FEEM SI 2009: la classifica mondiale completa secondo l'indice di sostenibilità

indice_di sostenibilitàÈ stato presentato ieri a Milano durante la conferenza "Oltre il Pil. L'italia nella classifica mondiale dello sviluppo sostenibile", il Rapporto 2009 con la classifica mondiale stilata in base al FEEM Sustainability Index (FEEM SI), il primo indice aggregato in grado di valutare e confrontare la sostenibilità non solo tra paesi, ma anche nel tempo.

Messo a punto dalla Fondazione Eni Enrico Mattei e costruito da un gruppo di ricercatori dell'università veneziana di Ca' Foscari guidato dal rettore Carlo Carraro, l'indice di sostenibilità Feem SI è costituito da una selezione di indicatori economici, sociali e ambientali delle banche dati internazionali dei vari Paesi e sintetizza, attraverso un nuovo metodo di aggregazione, tutte le possibili interazioni tra i vari fattori, riuscendo ad analizzare così non solo i valori attuali, ma anche l'effetto sulla sostenibilità futura di politiche economiche ed ambientali, come ad esempio i prossimi accordi sul clima di Copenhagen. In pratica vengono date le pagelle agli Stati (o alle aggregazioni di Stati) tenendo conto, come auspicato anche dalla UE, congiuntamente dei fattori economici, sociali ed ambientali, calcolando così la capacità che un'economia ha di crescere senza compromettere il benessere o le possibilità di consumo e investimento delle generazioni future.


Il Rapporto 2009 redatto in base al FEEM SI presenta i risultati basati su simulazioni in cui gli indicatori sono calcolati e proiettati negli anni dal 2009 al 2020, tenendo conto dello scenario di crescita economica moderata, in assenza di specifiche politiche economiche, sociali o ambientali. Partendo da questo scenario di base, la classifica dell'indice di sostenibilità FEEM SI per il 2009 mostra che, tranne rare eccezioni, i paesi sviluppati presentano una migliore performance rispetto a quelli in via di sviluppo.

Spicca solidamente al primo posto la Svezia seguita, con un bel distacco dalla Finlandia. Fanalino di coda l'Africa, all'ultimo posto e con il punteggio più basso dell'indice di sostenibilità. Bene in generale l'Europa che monopolizza quasi le prime 10 posizioni della classifica: nella top ten , infatti troviamo solo due paesi non europei, Canada e Giappone, mentre agli ultimi dieci posti sono presenti solo gli Stati europei dell'area ex sovietia.

Classifica_FEEM

Questo perché essendo frutto dell'aggregazione delle tre sotto componenti (economica, sociale e ambientale) vengono favoriti in questa classifica i paesi che presentano buoni risultati in tutte e tre le variabili e penalizzati gli Stati la cui performance è eccellente in una sola sotto componente. È così che gli USA, primi dal punto di vista economico e quarti nel pilastro sociale, slittano al 15° posto essendo 33° dal punto di vista delle politiche ambientali.

Indicatore_di_sostenibilità_FEEM

E l'Italia? Non è entusiasmante la pagella del Bel Paese, in 16° posizione, un gradino sotto gli Stati Uniti e tre sopra la Russia, ultima nell'elite del potere. La prestazione dell'Italia, insomma, è la seconda peggiore tra i Paesi del G8.

Naturalmente questi indici vanno presi con cautela anche se è incoraggiante constatare come da più fronti arrivi l'esigenza di rileggere lo sviluppo futuro nella logica della sostenibilità, abbandonando per un momento l'unico dio finora adorato, ovvero il PIL.

Sul sito interattivo www.feemsi.org è possibile avere maggiori informazioni e calcolare on line l'indice nei paesi di interesse, ma anche produrre scenari di previsione, valutare la posizione dell'Italia nella classifica mondiale e quali politiche potrebbero migliorare la nostra sostenibilità nel futuro.

Simona Falasca