incentivi-solare-termico

In questi ultimi giorni si è parlato molto del Quarto Conto Energia, dando ampio spazio all'attesa della sua approvazione ed ai dibattiti conseguenti. Ma non c'è solo il fotovoltaico tra le fonti rinnovabili che possono dare un valido aiuto nel superamento delle economie tradizionali, basati sulle fonti fossili. Si sta aprendo, infatti, un nuovo fronte di discussione tra il Governo ed i rappresentanti del mondo produttivo, e riguarda il futuro del solare termico e, in particolare, il futuro delle detrazioni fiscali del 55% per chi sostituisce, ad esempio, la vecchia caldaia con una nuova caldaia a condensazione, oppure installa sul tetto della propria abitazione dei pannelli solari per la produzione di acqua calda sanitaria.

Il periodo di vigenza delle detrazioni fiscali del 55% per gli interventi di risparmio e riqualificazione energetica (sono interventi ammessi alla detrazione, ad esempio, anche la sostituzione di infissi o il rifacimento del cappotto termico delle abitazioni) è destinato a terminare con il 31 dicembre del 2011.

Di fonti rinnovabili e di solare termico, ad esempio, si è paralto anche durante il SolarExpo di Verona, svoltosi dal 4 al 6 maggio. Al SolarExpo ha partecipato anche, tra gli altri, Assolterm,l’associazione italiana del solare termico, un mercato che rappresenta il 12% delle installazioni dell’intera UE. Durante il convegno dal titolo "Il tetto che scotta: incentivi e sfide del solare termico al 2020", il segretario di Assolterm, Valeria Verga, ha dichiarato: lI Decreto Rinnovabili (Dlgs 28/2011, meglio noto come Decreto Romani) “ha avuto il merito di riequilibrare l’attenzione nei confronti delle termiche", rendendo obbligatorio installare queste tecnologie sui nuovi edifici. “Un provvedimento che - secondo Verga - porterà ad un nuovo sistema incentivante per queste fonti, probabilmente uno specifico Conto Energia i cui costi verranno spalmati sulle bollette del gas.”

Il nuovo decreto legislativo obbligherà a installare nei nuovi edifici o in caso di ristrutturazioni sostanziali, fonti rinnovabili (non elettriche) in modo da soddisfare almeno il 50% del fabbisogno di acqua calda e una percentuale minima dei consumi termici totali che salirà dal 20% nel 2012 al 30% nel 2014 e al 50% a partire dal 2017 “Obblighi ambiziosi - ha fatto notare Valeria Verga - che però purtroppo non valgono per le ristrutturazioni minori e per quelle limitate agli impianti termici, neppure per le aree sottoposte a vincolo e solo in parte nei centri storici”.

Riccardo Battisti, altro componente di Assolterm, ha spiegato che “le tariffe dovranno essere stabilite in modo da sostenere la tecnologia, ma non essere tanto elevate da attirare gli speculatori e far arrivare nel settore operatori non preparati adeguatamente.” Il decreto stabilisce che l'incentivo abbia una durata massima di 10 anni e che le tariffe non calino nei primi due. La proposta dell'associazione è di farle scendere del 20% ogni 4 anni o comunque al superamento di determinati obiettivi (cap) sull'installato. Assolterm propone che, nel caso il perido di incentivazione sia pari a dieci anni, si parta con una tariffa di 0,15 euro/kWh per arrivare a 0,10 nel 2020. A quella data il conto energia, assieme alle installazioni obbligatorie (non incentivate), dovrebbe favorire l’installazione annuali di circa 3 milioni di metri quadrati l'anno. per un costo stimabile in circa 220 milioni di euro annui. I dati, dunque, sarebbbero incoraggianti, e dopo la detrazione fiscale del 55% (che ha fatto lievitare il mercato italiano da dai circa 350 mila metri quadrati annuali nel 2007 ai 500 mila del 2010) sarebbe un sostegno ulteriore per un mercato che ha ancora bisogno, stando almeno alle opinioni degli operatori del settore, di essere incentivato, così da far crescere, ad esempio, da 2,6 a 18 milioni i metri quadrati di collettori installati finora, il tutto entro il 2020.

A chiedere a gran voce, infatti, uno specifico sistema di incentivazione per le rinnovabili temiche, infatti, è il presidente della Associazioni Nazionali dell'industria meccanica varia ed affine di Confindustria (ANIMA), Sandro Bonomi: A meno che il decreto del cosiddetto IV Conto Energia per il fotovoltaico non venga annullato e non venga ripensata la distribuzione degli incentivi tra le diverse tecnologie– ha detto Bonomi – “chiediamo con la massima urgenza la creazione di uno strumento di incentivazione stabile per lo sviluppo delle tecnologie rinnovabili termiche e per l’efficienza energetica in Italia". Bonomi critica apertamente le decisioni di politica energetica prese negli ultimi tempi, sostenendo che si tratti di un vero e proprio autogol, non avendo saputo sfruttare l'occasione di far crescere l'Italia incentivando un settore manifatturiero che tutto il mondo ci invidia. Secondo Bonomi, infatti, gli italiani continueranno a pagare in bolletta un costo di prodotti molto spesso importati dall’estremo oriente. “Se proprio bisognava chiedere ai cittadini un contributo" - continua Bonomi - "sono certo che chiunque avrebbe preferito destinarlo alla creazione di posti di lavoro in Italia finanziando l’industria delle Rinnovabili Termiche, in cui siamo tra i leader nel mondo”. Si tratta di tecnologie assai efficienti e diverse volte meno costose del fotovoltaico. In questo caso le famiglie avrebbero pagato meno ottenendo di più, sia da un punto di vista energetico che dalla creazione di occupazione per i propri figli.

In Francia e in Germania il livello degli incentivi per il fotovoltaico è notevolmente più basso, un settore considerato non strategico per la filiera industriale del Paese, mentre sono già in atto politiche di sostegno al termico. Alla luce di queste decisioni politiche non lamentiamoci se questi Paesi sono tornati ai livelli di produzione industriale pre-crisi e noi no”. – prosegue Bonomi – Fare industria in Italia è veramente difficile, ma chi ce lo fa fare? Alle Assise di Confindustria domani- conclude Bonomi con una provocazione- forse proporrò di sottoscrivere da parte degli imprenditori italiani una richiesta a Sarkozy per far migrare le nostre aziende in massa in territorio francese. Avremmo sicuramente più chance di sviluppo e sono certo che non avremmo problemi col visto…, ma amiamo l'Italia e siamo responsabili, per ora, professionalmente e socialmente”.

Andrea Marchetti


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