Giornata mondiale dei diritti degli animali: 10 storie che ci mostrano come c’è ancora tanta strada da fare

diritti animali

Bruciati, torturati, rinchiusi in piccole gabbie, lasciati sotto il sole e in balia di flash e risate. C’è ancora tanta strada da fare per preservare i nostri amici animali.

Oggi 10 dicembre si celebra la Giornata mondiale per i diritti degli animali in cui si parla di rispetto e dignità per ogni essere umano.

Abbiamo scelto dieci storie, quelle che vi abbiamo già raccontato, negli ultimi mesi, per dimostrare che non basta una giornata per togliersi un peso dalla coscienza.

Gli animali vanno rispettati tutto l’anno. Ma purtroppo, sono sempre di più le storie che non hanno un lieto fine e in cui la mano dell’uomo finisce per avere la meglio.

Per non abbassare la guardia e per ricordarci che ogni essere vivente ha diritto a una vita dignitosa, ve le vogliamo riproporre.

#ionondimentico

Musafa, il leone bianco che rischia di diventare un trofeo di caccia

Mufasa, uno dei 300 rarissimi leoni bianchi viventi potrebbe diventare un trofeo di caccia. Confiscato nel 2015 a una famiglia di Pretoria, invece di essere spostato e protetto in un santuario, rischia di finire all’asta e destinato alla ‘caccia in scatola’. La sua bellissima criniera potrebbe diventare un trofeo da appendere in salotto, eppure Mufasa è un rarissimo leone bianco.

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Mamma orsa e i suoi cuccioli annegati

Tre orsi marsicani sono annegati al confine della zona protetta del Parco nazionale dell’Abruzzo e Molise, in una vasca per la raccolta dell’acqua perché non sono riusciti a risalire. Si tratta di una mamma con i suoi due cuccioli.

Ma in quella stessa vasca, nel 2010 erano già morti due orsi. La zona in cui si trova è proprietà privata. Nel 2012, erano stati realizzati dai proprietari interventi di messa in sicurezza con il supporto Corpo Forestale dello Stato, ma evidentemente non sono più adeguati a garantire l’incolumità di persone e animali.

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Capodoglio spiaggiato con la plastica nello stomaco

Spiaggiato in Indonesia, un capodoglio è stato ritrovato con infradito, bottiglie, buste e 115 bicchieri di plastica nello stomaco. La carcassa in decomposizione di un capodoglio di 9,5 metri è stata trovata vicino al parco naturale di Wakatobi, nella provincia sud-orientale di Sulawesi. Con dentro allo stomaco di tutto e di più.

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Jaco, il cane bruciato vivo perché abbaiava

Addio a Jaco, il cane bruciato vivo perché abbaiava troppo. Nonostante i tentativi per salvarlo, dopo atroci sofferenze e un intervento chirurgico non ce l’ha fatta. La sua unica colpa? Quella di abbaiare, come fanno i cani. Jaco era sul balcone anche il giorno in cui gli è stato dato fuoco, ovvero la notte tra l’1 e il 2 novembre scorsi.

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Yupik, l’orso polare morto allo zoo messicano

Addio a Yupik, l’orso polare che per 25 anni, ha vissuto in una piscina incorniciata dal cemento nello zoo di Benito Juarez nella città di Morelia, nel Messico occidentale con temperature calde che hanno contribuito alla sua sofferenza. Viveva in un vero e proprio carcere, trattato come un fenomeno da baraccone.

Yupik, infatti, dall’Alaska era arrivato quando aveva solo pochi mesi, la madre era stata uccisa e lui ancora cucciolo era entrato nella sua prigione. Già dal 2016, aveva riscontrato problemi di salute dovuti a un ambiente troppo caldo e spazi ristretti.

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Beluga e orche nel carcere marino

Rinchiuse in spazi angusti e senza possibilità di nuotare liberamente: 90 beluga e 11 orche sono detenute sulla costa orientale della Russia esattamente vicino la città di Nakhodka nel Pacifico.

Un vero e proprio carcere per i cetacei perché gli animali sono tenuti in piccoli recinti sovraffollati e poi da lì, secondo gli attivisti, vengono trasportati verso località sconosciute e vendute in parchi acquatici e acquari cinesi, violando di fatto le leggi sulla cattura degli animali marini.

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2mila ippopotami uccisi senza motivo

Duemila ippopotami in cinque anni saranno abbattuti perché bevono troppo e rischiano di consumare le risorse idriche del fiume Luangwa. Il governo dello Zambia gli ippopotami non li lascia proprio in pace: ogni anno, ogni scusa è buona per ucciderli.

A giugno scorso, andavano abbattuti ‘per fermare un’eventuale diffusione dell’antrace’, quindi uno sterminio preventivo per scongiurare un’epidemia che però non era in corso. Forse la motivazione non reggeva abbastanza. Noi c’eravamo chiesti: si può legalizzare una strage per paura che in futuro possa esserci un contagio?

Ed ecco che la Repubblica dello Zambia nell’Africa centro-meridionale ne ha subito trovata un’altra: gli ippopotami vanno uccisi perché i livelli di acqua del fiume non possono dissetare tutti.

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Lolita, l’orca imprigionata nell’acquario

L’orca Lolita resta al Seaquarium di Miami, va in frantumi il sogno di migliaia di persone che chiedevano la sua liberazione. I giudici della Corte d’Appello federale degli Stati Uniti respingono la petizione per farla tornare a nuotare in mare aperto e farle dimenticare l’orrore della cattività.

Era stata catturata nel 1970 a Penn Cove al largo dell’isola Whidbey, dal mare all’acquario di Miami, il più piccolo d’America. Da meravigliosa creatura marina a fenomeno da baraccone in un angusto spazio tra flash e risate, costretta a giocare con una pallina, addomesticata come un animale da compagnia.

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Mamma capriolo e i suoi cuccioli uccisi dai bracconieri

Stavano per brindare al loro trofeo di caccia, un cucciolo di capriolo assieme alla sua mamma, ma i sette bracconieri sono stati identificati e denunciati a piede libero in concorso per l’abbattimento illecito di ungulati.

Bracconieri senza scrupoli che non si sono fermati neanche davanti a un cucciolo. E’ successo sul Monte Stino dove il Nucleo ittico venatorio della polizia provinciale di Brescia ha sorpreso 7 uomini in un fienile di Capovalle che festeggiavano dopo aver ucciso un cucciolo di capriolo di appena 4 mesi e la madre di tre anni.

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Leoni allevati per diventare ingredienti di dolci

In Sudafrica succede che animali selvatici come leoni vengano allevati per poi commercializzare le loro ossa. Nonostante l’indignazione internazionale da parte delle organizzazioni per la conservazione, tutto ciò continua ad accadere. A denunciarlo sono due ricerche investigative che raccontano il triste mondo dell’allevamento di leoni in cattività in Sudafrica dove gli animali selvatici ‘servono’ per il commercio di ossa, legale e illegale, in Asia.

In realtà, le ossa di leone sono spacciate nel mercato nero come ossa di tigre che secondo i cinesi, avrebbero il potere di curare reumatismi e impotenza. Vengono poi utilizzate per produrre un dolce, una barretta fatta anche con guscio di tartaruga e il vino di ossa di tigre che conferirebbe a chi lo beve energia e vigore.

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