Vegetarianesimo e antivivisezionismo: le ragioni scientifiche al Festival di Gorizia (#festivalveg2013)

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Marco Mamone Capria, Presidente della ‘Fondazione Hans Ruesch per una Medicina Senza Vivisezione’ parla rapido e senza interrompersi. Sa quello che dice e sa convincere il folto pubblico che quello che dice è vero. Vegetarianesimo e antivivisezionismo sono parte della sua vita e oggi, al Festival vegetariano di Gorizia, ne ha dato prova sciorinando fiumi di ragioni scientifiche a favore delle due correnti, oltre a soggettive motivazioni etiche.

Perché essere vegetariani? Tre semplici esempi: primo, perché non è vero che porta al deperimento. Ci sono milioni di vegetariani nel mondo in ottima salute (in Italia sono il 6%, in Israele l’8,5%, in India il 40%). Secondo, una delle malattie più diffuse negli ultimi decenni è tipica di chi mangia molta carne e cibo-spazzatura in genere: la cosiddetta «diabesità», diabete di tipo 2 unito all’obesità. Terzo, se coltivassimo le nostre piante per esclusivo consumo umano, invece che per destinarle agli animali, potremmo nutrire altri 4 miliardi di persone.

E che dire della vivisezione su animali? Secondo l’argomentazione di Capria, la pratica è da considerarsi illegale alla luce della normativa vigente e precedente. Infatti, gli esperimenti andrebbero svolti solo dopo essersi accertati che la specie animale utilizzata è la più adatta a tale esperimento. Tuttavia, esistono centinaia, migliaia di specie animali (molte delle quali scoperte negli ultimi anni), mentre le specie utilizzate negli esperimenti sono da sempre un numero assai ridotto – e sempre le stesse. Sono state davvero tutte testate? Secondariamente, la ‘Legge sull’obiezione di coscienza’ del 1993 prevede che venga data la massima pubblicità alla legge stessa, in particolare negli atenei che eseguono sperimentazione animale. Malgrado ciò, in base a una ricerca della stessa Fondazione Hans Ruesch, fino a qualche anno fa il 90% delle università era inadempiente.

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Capria porta poi alla luce nuove evidenze scientifiche. Cita uno dei massimi studiosi in materia, il dott. Ioannidis: «Quasi tutto sembra funzionare sugli animali, ma poi quasi niente sembra funzionare sull’uomo». È questa la principale argomentazione – ma anche la meno nota – a favore dell’antivivisezionismo. Tuttavia da decenni «la campagna diffamatoria contro di noi – spiega Capria – è sempre la stessa: facendo del bene agli animali, facciamo del male all’uomo».

La medesima argomentazione utilizzata contro chi segue una dieta vegetariana o vegana: «per salvare loro, fai del male a te stesso». Quest’oggi, tuttavia, il pubblico presente ha compreso – o ha avuto conferma – che la scienza smentisce queste affermazioni.

Lorenzo Alberini

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