green_economy_UNEP

Ma quanti soldi sta attirando la green economy?! Forse è questa la misura più indicativa per comprendere come davvero un nuovo modello di sviluppo, di produzione e consumo, in particolare di energia, si sta affermando e promette di rappresentare il futuro per questo piccolo e bistrattato pianeta. A fornire un’ulteriore conferma che la direzione verso cui orientare l’economia, ma anche la società di domani, è tinta di verde, è arrivato un rapporto realizzato dal Wuppertal Institute, uno dei più accreditati think-tank (come dicono quelli che parlano bene) nel campo della ricerca e dello studio di scenari futuri improntati alla sostenibilità.

Il rapporto è stato presentato in Italia nell’ambito del convegno appena organizzato a Milano dal titolo “Progettare, lavorare, pensare il futuro della terra”, dove è intervenuta niente meno che la grande scienziata dell’ambiente indiana Vandana Shiva.

Ebbene, i moltissimi dati del rapporto mostrano in modo incontrovertibile che larga parte del mondo sta guardando alla green economy con tanta, tanta attenzione e sta mettendo mano al portafoglio pesantemente. Sia perché cresce la consapevolezza, nei cittadini come nei decisori pubblici, che questa è la strada da seguire se vogliamo salvare il pianeta e noi stessi e tramandarlo ancora intatto alle generazioni future. Sia, motivo più prosaico, forse, ma legittimo e senz’altro assai convincente per chi prende le grandi decisioni, perché la green economy è un grandissimo business. E promette di creare valanghe di green jobs, nuova occupazione di cui c’è ahinoi una fame terribile un po’ in tutto il mondo industrializzato, in Europa in particolare, ma non solo. Si parla di milioni di posti di lavoro in arrivo, con situazioni come la Germania dove si prevede che entro vent’anni i cosiddetti “colletti verdi” potranno superare coloro che operano nel settore delle macchine utensili e in quello dell’auto messi insieme.

Fra i dati più significativi, però, vi sono quelli relativi agli investimenti che i maggiori Paesi del mondo hanno effettuato per rispondere alla crisi e, anzi, per sfruttare in un certo senso la crisi al fine di avviare una riconversione “verde” del sistema economico-produttivo.

Questi dati si possono leggere in due modi: o in valore assoluto, o in percentuale sul totale degli stimoli complessivamente attivati per rilanciarie un’economia stremata.

La classifica in valore assoluto dice che davanti a tutti c’è la Cina, che nei pacchetti di investimenti stanziati all’indomani della crisi ha messo sul piatto per la green economy 171,1 miliardi di euro. Poi vengono gli Stati Uniti di Barack Obama, che ne hanno messi 86,6. Via via tutti gli altri, ad esempio la Germania con 10,7 miliardi di euro, il Giappone con 9,6 miliardi, la Francia con 5,5, il Canada con 2, la Gran Bretagna con 1,6. E l’Italia, buon’ultima, con 1 miliardo.

Mettendo però a confronto gli investimenti in green economy con il totale degli investimenti varati in risposta alla crisi da ciascun Paese, si scopre che i due colossi Usa e Cina hanno adottato proporzioni ancora più differenti di quanto non emerga dalla comparazione fra i dati assoluti: la Cina ha messo nell’economia “verde” il 37,8% del suo pacchetto di stimoli economici, gli Usa hanno messo solo l’11,5%, cioè meno di tre volte tanto. Ma meglio di tutti ha fatto la Corea del Sud, che ha tinto di verde oltre l’80% dei suoi pacchetti di stimolo (23,7 miliardi di euro su 29,5). Bene anche l’Unione europea, con il 58,71%. E l’Italia, buon’ultima, si è fermata all’1,3%.

Cos’altro aggiungere? Che il mercato della green economy, che qualcuno chiama anche dell’eco-industria, è destinato a raddoppiare nel giro del prossimo decennio, arrivando a toccare cifre che a seconda delle stime variano dai 2.200 ai 2.700 miliardi di dollari.

Andrea Di Turi



 

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