembre - crescerà del 17,7% l'anno fino a raggiungere 8,1 milioni di tonnellate nel 2015.

Ma non è tutto, perché tra gli elementi innovativi, il progetto Matrìca introduce l’integrazione di filiera con lo sviluppo delle colture agricole locali, in sinergia con le produzioni alimentari.

In pratica, attraverso l’uso di materie prime di origine vegetale, i nuovi impianti del Polo Verde sardo produrranno prodotti innovativi, e in particolare bio-intermedi, per bio-plastiche, bio-lubrificanti e bio-additivi per elastomeri.

Grazie ai nuovi processi, messi a punto da Novamont, i prodotti saranno completamente biodegradabili e ottenuti sostanzialmente da materie prime rinnovabili.

Novamont fornirà alla joint venture le sue tecnologie e il suo know how di ricerca e innovazione tecnologica nella Chimica Verde, mentre Polimeri Europa, lancerà il progetto a livello commerciale e industriale.

Inoltre, per il futuro, Eni prevede anche la realizzazione una centrale elettrica a biomasse, per un investimento stimato in circa 230 milioni di euro.

Puntiamo a far crescere un nuovo settore chiave dell'economia italiana – ha detto Daniele Ferrari, CEO di Polimeri Europa - creando un circolo virtuoso basato sull'innovazione tecnologica e sui bioprodotti sostenibili con un basso impatto ambientale e un'elevata integrazione con il territorio. Siamo certi che questo sarà un modello industriale da esportare.Entrando nel mercato in rapida crescita dei prodotti rinnovabili, Polimeri Europa potrà stabilizzare e rafforzare le sue attività chimiche tradizionali, grazie ad un forte stimolo in R&S e alle importanti sinergie delle nuove produzioni bio con le produzioni della chimica tradizionale da materie fossili”.

Proiettata al futuro anche Catia Bastioli, CEO di Novamont, che ha evidenziato come: “Quello che Novamont intende realizzare insieme a Polimeri Europa è la piena implementazione del "Modello di Bio-raffineria integrata nel territorio" lavorando a stretto contatto con il mondo agricolo, industriale, istituzionale e accademico. L’obiettivo è quella di realizzare un caso-studio che sia di ispirazione per una strategia innovativa nel settore delle materie prime rinnovabili in grado di sposare la massima saggezza nell'utilizzo delle risorse al massimo rispetto per l'uomo, nonché di associare la crescita culturale alla capacità di creare competitività”.

Verdiana Amorosi