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La prossima settimana potrebbe essere approvato il tanto attesto decreto attuativo sul Quanto Conto Energia. Infatti, come abbiamo visto, il sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Saglia ha assicurato che entro la prossima settimana la bozza verrà discussa dal Consiglio dei ministrivista la rilevanza della materia”. Nel frattempo, però, al Governo sono arrivate altre proposte e commenti sulla bozza tra cui quella, resa nota l'altro ieri, di ANIE/GIFI, e quella di Assolare. Tuttavia sul fronte delle associazioni, sulla loro rappresentatività e sull' operato del Governo nel rapportarsi con esse, sono sorte nuove polemiche.

 

 

A dire il vero, infatti, fin dai primi tavoli tecnici riuniti per discutere della bozza del Quarto Conto Energia, alcune associazioni si erano lamentate perché, a loro dire, erano state inopinatamente escluse, oppure perché per la alcuni settori industriali, tra tutti Confindustria, erano stati troppo accondiscendenti verso le posizioni del Governo. Il problema è che le associazioni rappresentative della maggior parte del sistema fotovoltaico italiano si stanno vedendo escluse dai tavoli di trattative e moltissime non sono state chiamate a nessun confronto sulla bozza che dovrebbe essere inoltrata alla Conferenza Stato Regioni della prossima settimana.

A tal proposito ieri l'azienda Refeel SpA è intervenuta in maniera molto netta, criticando apertamente l'operato del Governo: quest'ultimo, infatti, secondo Refeel si è rapportato prevalentemente con ANIE/GIFi, facendone il suo interlocutore privilegiato quando, in realtà, la rappresentatività di GIFI sarebbe assai minore di quanto GIFI stessa sia disposta ad ammettere. Secondo Refeel, dunque, il Governo sta dialogando, per la stesura del Quarto Conto Energia, prevalentemente con GIFI perché convinto che ci siano 150 soci, italiani e stranieri, tutti operatori del settore favorevoli alla proposta presentata dall'associazione che aveva avuto in sede di discussione oltre il 70% dei consensi.

Tuttavia non sarebbe così: AES, Tozzi Holding, SunPower, Schneider Electric, Kerself/Ecoware, Siliken Solar, Solar Ventures, Martifer Solar sono alcuni degli ex soci, usciti o in procinto di uscire dall' associazione guidata da Valerio Natalizia. Almeno una decina di altre aziende, poi, sarebbero pronte a fare lo stesso perché in disaccordo con la posizione presa dall'associazione: su circa 150 Soci, insomma, 70 non hanno preso parte all'Assemblea decisiva di cui abbiamo già detto. 30 sono i grandi Gruppi contrari alla proposta: importanti operatori multinazionali presenti in tutte le fasi della filiera in veste di produttori di energia, EPC /costruttori, produttori di moduli e inverter che possono investire nel medio periodo nel nostro Paese.

Secondo Refeel, invece, con la proposta del GIFI in Italia usciranno quasi tutti dal settore, entro poco tempo, dato che la mancata tutela dei diritti acquisiti farebbe crollare la fiducia nel sistema regolatorio e tariffario. Le aziende produttive italiane di moduli e inverter poi, saranno le più penalizzate di tutte a causa di cali così repentini.

Dei 60 favorevoli, se si tolgono i circa 10 componenti del Direttivo (Gianluca Bertolino ha già presentato le sue dimissioni), i restanti 50 rappresentano per lo più piccoli installatori, produttori di componenti non strategici, distributori di prodotti esteri. Quasi tutte aziende con scarso capitale e prospettive di investimento solo di breve periodo.
In sostanza , secondo quanto denunciato da Refeel, si stanno facendo decidere le sorti del secondo mercato mondiale del solare, quello italiano, da un Direttivo composto, tra gli altri, da un produttore tedesco di inverter e da un produttore cinese di moduli e dai loro distributori, senza neanche ascoltare i soci dissenzienti né le altre associazioni di settore come AssoSolare e APER.

Dello stesso parere anche Asso Energie Future che in una nota definisce l'esclusione propria e delle altre associazioni del fotovoltaico dal tavolo delle trattative per la definizione dei nuovi incentivi "ostracismo gravissimo". Per il presidente di AEF Massimo Sapienza in ballo ci sarebbero decisione e norme che “minacciano di avere impatti pesantissimi sulle imprese, i lavoratori e gli operatori dell’indotto, come già avvenuto col decreto ammazza rinnovabili firmato dal ministro Romani a marzo”. Il ministro, prosegue Sapienza, “si ostina a tenere fuori dal confronto il grosso delle imprese, e a ascoltare solo il Gifi (Gruppo imprese fotovoltaiche) della Confindustria. Perché? Perché evita di incontrarci e ignora le nostre richieste? Non si possono fare consultazioni - continua Asso Energie Future - e ascoltare solo un rappresentanza minoritaria dei soggetti interessati dal provvedimento. Tra l'altro, la stessa assemblea del Gifi si è divisa - come si legge sugli organi di stampa - sul testo dell'accordo contrattato con il ministero dello Sviluppo economico: nel 30% di aziende che hanno votato 'no' ci sono gli operatori industriali reali, mentre la maggioranza dei 'sì' proviene da piccoli e piccolissimi installatori. È ben strano che a fare la politica sul fotovoltaico di quella che è l'associazione dell'industria siano le mini-aziende. Resta il sospetto che a Confindustria, o agli oligopolisti dell'energia, le rinnovabili proprio non piacciano".

"Il governo ascolti, come si usa fare in tutte le democrazie liberali, le forze sociali coinvolte: non può scegliersi solo interlocutori di comodo. - conclude Sapienza - A meno di non avere alcun interesse per il futuro di uno dei settori più promettenti dell’industria italiana, per chi vi investe, per i lavoratori e le loro famiglie”.

Sull'interruzione dei rapporti di collaborazione con il Ministero dello sviluppo economico, proprio nel momento in cui questi si attinge a definire l'invio alla Conferenza Stato-Regioni della bozza del Quarto Conto Energia, si scaglia anche Assosolare che proprio ieri aveva avanzato la sua proposta: "La mancata risposta alle reiterate richieste di un incontro conclusivo al Ministero dello Sviluppo Economico ci porta a constatare la volontà del Ministro Paolo Romani, di interrompere ogni relazione e condivisione proprio nel momento della finalizzazione del testo. Ciò nonostante l'invio al Ministero lo scorso martedì della posizione definita dall'Assemblea dell'Associazione”. Ha dichiarato il Presidente Gianni Chianetta. “Di nuovo il Governo così dimostra l'indifferenza all'appello lanciato da Camera e Senato, di consultazione con l'imprenditoria di settore, di cui Assosolare è l'unica espressione associativa e autonoma. Se questo silenzio si dovesse tradurre nuovamente in un provvedimento a danno del settore,” ha concluso Chianetta “nonostante le aperture dell'Associazione nel merito e la disponibilità da sempre al confronto, il ricorso a tutte le azioni di denuncia saranno inevitabili sia a livello nazionale che internazionale."

Ma intanto in attesa della Conferenza, anche le Regioni continuano ad esternare il proprio disappunto sull'andamento del mercato. In particolare la Regione Toscana, più volte intervenuta criticamente sul Decreto Romani nella convinzione che possa creare un danno alle aziende, non solo toscane: ''Siamo preoccupati perché, ad oggi, da Roma non ci e' stata inoltrata alcuna ipotesi di un nuovo conto energia, contrariamente a quanto annunciato nell'incontro di due settimane fa con i ministri interessati: durante l'incontro, infatti, fu garantito che, al massimo entro la settimana successiva, le Regioni e gli Enti Locali avrebbero avuto una bozza di decreto su cui confrontarsi''. Sono queste le parole di Anna Rita Bramerini, assessore ad ambiente ed energia della Toscana, pronunciate a due settimane di distanza dall'incontro con i ministri Paolo Romani e Stefania Prestigiacomo. ''Quando ci siamo incontrati - ha continuato Bramerini - i ministri si sono impegnati a studiare il problema e a ipotizzare una riduzione graduale degli incentivi entro il 31 dicembre 2011, con una più significativa riduzione nel 2012. Auspichiamo che presto arrivino buone notizie''. Anna Rita Bramerini ed il collega Gianfranco Simoncini, assessore alle attività produttive, avevano chiesto al Governo di rivedere l'ipotesi di taglio degli incentivi già quando il Decreto Romani era in discussione. La preoccupazione predominante, infatti, era quella di evitare i contraccolpi per l'ambiente e l'economia toscana, sul cui territorio si sono insediate e si stanno insediando diverse imprese che operano nel settore delle energie rinnovabili.

Mantenere una adeguata rete di aziende che operano sul territorio, una filiera italiana delle energie rinnovabili, infatti, è una codizione fondamentale per non disperdere quanto fatto fino ad ora. Lo sostiene anche Emilio Cremona, presidente del Gse, secondo il quale è sì fondamentale un "adeguamento delle infrastrutture di rete per garantire un'efficienza sempre maggiore del sistema", ma è di capitale importanza anche un tessuto industriale piuttosto attivo. "Mi preme sottolineare, ha continuato Cremona, come a sostegno dell'incremento dell'utilizzo delle fonti rinnovabili non servano solo investimenti sulla rete di trasmissione e distribuzione dell'energia elettrica. Occorre mantenere anche una "rete", un tessuto industriale di aziende operanti nel settore delle rinnovabili, una vera e propria filiera che crei occupazione, investimenti sul territorio e redditivita'". "Si presume che l'industria delle tecnologie per l'energie rinnovabili - ha concluso il presidente del Gse - raggiungerà un giro d'affari di oltre 100 miliardi di euro nei prossimi 10 anni per effetto della domanda nazionale e internazionale".

Ma intanto "la baguarre" continua e in gioco ci sono il futuro delle rinnovabili e di tanti lavoratori della green economy.

Andrea Marchetti

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