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Il reddito di base potrebbe diventare presto realtà in Finlandia. Il Paese scandinavo sta infatti studiando un progetto pilota che metta alla prova le ripercussioni sociali, i benefici e le eventuali criticità dell'introduzione di un reddito di base. L’esperimento, appoggiato dal partito di Governo, il Partito centrista finlandese, di ispirazione liberale, ma anche da diverse forze di opposizione, rientra in un più ampio disegno di riforma del welfare.

La crisi economica ha lasciato il segno anche in Finlandia: negli ultimi tempi, il Paese scandinavo, che conta quasi cinque milioni e mezzo di abitanti, ha visto salire il tasso di disoccupazione generale al 10% e quello di disoccupazione giovanile al 22,7%

La situazione ha determinato una più ampia riflessione sull'efficacia delle misure di welfare esistenti, all’interno della quale è nata l’idea di introdurre, in via sperimentale, un reddito di base o di cittadinanza, un contributo fisso da destinare a cadenza regolare a tutti i cittadini, al di là della loro situazione economica e patrimoniale. Il piano dovrebbe essere presentato al Governo dalla Kela, l’Istituto finlandese per la previdenza sociale, entro il 2016.

Di reddito di cittadinanza si parla spesso anche in Italia: vediamo quindi di cosa si tratta e in cosa consiste, nello specifico, la proposta a cui si sta lavorando in Finlandia e che potrebbe ben presto diventare realtà.

Dal punto di vista strettamente teorico, per reddito di cittadinanza si intende un contributo in denaro che spetta indistintamente a tutti i cittadini di uno Stato, in eguale misura e per tutta la durata della loro vita; è cumulabile con altri redditi, è esentasse ed è del tutto indipendente dalla situazione familiare, economica o lavorativa di chi lo riceve. L’unica condizione per esserne destinatari è, appunto, l'essere cittadini dello Stato che lo eroga (o, secondo alcuni teorici, l’essere residenti di lunga data nello stesso).

In sostanza, si tratta di una misura che, almeno sulla carta, mira a distribuire la ricchezza di uno Stato ai suoi cittadini, garantendo a tutti una base economica su cui costruire una vita dignitosa, e che deve essere finanziata attraverso la tassazione di altri redditi. È una soluzione diversa rispetto al reddito minimo garantito, con cui viene spesso confuso, che dovrebbe invece essere erogato solo a chi è in età lavorativa e il cui ammontare è vincolato a fattori quali l’età, la situazione patrimoniale e il reddito.

Il progetto allo studio in Finlandia prevede di devolvere a tutti i cittadini una somma che, nel periodo di prova, dovrebbe aggirarsi intorno ai 550 euro mensili ma che, se la misura venisse confermata, dovrebbe essere innalzata a circa 800 euro, andando a sostituire il sistema di benefici e sussidi attualmente previsto.

L’idea dei sostenitori è che poter disporre di un reddito fisso, slegato da altri fattori, non solo consentirebbe a tutti i cittadini di vivere la propria vita con maggiore serenità, potendo fare progetti di lungo periodo, ma aiuterebbe anche il mercato del lavoro, rendendo ad esempio più appetibili i contratti a tempo determinato.

Nella situazione attuale, infatti, un cittadino finlandese non è incentivato ad accettare contratti a breve termine o retribuzioni al di sotto di una certa soglia, perché ciò comporterebbe la perdita, per un periodo più o meno lungo, di alcuni benefici collegati al welfare. Sostituire tali benefici con un reddito fisso potrebbe quindi agevolare la flessibilità, permettendo alle persone di compiere scelte lavorative più “libere”.

I detrattori del reddito di cittadinanza sostengono invece che la misura potrebbe rivelarsi un vero boomerang, diventando un deterrente alla ricerca del lavoro: i disoccupati, in particolar modo i più giovani, potrebbero infatti adagiarsi sulla prospettiva di ricevere sempre e comunque del denaro dallo Stato e smettere del tutto di cercare un'occupazione, facendo pagare al Paese dei costi sociali altissimi.

“Quale sarebbe l’impatto sul mondo del lavoro finlandese di un reddito di cittadinanza? Positivo o negativo?” – si chiede Ohto Kanninen del Tank Research Centre, un istituto indipendente specializzato nella ricerca su società e welfare – “Non possiamo prevedere come le persone si comporterebbero, se potessero contare su un reddito di base.”

L’unica soluzione, quindi, è mettere alla prova la misura, per valutarne le conseguenze reali. E così, il Paese scandinavo si avvia a diventare, ancora una volta, un piccolo laboratorio per testare nuove soluzioni di welfare che, chissà, un domani potrebbero fungere da modello o fonte di ispirazione anche per altri Stati.

Lisa Vagnozzi

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