fonti rinnovabili

Non si placa la polemica dopo l' approvazione del Decreto Romani sulle energie rinnovabili: ancora una volta intervengono le associazioni rappresentative degli imprenditori del fotovoltaico, stavolta con un comunicato congiunto e, quindi, particolarmente significativo: APER (Associazione dei Produttori di Energia da Rinnovabili, Asso Energie Future, Assosolare e GIFI (Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane) hanno fatto fronte comune, facendo pervenire un appello al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, affinché non firmi un decreto Legislativo ritenuto non solo estremamente dannoso per il settore del fotovoltaico e delle energie rinnovabili, ma anche incostituzionale.

Il Decreto, non a casa ribattezzato ‘Ammazzarinnovabili’ da parte delle associazioni, sarebbe, infatti, incostituzionale prima di tutto per eccesso di delega: il Parlamento ha delegato il Governo a recepire la Direttiva Europea a favore delle rinnovabili, ma il Governo non ha in nessun modo recepito i pareri delle Commissioni Parlamentari, cioè dell’istituzione delegante stessa andando oltre, quindi, il contenuto della delega che, invece, andava rispettato. Ma, come già detto dalle pagine di greenMe.it, il Decreto prevede che le tariffe incentivanti del Conto Energia si applichino agli impianti allacciati alla rete entro il 31 maggio 2011, mentre per quelli allacciati dopo tale data gli incentivi saranno rimodulati e disciplinati con un successivo decreto da emanare, comunque, entro il 30 aprile 2011. Se, dunque, è stato scongiurato il pericolo della introduzione del contestatissimo limite degli 8 Gw di potenza installata, al raggiungimento del quale gli incentivi al fotovoltaico del Conto Energia sarebbero stati sospesi, il Decreto di Aprile dovrà stabilire l'entità degli incentivi, tenendo conto di una serie di parametri, tra cui la riduzione dei costi delle tecnologie e degli incentivi applicati negli Stati UE. Gli incentivi saranno, inoltre, differenziati sulla base della natura dell’area di sedime mentre per quanto riguarda le aree agricole, gli impianti fotovoltaici installati a terra saranno ammissibili per la fruizione degli incentivi a patto che gli impianti non superino 1 MW di potenza nominale e, se più di uno, non dovranno essere a meno di 2 km di distanza l'uno dall'altro. Inoltre non dovranno occupare più del 10% dell’appezzamento.

Questo Decreto “vìola uno dei principi cardine del nostro ordinamento giuridico, che è la certezza del diritto e la tutela dell’affidamento, ed è in contrasto con le norme internazionali della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo” ha detto Pietro Pacchione, consigliere delegato di APER.

So che già molte migliaia di messaggi stanno arrivando al sito e ai fax del Quirinale per chiedere di fermare oggi il decreto, prima che centinaia di piccole imprese vadano a gambe all’aria: già numero istituti di credito hanno fatto sapere che in queste condizioni, i finanziamenti necessari alle aziende e alle famiglie per installare un pannello fotovoltaico sono stati bloccati”, ha dichiarato Massimo Sapienza, presidente di Asso Energie Future.

Di scelta irresponsabile da parte del Governo, invece, ha parlato Gianni Chianetta, presidente di Assosolare, “Il Governo probabilmente non si rende ancora conto delle conseguenze economiche e sociali.Il vuoto normativo nel quale ci troviamo ha bloccato i cantieri in corso e quelli che stavano per partire. A breve si vedranno anche i drammatici effetti sull’occupazione e sulle imprese, in primis quelle italiane”.

Secondo Valerio Natalizia, presidente di Gifi, invece, “il decreto determina sin da subito effetti pesantemente negativi quali il ricorso immediato alla cassa integrazione straordinaria (stimabile in oltre 10.000 unità direttamente impegnate nel settore), il blocco degli investimenti per i prossimi mesi di oltre 40 MLD di euro, il blocco delle assunzioni e la perdita di qualificati posti di lavoro”. ANIE-GIFI, poi, chiede che la data per l'allacciamento degli impianti e la ridefinizione del sistema degli incentivi siano posticipati al 31 dicembre 2011, abolendo anche ipotesi di quote massime incentivabili su base annuale. “Esprimo altresì preoccupazione - conclude Natalizia - per il giudizio positivo espresso ieri da Confindustria sul Decreto, che non ne evidenzia le gravi ricadute per l’industria nazionale e per l’intero Sistema Paese”.

Andrea Marchetti

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