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Il Decreto Romani, o meglio, il Decreto attuativo che dovrà determinare il Quarto Conto Energia, ovvero stabilire i nuovi incentivi per il fotovoltaico, continua a far discutere, provocando attesa e molte prese di posizione. Il Ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha tentato di rassicurare gli operatori del settore garantendo che saranno salvaguardati gli investimenti in corso e che le tariffe incentivanti (sul cui ammontare sono filtrate già alcune indiscrezioni, come riportato in altri articoli di Greenme.it ) saranno a in vigore entro la prima decade di Aprile. Nel corso della seduta di ieri del Consiglio dei Ministri , inoltre, si è fatta una prima lettura della bozza di decreto attuativo mentre oggi, 31 marzo, la bozza sarà discussa dai Presidenti delle Regioni, durante l'apposita Conferenza.

Senza aspettare la Conferenza di oggi, tuttavia, alcune Regioni avevano già avanzato dure critiche al Decreto Romani ed alle ipotesi di riduzione degli incentivi via via formulate: tra di esse la prima da intervenire è stata la Regione Toscana, seguita poi, più di recente, dalla Emilia Romagna: facendo proprie le posizioni di molti imprendiotori locali, infatti, le Regioni hanno chiesto il mantenimento delle attuali tariffe incentivanti, quelle del Terzo Conto Energia fino a fine anno, per arrivare in maniera graduale e conoscibile anzitempo ad un sistema di riduzione delle tariffe.

Più o meno sulla stessa linea si sono mantenuti anche gli esponenti della Regione Piemonte che, ieri, tramite l'assessore allo Sviluppo Economico Massimo Giordano, hanno fatto sapere di preferire il mantenimento degli attuali incentivi fino alla fine dell'anno con ipotesi, da valutare, di riduzione graduale degli incentivi al fotovoltaico.

"Riteniamo sicuramente doveroso - ha commentato l'assessore Giordano - tutelare la filiera industriale di riferimento, di cui abbiamo raccolto in questi giorni alcune preoccupazioni in vista dell'attuazione del decreto legislativo in materia di rinnovabili. La proposta di graduale riduzione degli incentivi al fotovoltaico che oggi ribadiamo, servirà innanzitutto ad allineare gli stessi a quelli previsti negli altri paesi dell'Unione Europea e permetterà inoltre di comunicare con largo anticipo al mercato il programma relativo all'entità degli incentivi, per evitare cambiamenti delle regole del gioco in corso d'opera."

È stata evidenziata, poi, la necessità di stabilire una limitazione agli incentivi per gli impianti fotovoltaici a terra e, viceversa, una maggiorazione di quelli correlati agli impianti “integrati” (potenza < 200 kWp). Ed è stata sostenuta anche l'opportunità di dosare l’intensità degli incentivi per gli impianti a terra a seconda della tipologia di aree interessate, privilegiando le aree già compromesse e limitando in tal modo il consumo di suolo.

Anche in Sardegna, tuttavia, c'è apprensione, in particoalare tra gli agricoltori, a cui sostegno si è schierata Confagricoltura, denunciando come, ad oggi, 7 milioni di investimenti affrontati langano nell'incertezza normativa, mentre molti agricoltori avevano visto nel fotovoltaico una possibilità di rilancio della propria attività. Sarebbero 9 mila, invece, le aziende a rischio in Liguria, mettendo a repentaglio il posto di 35 mila lavoratori.

Una situazione di incertezza, dunque, che non lascia intravedere scenari rosei e, a confermarlo, sono anche alcune associazioni di costruttori edili, come ad esempio Ance e Acpl-Legacoop che, con un comunicato congiunto, si dicono nettamente a favore della diffusione delle energie rinnovabili e degli impianti su edifici ma, al contempo, non condividono le norme contenute nel Decreto sulle rinnovabili, che comportano una sostanziale parificazione dei diritti acquisiti - e che vanno assolutamente salvaguardati (autorizzazioni uniche rilasciate a seguito di un processo che attraverso VIA e consultazioni di tutti gli Enti interessati si conclude al termine di un percorso che in molti casi richiede fino a due anni) - con le iniziative semplicemente avviate prima del 1° gennaio 2011, che sono quindi ad oggi prive di qualsiasi titolo abilitativo. Inoltre ritengono incongruo il termine del 31 maggio 2011, riferito all’entrata in esercizio dell’impianto (legata ad attività di Enel o Terna) dato che i tempi di connessione sono mediamente di alcuni mesi e, quindi, la disposizione è sostanzialmente retroattiva . In più si creerebbe una disparità di trattamento con gli operatori che, rispetto al termine del 30 giugno 2011 concesso dalla cosiddetta ‘legge Alcoa’, hanno dovuto completare gli impianti entro il 31 dicembre 2010 per beneficiare della stessa tariffa. Le imprese di costruzione chiedono, quindi, che siano garantiti i diritti acquisiti, eliminando il termine del 31 maggio 2011 per l’entrata in esercizio dei soli impianti in possesso di Autorizzazioni Uniche ottenute prima dell’entrata in vigore del decreto.

C' è , poi, la polemica sui dati e sui costi delle energie rinnovabili. Uno dei motivi con cui il Ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, proponente il Decreto sulle rinnovabili, aveva fatto più discutere, infatti, era legato ai costo che gli italiani pagherebbero in bolletta per finanziare le enrgie rinnovabili e, in generale, ai costi per il comparto delle rinnovabili che lo Stato dovrebbe affrontare, ad esempio proprio con il meccanismo dei contributi dati a chi produce energia elettrica con i propri impianti. Secondo il Ministro, infatti, i costi sarebbero eccessivi, da qui la necessità di ridurre gli incentivi al settore delle rinnovabili.
A tal proposito SOS rinnovabili, l’associazione che ha dato vita alla mobilitazione contro il decreto Romani, ha divulgato uno studio realizzato da Pöyry Management Consulting per conto dell’Aper, l’associazione dei produttori. “Uno degli effetti delle rinnovabili sul sistema elettrico – si legge in un comunicato – è che volumi crescenti di energia a costo marginale trascurabile (eolica e solare) o comunque limitato rispetto all’ammontare dell’incentivo (biomasse) spostano la curva di offerta e provocano una riduzione del prezzo di equilibrio. Tale effetto deve essere nettato dalle componenti tariffarie destinate a coprire i costi di incentivazione al fine di calcolare l’onere netto per i consumatori finali”.
Lo studio prende in esame il breve termine (2011-2013) per valutare il potenziale di sostituzione degli impianti convenzionali da parte delle rinnovabili. “I risultati mostrano come la crescita delle rinnovabili comporti un decremento dei prezzi medi annui significativo; al 2013 (nello scenario “ante Dlgs”) si prevedono risparmi pari a circa 660 milioni di euro con effetti diversi nelle varie aree geografiche italiane. Maggiore è la penetrazione dell’energia rinnovabile rispetto alla domanda, più alto sarà il risparmio in bolletta; tale effetto è particolarmente evidente nelle isole, dove l’incidenza è ulteriormente rafforzata da una minore interconnessione con il resto del mercato elettrico e da un parco di produzione meno efficiente della media nazionale (soprattutto in Sicilia)”.“Il risparmio stimato – conlcude Sos Rinnovabili citando ancora lo studio – corrisponde a una percentuale significativa (circa il 20%) del costo degli incentivi ricevuti dalle fonti analizzate – elemento chiave per una valutazione compiuta degli effetti delle rinnovabili sul sistema elettrico e per le relative decisioni di politica industriale”.
Ma a contestare i dati che il Minstro Romani ha sciorinato durante un suo intervento durante la poplare trasmissione televisiva "Striscia la Notizia" ci pensano anche gli attenti lettori di GreenMe.it. Il professore di fisica Ruggero Da Ros, che ha posto la questione anche ai suo studenti, ci tiene a precisare in un interessante commento, che il Minstro Romani commette errori: è vero che 25 .000 MW (più gli 8.000 già installati) costerebbero agli italiani 140 miliardi di euro in 20 anni, ma fornirebbero la stessa energia di 4 centrali nucleari, che non costerebbero meno di 140 miliardi di euro. Allora, sostiene il professore , la domanda da fare agli italiani dovrebbe essere questa: per avere la stessa energia siete disposti a spendere 140 miliardi di euro per il fotovoltaico o per il nucleare ? Il Ministro Romani, poi, parla di 8.000 MW già installati, che è corretto, poi dice che questi forniscono 8.000 MWh di energia. Ma questo è falso: forniscono 1.000 MWh di energia, perché i pannelli non funzionano 24h al giorno, ma solo quando c’è il sole...Infne nel terzo grafico mostrato dal ministro si vede che gli italiani pagherebbero 40 euro all’anno per gli 8.000 MW già installati, mentre la cifra raddoppierebbe (80 euro) se si accettassero gli altri 25.000 MW di fotovoltaico richiesti. Ma 25.000, ci fa notare il professore, non è il doppio di 8.000....

Infine a chiedere chiarezza sui reali costi delle rinnovabili è oggi anche la Confartigianato. Se si fermano gli incentivi al fotovoltaico, sottolinea il presidente Giorgio Guerrini, allora bisogna bloccare anche “gli sconti d’imposta su energia elettrica e carburanti di cui godono alcuni settori in italia e che valgono 3.315 milioni l’anno di minor gettito”.

Gli incentivi a fonti rinnovabili come il fotovoltaico – aggiunge – costano ai cittadini molto meno di altre forme di finanziamento in campo energetico. Nel 2010 – spiega ancora – il fotovoltaico è stato finanziato con 826 milioni, vale a dire con un quinto delle somme prelevate dalle bollette elettriche degli italiani attraverso la componente a3. Ma gli incentivi alle rinnovabili hanno fatto nascere 85.000 Imprese e 150.000 posti di lavoro, a differenza di altre forme di agevolazione ben più costose che di fatto si traducono in meri sussidi senza generare né sviluppo economico né occupazione".

Andrea Marchetti

Leggi tutti i nostri articoli sugli incentivi al fotovoltaico

Leggi tutti i nostri articoli sul Decreto Romani

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