cina fotovoltaico

Pannelli fotovoltaici cinesi, l'Ue ha deciso. La Commissione europea ha stabilito all'unanimità di imporre i dazi sui pannelli importati dalla Cina per contrastare il dumping di tali prodotti all'interno del mercato europeo.

Una decisione su cui si discuteva da tempo, dopo un'inchiesta durata nove mesi, avviata nel settembre 2012 nel corso della quale la Commissione ha accertato che le società cinesi vendono pannelli solari all'Europa a prezzi assai inferiori al valore normale di mercato, danneggiando così considerevolmente i produttori UE di pannelli solari. In questo modo, come spiega il commissario Ue al commercio Karel De Gucht, le esportazioni cinesi oggetto di dumping hanno esercitato un'indebita pressione sui prezzi del mercato del Vecchio Continente, mettendo in difficoltà i produttori europei di moduli fotovoltaici. Secondo quanto stabilito dalle autorità europee infatti, il valore equo di un pannello solare cinese venduto all'Europa dovrebbe essere più elevato dell'88% rispetto al prezzo cui è effettivamente venduto.

Come funzionerà il sistema di dazi? Come si legge su GreenBiz, le tariffe entreranno in vigore il 6 giugno e saranno valide per sei mesi, ossia fino alla conclusione dell' indagine complessiva, all'inizio di dicembre. A quel punto, l'Ue dovrà decidere se trasformare i dazi provvisori in definitivi per un massimo di 5 anni. Due saranno le fasi: un'aliquota dell'11,8% per i primi due mesi fino al 6 agosto, seguita da un'aliquota del 47,6% per altri quattro mesi, per l'Ue il livello necessario per eliminare il danno causato dal dumping all'industria europea.

Soddisfazione da parte di Eu Prosun, che si era fatta portavoce del malcontento europeo chiedendo all'Ue di aprire l'inchiesta: "Siamo sollevati del fatto che la Commissione europea abbia finalmente introdotto misure concrete contro il dumping cinese, che è già costato migliaia di posti di lavoro e la chiusura di oltre 60 fabbriche in Europa dell'industria solare. Il dumping è la frode e danneggia il futuro dell'energia solare e deve essere relegato al passato”.

Il Comitato Ifi ha accolto la notizia in maniera più tiepida: "L’imposizione dei dazi di dumping con il sistema a due riprese: la prima (11,8%) non produrrà alcun effetto benefico sulla manifattura europea e nazionale, anzi potrebbe portare a massive importazioni di prodotto dalla Cina tali da coprire molti mesi di domanda interna; la seconda (47% e/o 67%), ben al di sotto del margine di dumping medio rilevato dalla Commissione, pari all’88%, è altresì poco rispettosa del disastro industriale che il dumping cinese ha generato in Europa negli ultimi tre anni".

Alessandro Cremonesi, presidente IFI, ha aggiunto che l'unica soluzione potrebbe essere rendere i dazi permanenti: "L'industria nazionale, continuerà ad appellarsi ai propri rappresentanti governativi e comunitari affinché proseguano nell’ impegno già dimostrato in questi ultimi mesi per la difesa del principio di equità competitiva del mercato fotovoltaico, rendendo, in occasione della decisione definitiva attesa dal voto del Consiglio Ue entro il prossimo 6 dicembre, i dazi di dumping da provvisori a permanenti".

Rammarico da parte di Afase, che ha lamentato il fatto che l'Ue abbia ignorato le posizioni espresse da 18 dei 27 Stati Membri, che hanno votato contro l’adozione dei dazi, sulla base delle informazioni a loro disposizione: "La decisione di imporre i dazi è stata presa nonostante gli avvertimenti di centinaia di aziende europee operanti nel settore del solare, di 15 associazioni europee per il fotovoltaico, di diverse associazioni di categoria, come la Federazione dell'Industria Tedesca (BDI), l'Associazione Federale Tedesca del Commercio all'Ingrosso ed Estero (BGA), il World Wide Fund for Nature (WWF) e di numerosi esperti. Tutti quanti si sono espressi pubblicamente contro l'applicazione dei dazi, sostenendo che essi nuoceranno non solo al settore solare europeo, ma all'intera economia europea" si legge in un comunicato.

"La decisione della Commissione dà all’Unione europea e alla Cina solo un breve lasso di tempo per trovare una soluzione negoziata. Facciamo appello a entrambe le parti perché raggiungano, entro i prossimi due mesi, un accordo che eviti l’aumento dei prezzi, tenendo in considerazione gli interessi dei settori europei a monte e a valle dell’industria solare", ha aggiunto Thorsten Preugschas, AD della tedesca Soventix GmbH e membro del consiglio di AFASE e.V.

Non si è fatta attendere la risposta della Cina, che ha deciso di avviare un'inchiesta antidumping e antisovvenzioni contro il vino importato dall'Unione Europea. Il paese aveva già messo in guardia l'Unione europea sul fatto che avrebbe "preso le misure necessarie" per difendere i propri interessi nazionali, se i dazi sul fotovoltaico fossero stati imposti. Detto fatto.

L'annuncio della Cina dei dazi sul vino, arrivato all'indomani della decisione Ue sul fotovoltaico, ha già spaventato Coldiretti, secondo cui la decisione cinese sul vino europeo rischierebbe di bloccare un trend che negli ultimi tre anni ha visto quadruplicare le vendite di bottiglie made in Italy sul mercato del paese asiatico. Secondo Coldiretti, dal 2008 ad oggi le esportazioni nazionali nel paese asiatico sono passate da 19 milioni di euro a 77 milioni di euro, e anche i primi due mesi dell’anno hanno confermato il trend, con un aumento record del 42 per cento.

Francesca Mancuso

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